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10 album sul divorzio da conoscere

thickeRobin Thicke è il fallimento più spettacolare della stagione. È stato irriso per i contenuti dell’album Paula, una spudorata, a tratti sdolcinata supplica in musica inviata alla moglie Paula Patton. L’America non ha apprezzato: nella prima settimana il disco ha venduto solo 25.000 copie, una cifra modesta per la pop star che con Blurred Lines era arrivata subito al numero uno in classifica. In Inghilterra è andata persino peggio: 530 copie. Fa un certo effetto ascoltare uno dei grandi predatori sessuali del pop contemporaneo messo in ginocchio, alla disperata ricerca di una riconciliazione, con in bocca titoli come “Sei la mia fantasia”, “Riaverla”, “L’amore può crescere di nuovo”, “C’è qualcosa di cattivo in me”, “Amore per sempre”. Roba da farlo sembrare simpatico.

Se l’argomento v’appassiona, ci sono album del divorzio più brillanti di Paula, e altrettanto miserabili. Ecco dieci esempi. E quattro premesse: 1) qui si parla di divorzio, non di generiche pene d’amore; 2) gran parte degli artisti odia che l’etichetta divorce record sia appiccicata sulla loro opera; 3) gran parte degli artisti odia che qualunque etichetta sia appiccicata sulla loro opera; 4) i dischi che girano attorno a un solo tema sono rari tanto quanto un commento intelligente su YouTube. E quindi, per approssimazione…

Frank Sinatra Sings for Only the Lonely, Frank Sinatra, 1958

Il pagliaccio in copertina è lui, Frank Sinatra, fresco di divorzio dall’attrice Ava Gardner. Metteteci il fatto che l’arrangiatore Nelson Riddle aveva appena perso madre e figlia e otterrete un album di ballate d’amore dall’umore funereo, ma d’una bellezza cristallina e senza tempo. Verso cult: «Uno per il mio amore e uno per la strada». Salute.

Phases and Stages, Willie Nelson, 1974

Come un regista cinematografico, Willie Nelson racconta un divorzio abbinando vignette sonore dal punto di vista di lei (il lato A) e di lui (il lato B). Inizia con lei che lava i piatti lamentandosi e finisce con lui che accetta la propria natura e lascia che le cose vadano come debbano andare. In mezzo, canzoni d’amore così amare da farvi passare la voglia di allacciare una qualunque relazione, esposte però in modo secco, mai melodrammatico, privo d’autocommiserazione. Verso cult: «A volte è il paradiso, a volte l’inferno e a volte non so proprio cosa sia».

Blood on the Tracks, Bob Dylan, 1975

«Ero sposato», ha detto Bob Dylan, «come avrei potuto scrivere canzoni che parlano di separazione e divorzio?». Sì, però… Registrato fra la fine dell’estate e l’autunno del 1974 durante session caotiche e nel bel mezzo di una crisi con la moglie Sara, Blood on the Tracks è, per dirla col figlio Jakob, «mio padre e mia madre che vanno in pezzi». Detto in altro modo: il disco più emozionante di Bob Dylan. «Ha preso il mare in tempesta e l’ha messo in un bicchiere», dicevano note di copertina. Verso cult: «Sei un’idiota, baaaaabe, strano che tu sappia ancora come respirare».

Rumours, Fleetwood Mac, 1977

Christine e John McVie divorziano. Lindsey Buckingham e Stevie Nicks si prendono e lasciano. Mick Fleetwood scopre che la moglie lo tradisce. Tanto tumulto emotivo finisce per influenzare la scrittura e le session di registrazione dell’album i cui testi che lasciano trasparire in controluce quanto sta accadendo all’interno della band. «Traumatico», ha detto Christine McVie. E remunerativo: il best seller del quintetto. Verso cult: «Ascolta per bene il suono della tua solitudine».

Here, My Dear, Marvin Gaye, 1978

Il caso forse più eclatante di divorce album è il ritratto della dissoluzione del rapporto fra Marvin Gaye e la moglie Anna Gordy. Col divorzio del 1977, il cantante è obbligato a dare all’ex consorte una parte delle royalties del suo album successivo. Che poi sarebbe Here, My Dear. «Eccolo, cara» suona come un titolo amaro e sarcastico, così come cupa e confessionale è la musica. Stroncato all’epoca e rivalutato col senno di poi, è uno dei tanti esempi della capacità di Gaye di trasformare in musica originale il suo scompiglio interiore. Nata come opera avvelenata dal rancore, diventa un’occasione di catarsi. Verso cult: «Non hai il diritto di usare mio figlio per mettermi in riga».

Face Value, Phil Collins, 1981

Cosa c’è di più strano dell’album di un batterista che si apre con una batteria elettronica? Le visioni cupe di In The Air Tonight sono un’allegoria della fine del matrimonio di Collins con la canadese Andrea Bertorelli. Lui è in tour coi Genesis e lei lo tradisce con l’uomo che si sta occupando della decorazione della loro casa. Il dolore suggerisce alcuni testi (non tutti) che girano attorno al concetto di separazione. E quando Collins esegue il singolo a Top Of The Pops, a fianco della tastiera c’è un barattolo di vernice con un pennello. Verso cult: «Non ti darei una mano se mi dicessi che stai per affogare».

Shoot Out the Lights, Richard & Linda Thompson, 1982

L’ultimo album della coppia formata da Richard & Linda Thompson, nel pieno della loro crisi. Ma alcune canzoni erano state scritte un paio d’anni prima. E non tutte sono a tema. In ogni caso, nelle otto tracce si respira aria di disfacimento emotivo, che in certi pezzi arriva all’evocazione della morte. Minimo comun denominatore individuato da Linda: una tristezza assoluta. Ai tempi i due si parlavano a malapena. Comunicavano tramite la musica, nella musica. «Una soap opera elaborata», ha detto Joe Boyd, che l’ha prodotto. Verso cult di lui: «È difficile trovare qualcuno in grado di curare il cuore di un uomo in difficoltà». Verso cult di lei: «Cammino sul filo… e cado».

Blood & Chocolate, Elvis Costello And The Attractions, 1986

«La versione delle prime incisioni con gli Attractions offerta da un trentaduenne incazzato e divorziato», ha detto l’autore descrivendo Blood & Chocolate. Costello intona canzoni d’amore velenoso, vestendo i panni ora della vittima, ora del carnefice, ora del paranoico. Anzi, non le intona, le sputa con veemenza mentre la band suona in studio a un volume assordante, manco fossero in concerto di fronte a un pubblico da impressionare. Il 1986 è anche l’anno del secondo matrimonio di Costello. «C’erano molte cose che non avrei più fatto. Come incasinarmi la vita solo per poterci scrivere sopra stupide canzonette». E allora North cos’è? Verso cult: «Spero che adesso tu sia felice». Come no.

Tunnel of Love, Bruce Springsteen, 1987

Sposato da appena due anni, Springsteen pubblica un disco amaro e per certi versi sottotono poiché privo della formidabile carica della E Street Band. Il giro nel tunnel dell’amore è tutt’altro che rassicurante: al posto di cantare le gioie della vita matrimoniale, Springsteen fa il conto di dubbi e paure. Verso cult: «Perciò dimmi, che cosa vedo quando ti guardo negli occhi? Sei tu o è solo un brillante travestimento?». La seconda, evidentemente.

Ukulele Songs, Eddie Vedder, 2011

D’accordo, è una mia teoria, ma l’album di Eddie Vedder per voce e ukulele ha tutta l’aria del divorce record. Quando lo pubblica è felicemente sposato con la modella Jill McCormick. Ma parecchie canzoni sono state scritte prima del 2002, dopo il divorzio dalla prima moglie Beth Liebling. Messe in fila, sembrano raccontare una storia: descrivono prima i sentimenti di smarrimento e delusione di un uomo che guarda in faccia il fallimento del proprio matrimonio, poi l’accettazione, infine la rinascita. Frase cult: «Immagino che questo sia un addio». Lo è.

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