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Mick Jagger porta al cinema James Brown

james brown

La scena di Get On Up è ambientata al Santa Monica Civic Auditorium. È l’ottobre 1964, va in scena il T.A.M.I. Show. La star della serata è James Brown, che ha già piazzato in classifica il celebre Live At The Apollo. Eppure i produttori hanno deciso che ultimo a esibirsi sarà un gruppo emergente d’oltreoceano che di nome fa Rolling Stones. Brown offre una performance ferocemente vitale, lasciando a bocca aperta i musicisti inglesi, pentiti di avere accettato di suonare dopo il soulman. «La scelta peggiore della nostra vita», dirà Keith Richards. In Get On Up gli Stones assistono all’esibizione dal lato del palco, ma non è mai accaduto. Lo assicura Mick Jagger, che del film è il produttore. Era nel backstage e non vide il concerto di Brown. La chiama «licenza artistica».

Il Wall Street Journal ha raccontato la storia di Get On Up, il biopic su James Brown che debutterà il 1° agosto negli Stati Uniti e il 6 novembre in Italia. Non stupisce che Jagger l’abbia prodotto: in fondo i primi Rolling Stones si ispiravano spudoratamente al “padrino del soul”. Stupisce piuttosto che il film sia stato fatto. Il progetto risale a molti anni fa, quando Brown era ancora in vita. Il produttore americano Brian Grazer fece scrivere la sceneggiatura ai fratelli inglesi Jez e John-Henry Butterworth con l’idea di affidarne la regia a Spike Lee. Brown però non si decideva a dare la benedizione all’attore che lo avrebbe interpretato. Dopo la sua morte, il progetto sembrava destinato a rimanere nel limbo quando gli eredi hanno chiesto a Jagger di produrre un documentario sul cantante (si intitola Mr. Dynamite, è diretto da Alex Gibney e uscirà in autunno).

Jagger sapeva delle manovre di Grazer. Dopo avere incontrato i Butterworth e letto la sceneggiatura, ha unito le forze con lui e ingaggiato il regista Tate Taylor (The Help). Jagger e Grazer hanno rimesso mano alla sceneggiatura, dimezzato le scene di ballo da diciotto a nove, eliminato alcuni personaggi e dato incarico a Taylor di selezionare l’attore protagonista. Il prescelto è Chadwick Boseman, già interprete di Smokey Robinson in 42. «Ricordo di avere visto la sceneggiatura. Non se ne parla proprio, ho detto nel giro di tre secondi». Boseman ha poi accettato la parte e si è imbarcato con Taylor in un viaggio nei luoghi d’origine di Brown, in Georgia. «Durante il viaggio mi disse: “Sai cosa? Questo personaggio è mio nonno”. È quello che volevo sentire».

Affidato alle cure del coreografo Aakomon Jones, Boseman ha imparato le celebri mosse del soulman. «Mick Jagger ha dettato la filosofia dell’approccio alle performance», ha detto l’attore. «È stato adamantino nel pretendere esibizioni intense». Boseman e Jagger hanno delineato un ritratto doppio del cantante: da una parte la faccia positiva amata dal pubblico e dall’altra quella odiosa subita dai suoi musicisti. Fanno parte del cast la cantante Jill Scott (la moglie di Brown) e Dan Aykroyd (l’agente di spettacolo Ben Bart). Costato 30 milioni di dollari, Get On Up è stato filmato per questioni di budget interamente a Natchez, Mississippi. Andranno a vederlo gli over 40, ma Grazer punta anche a un pubblico più giovane. In fondo, dice, «Eminem, Snoop Dogg, Dr. Dre, ODB dei Wu-Tang Clan e Kanye West adorano Brown e ne sono stati influenzati. In sala voglio vedere anche dei ragazzi». Jagger è al lavoro sul prossimo progetto: trovare un Elvis Presley credibile per portare sullo schermo la biografia di Peter Guralnick Last Train to Memphis.

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