Interviste

I Pink Floyd visti da… dietro

pink floyd back catalogue

Ricordo l’entusiasmo col quale mi raccontava una delle sue follie: portare settecento letti d’ospedale su una spiaggia del Devon e sistemarli fino a formare un fiume d’acciaio, lenzuola e coperte. Di usare i trucchi offerti dalla tecnologia digitale non ci pensava proprio. «Nah… non sarebbe la stessa cosa», diceva. Questo era Storm Thorgerson: pensiero e azione. Non era solo l’ideatore della grafica di quasi tutti i 33 giri dei Pink Floyd a partire da A Saucerful Of Secrets – appartenendo alla fazione di Gilmour non si occupò di The Wall, né di The Final Cut. Era l’uomo che trasformava un evento in un’immagine. Era il simbolo di un’epoca in cui la copertina di un disco rock aveva le potenzialità per trasformarsi in un’opera d’arte concettuale e complementare alla musica. Per farlo c’erano spazi (volete mettere la copertina di un 33 giri col quadratino che appare su iTunes?) e c’erano risorse economiche. Lui ci metteva creatività.

Ora che Storm Thorgerson ci ha lasciati – il 18 aprile, a 69 anni d’età, per un cancro – mi è tornata in mente una conversazione telefonica di quindici anni fa. Avevo appena finito di curare l’edizione italiana del suo libro sull’arte visionaria dei Pink Floyd, Spirito e materia, un compendio delle sue avventure con la band con commenti illuminanti e spiritosi. Gli chiesi non solo delle copertine degli album, ma anche dei Pink Floyd. Com’erano, insomma, Syd Barrett, Roger Waters e David Gilmour visti da vicino, dal punto di vista di un amico cresciuto con loro. Ecco che cosa mi rispose.

thorgersonMi stupisce leggere che all’epoca della tua prima collaborazione coi Pink Floyd per la copertina di A Saucerful Of Secrets (1968) non avevi alcuna esperienza nel campo del design…

«È vero. O almeno lo è in parte, perché avevo fatto un po’ d’esperienza facendo le copertine per le edizioni inglesi di alcuni libri gialli americani. Ma prima di quelli non avevo mai lavorato nel campo del design. Ho iniziato a lavorare con i Pink Floyd per un colpo di fortuna: doveva essere un mio compagno di stanza a fare la copertina di A Saucerful Of Secrets e quando abbandonò il progetto mi feci avanti io, anche se ero autodidatta. Ma fu con Ummagumma che la relazione con i Floyd cominciò a funzionare sul serio in termini di comunicazione. Fu a partire da quel disco che riuscimmo a sviluppare un modo peculiare di visualizzare la musica della band».

In quel periodo, al di là dell’Atlantico, stavano accadendo cose interessanti nel campo del design. Mi riferisco a Rick Griffin, alle copertine dei Grateful Dead, al lettering psichedelico. Ti piacevano?

«Non molto, a dire il vero. Non mi piace granché la grafica psichedelica, preferisco la musica. Attento però: a suo modo la copertina di Ummagumma era psichedelica, nel senso che aveva delle implicazioni psichedeliche, anche se ne ricalcava quella forma. Comunque, fin dagli anni ’60 per ispirarmi non ho mai osservato il lavoro di altri grafici, ho sempre preferito guardare alla vita reale. Anche oggi, non conosco le riviste grafiche più trendy, né lo stile di MTV. Preferisco vivere. Ci sono così tante fonti di ispirazione nella vita, perché mai dovrei cercarla in una rivista di grafica?».

La tua crescita professionale è legata strettamente a quella dei Pink Floyd?

«Sì e no. È stato grazie ai Pink Floyd che siamo riusciti a farci conoscere, è stato lavorando con loro che sono cresciuto professionalmente. Però, in fondo, loro erano solo una delle tante band con cui lavoravamo: più facevamo copertine, più il nostro nome girava nell’ambiente e si creavano contatti. Il music business funziona così».

Prima di diventare musicisti, Syd Barrett, David Gilmour e Roger Waters erano tuoi compagni di scuola. Quando li incontrasti, riconoscesti subito il loro enorme talento, le loro potenzialità artistiche?

«Assolutamente no. Non avevo idea di quello che sarebbe accaduto. Eravamo solo un gruppo di amici, teenager come tanti, non pensavamo di essere speciali. Non mi è mai passata per la testa l’idea che loro sarebbero diventati una delle rock band più famose del pianeta. Non fino al successo di The Dark Side Of The Moon e di Wish You Were Here, naturalmente».

Sono state scritte molte cose circa l’abbandono di Barrett. Qual è la verità?

«Nel 1968, quando ci fu la separazione day Floyd, Syd non era in grado di gestire la situazione in cui si trovava, voglio dire, non nel modo in cui l’avrebbe fatto la gente comune. Ciò significa che non c’era modo di lavorare con lui, non era nemmeno possibile fissare la data di un concerto o di una session. Non si andava da nessuna parte così: era come dissociato, non parlava, né si comportava come fa la gente comune».

Fu un distacco doloroso?

«Ovvio, ma in un certo senso è stato lui ad allontanarsi dalla band almeno quanto loro si sono allontanati da lui. Devi capire che separarsi da lui ha significato lasciarlo libero di sviluppare il proprio istinto creativo senza alcuna restrizione. È altrettanto vero che lui era diventato ingestibile sia dal punto di vista creativo che degli affari. È stato un evento triste, ma inevitabile».

Quali furono le cause del suo distacco dalla realtà? La mitologia rock dà colpa alle droghe…

«Francamente, era una questione di personalità prima che di droga. Syd aveva un Io molto fragile, soprattutto in termini di autostima. Il fatto di ottenere successo con la band non fece che peggiorare le cose. A un certo punto i Floyd erano sotto i riflettori, Piper era uscito e si parlava di classifiche, di stampa, di apparizioni televisive, e Syd non era in grado di gestire la situazione».

barrettScusa se insisto, ma che peso hanno avuto le droghe nella storia dei Pink Floyd?

«Non faccio parte della band e quindi non posso parlare di cose che non conosco personalmente. Di certo so che Roger non faceva uso di droghe, e se gli altri le usavano era per scopi ricreativi, non per alterare o stimolare la creatività. In quanto a Syd, le sue condizioni psichiche sono peggiorate usando droghe, ma questo accadde solo in un secondo tempo. Mettiamola così: le droghe non sono state la causa dei problemi di Syd, ma un loro effetto. Cominciò a sviluppare un certo tipo di creatività e di personalità già attorno ai 14 anni, perciò non penso che il suo potere creativo si sia sviluppato grazie alle droghe».

Quella di The Dark Side Of The Moon è una delle più celebri copertine rock di tutti i tempi: credi che la veste grafica di un album abbia qualche peso sul suo successo?

«Non penso che ne abbia molto. Voglio dire, tu compreresti un disco per la copertina? No, chiaramente. Però una copertina azzeccata aiuta la gente a ricordare quel disco, quel gruppo. È divertente, perché ho posto io stesso la tua domanda alla band. Non mi hanno risposto».

animalsÈ impressionante il fatto che le copertine di Animals (il maiale volante), A Momentary Lapse Of Reason (i letti sulla spiaggia) e The Division Bell (le statue) non siano frutto di una finzione o di una ricostruzione fatta col computer, ma siano fotografie di situazioni reali. Perché è importante fotografare immagini grandiose, ma reali, quando si può ottenere lo stesso risultato col computer? Credo che questo sia un punto cruciale del tuo lavoro: le copertine come frutto di un evento, non di una finzione.

«Credi davvero che si possano ottenere quelle immagini con il computer? Io non credo, e anche se ci riesci, non ottieni lo stesso effetto. Fare davvero quelle cose, la dimensione fisica insita nell’organizzare quegli eventi ha una ricaduta positiva sulla fotografia. È una questione di qualità del lavoro. E poi si tratta di avere un giusto rapporto tra la veste grafica e la musica del gruppo in questione: un diverso stile grafico, magari con elaborazioni fatte al computer, può andare bene per altre band, ma non per i Floyd. Organizzare quegli eventi è una cosa che fa molto Pink Floyd: sai, loro sono specialisti nel prendere la tua mente e portarla da qualche altra parte. Aggiungi pure che ci piace giocare con le aspettative della gente, far sì che chi guarda la cover si chieda: sarà tutto vero? I letti di Momentary sono veri, le statue di Division Bell lo sono, anche se solo per la metà visibile, l’uomo che brucia di Wish You Were Here era vero, la mucca di Atom Heart Mother pure… Le foto di Ummagumma sono reali, anche se state riorganizzate. Mind Over Matter, la mente batte la materia, come recita il titolo del mio libro…».

Già ai tempi di Animals Roger era il vero leader della band, ma la situazione divenne ancora più pesante con The Wall e The Final Cut. Le copertine di questi due album non ti furono affidate: avevi problemi con Roger? Nella Guerra dei Floyd ti eri schierato dalla parte di Gilmour, scatenando l’ira di Roger?

«In un certo senso sì, ma credo che la decisione di Roger di estromettermi fosse dettata soprattutto dalla voglia di fare qualcosa di diverso. Non credo pensasse che le mie copertine fossero brutte, semplicemente non credeva che il mio lavoro si sarebbe adattato alle idee che aveva sviluppato per The Wall».

Fu una delusione?

«Ero deluso, certo, ma la cosa peggiore è che Roger smise di parlarmi. Smise di comunicare anche con Rick [Wright, tastierista estromesso da Waters durante la lavorazione di The Wall]».

A leggere certi resoconti si direbbe che quello non fu un bel periodo per la band, fra litigi e cause legali…

«Confesso che non ne so molto: accadde tutto mentre i Floyd erano a Los Angeles e quando tornarono in Inghilterra per fare il film io non c’ero. So di per certo che le cose peggiorarono ai tempi di The Final Cut. Sono cose che possono accadere quando si ha a che fare con persone creative. Per non parlare del fatto che in quel periodo Roger era molto egocentrico».

Non le hai fatte tu, ma ti piacciono le copertine di The Wall e The Final Cut?

«No, però di The Wall mi piacevano le animazioni di Gerald Scarfe, non so perché non le abbiano utilizzate per la copertina…».

Quando Roger abbandonò la band, David Gilmour divenne il leader e i Floyd incisero A Momentary Lapse Of Reason, che in qualche modo segnava un ritorno nostalgico ai suoni di Dark Side Of The Moon. Secondo te la band aveva finito di progredire, di andare avanti?

«Non sono d’accordo. Non chiamerei Momentary Lapse un disco nostalgico e non capisco perché la gente si preoccupi tanto del fatto che una band continui a fare quello che sa fare meglio: perché mai un disco dei Pink Floyd non dovrebbe suonare come un disco dei Pink Floyd?».

Storm_WetBeds_36/37 001Ok, dieci punti per te. Però devi considerare che, al di là di ogni giudizio di merito, con The Wall e The Final Cut Waters iniziò a fare cose differenti, riuscì a non ripetere il passato. Quelli sì che furono progetti coraggiosi e non nostalgici: venti punti per Roger per averli portati a termine…

«Hai ragione, The Final Cut era diverso da Dark Side, ma non penso che contenesse grandi canzoni, a parte un paio. In realtà, credo che le cose siano un po’ più complicate di come le stai mettendo tu. Intendiamoci, io non sono un critico musicale, non è quello il mio lavoro, ma se mi chiedi un’opinione sui dischi post Waters ti do una doppia risposta: una sul piano musicale e una su quello personale. Dal punto di vista musicale, non credo che A Momentary Lapse Of Reason fosse all’altezza di Wish You Were Here, ma nemmeno che fosse un brutto album. Suona meglio di The Final Cut, questo è certo, ma è solo una mia opinione e so che c’è chi la pensa diversamente. Se vogliamo dire che la musica del gruppo non è più progredita dopo The Final Cut, allora dobbiamo prendere in considerazione il disco successivo a Momentary, ovvero The Division Bell, un album con cose buone e altre che non lo erano affatto».

Mi dicevi anche di un punto di vista personale…

«Beh, se vuoi saperlo, trovo di per sé straordinario il fatto che i Pink Floyd siano riusciti a fare A Momentary Lapse Of Reason. Non si trovavano in una bella situazione: Roger era il fulcro del processo creativo e in seguito alla separazione ci furono brutti litigi e cause legali. Fu bello vedere David e gli altri superare tutta questa negatività, andare avanti e produrre buone canzoni».

 

Originariamente pubblicato su JAM 203, giugno 2013

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...