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Il problema di The Breeze

the breeze

Avevo 15 anni e di Cocaine conoscevo solo la versione di Eric Clapton. Non quella di Slowhand, ma la performance dal vivo contenuta in Just One Night, col pubblico che grida con entusiasmo «cocaina!» alla fine dei ritornelli e l’assolo che porta a spasso la canzone per sette minuti. Nel 1984 comprai Special Edition di J.J. Cale, un 33 giri antologico che prometteva d’essere la chiave d’accesso all’autore di quel pezzo. Scoprii che la versione originale di Cocaine era contenuta, morbida, lenta. Mi sembrava dimessa, come gran parte del repertorio di quello strano musicista. La chitarra non graffiava, ma era una specie fruscio granuloso. L’assolo era fatto di poche note tenute. La voce era sotterrata nel mix. La versione di Clapton mi sembrava spettacolare e per certi versi strafottente, quella di Cale ambigua e strisciante. Musicalmente non erano agli antipodi, eppure parevano l’una il contrario dell’altra. Fui spiazzato dall’originale, ma dopo pochi ascolti capii la poetica della semplicità e dell’understatement di Cale. Cocaine mi aiutò a comprendere che le migliori canzoni rock riflettono la personalità artistica di chi le interpreta. Mi fece apprezzare la ricchezza della diversità.

Ora, un anno dopo la morte di J.J. Cale, Eric Clapton ha messo assieme un bel disco tributo di cui avrete certamente saputo. The Breeze: An Appreciation of J.J. Cale ripercorre rispettosamente il repertorio del chitarrista dell’Oklahoma. È evidente che Clapton l’ha confezionato con dosi massicce d’affetto e talento. Ha chiamato a raccolta amici più o meno celebri tra cui Tom Petty, John Mayer, Willie Nelson e Mark Knopfler, altro musicista fortemente influenzato da Cale. Ci sono pure Don White, un cantautore di Tulsa vicino a Cale, la vedova Christine Lakeland e un bel cast di chitarristi che comprende Derek Trucks, David Lindley, Albert Lee. Con loro Clapton ha rifatto sedici pezzi di J.J. Cale, non necessariamente i più celebri – e infatti, non ci sono Cocaine, né After Midnight. È un disco finemente prodotto, un brillante esempio del verbo dell’american music declinato da un inglese. Gli arrangiamenti sono più raffinati degli originali, che emanavano un’aria casalinga. Persino Tom Petty – uno dotato d’un timbro inconfondibile – interpreta Rock And Roll Records indossando la maschera di Cale. È come se Clapton avesse fatto un passo indietro: questo era J.J., suggerisce. E non aggiunge altro. Non dice nulla che non sapessimo su queste canzoni, sul musicista che le ha create, sugli uomini che oggi le interpretano. L’affetto è nemico dell’audacia, e cose come Cocaine succedono poche volte nella vita.

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