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Questa ragazza sta riscrivendo le regole del folk

hurray

Lo shock arriva a metà strada, mentre un violino intona un lamento struggente: «Mi sparerai e getterai il mio corpo nel fiume». Sta in queste semplici parole la natura di Hurray for the Riff Raff, il gruppo americano della folksinger Alynda Lee Segarra. Sta in questo rovesciamento del punto di vista. Sta nella natura rivoluzionaria della prospettiva squisitamente femminile. Le tradizioni blues e folk sono piene di testi che cantano l’omicidio. Lo è anche il pop, basti pensare a Delilah di Tom Jones, con lui che spia la fidanzata da dietro le tende e poi l’accoltella a morte. Sono storie affascinanti. Il protagonista è un uomo che punisce con la morte una donna che l’ha tradito. Sono ancora nell’aria, quelle canzoni. Rifatte da chi si riallaccia a quella tradizione. Cantate come un fatto accettato. Chi non è rimasto estasiato dal passaggio di Hey Joe in cui Jimi Hendrix mormora «I shot my baby» e fa partire l’assolo? Un uomo uccide una donna. È la vita. È persino spettacolare. Non per Alynda Lee Segarra. Lei non ammette che una canzone violi la sacralità dell’esistenza.

Hurray for the Riff Raff è la cosa migliore che sia accaduta al folk americano negli ultimi anni. Portoricana, figlia dell’ex vicesindaco di New York, era Giuliani, Segarra è cresciuta nel Bronx con la zia, un po’ come il suo idolo John Lennon. A 17 anni è fuggita dalla East Coast inebriata dai sogni di libertà ispiratigli dai racconti di Woody Guthrie. Ha girato l’America in treno come una hobo d’altri tempi e ha infine trovato a casa spirituale a New Orleans. Non nel French Quarter, dove si esibiva per i turisti in un repertorio tradizionale, ma nel Lower Ninth District inondato da Katrina che oggi canta in End of the Line, là dove la rabbia vaga incontrollata per le strade. «Non andare a New Orleans, non sai le cose che ho visto», ammonisce Segarra in St. Roch Blues, dal nome della via dove hanno ammazzato un quindicenne, praticamente davanti a casa sua. Lo canta con una dolcezza e un’amarezza assieme che ti viene voglia d’abbracciare la gente di St. Roch Avenue e tutto il Lower Ninth District. È per via del colore della sua voce. Sono quelle note fragili e compassionevoli. È quel timbro che sembra sfidare il fatalismo con la dolcezza di una cantante country d’altri tempi.

small town heroesPubblicato nel febbraio 2014, Small Town Heroes è il quinto album di Hooray for the Riff Raff, il primo di composizioni autografe dal 2012, quando il gruppo uscì allo scoperto con Look out Mama, un gioiellino folk racchiuso in una copertina che raffigurava il padre di Segarra in Vietnam, un ragazzetto coi baffetti incolti e una macchina di morte fra le mani. È uno di quei dischi dove ogni tessera combacia con le altre, portando il progetto Hooray for the Riff Raff a un nuovo livello. È un dolcissimo, caotico affresco di vita. È un disco che sembra abbracciare tutto il Sud, dalle Blue Ridge Mountains giù fino alla Louisiana meridionale. Segarra non lo interpreta da sola. Hooray for the Riff è a tutti gli effetti un gruppo queer a formazione variabile che comprende il violinista transgender Yosi Perlstein e il chitarrista, occasionalmente co-autore ed ex fidanzato della cantante Sam Doores. Small Town Heroes è un disco fatto di struggimenti nostalgici, brevi ricordi musicati come l’avrebbe fatto Bob Dylan con la Band, scampoli di poesia a illuminare esistenze altrimenti destinate all’oscurità. Sotto, come un fiume sotterraneo, scorre una vena celebrativa. Vita e morte assieme, come accade a New Orleans. C’è pure un indolente canto d’amore per una ragazza della Louisiana intonato da un cowboy che sale in sella al cavallo e promette di tornare, un giorno. Solo che quel cowboy è una donna.

La storia della figlia di un’America privilegiata che sceglie la strada al posto della scuola, e finisce a New Orleans a suonare per i turisti, è quanto di meglio la musica popolare possa pretendere in questo momento. Fiaccato da carinerie “indie” e da belli-ma-prevedibili album dei grandi vecchi, il rock ha perso due delle caratteristiche che l’hanno reso attraente a generazioni di giovani: storie di lotta e canzoni pericolose. Segarra ha entrambe le cose. La sua biografia avventurosa delinea il ritratto di una donna caparbiamente intenzionata a vivere secondo le proprie regole. Le sue composizioni raccontano il mondo senza fare sconti e senza abbandonarsi alla retorica, con la semplicità tipica del folk. In più, il suo percorso musicale – in buona parte ricostruibile su Deezer dove l’album Hurray for the Riff Raff riassume i primi due lavori It Don’t Mean I Don’t Love You e Young Blood Blues – dice di una crescita artistica costante dal punto di vista della scrittura, degli arrangiamenti, dell’interpretazione. La sua prospettiva originale reimmagina la musica della tradizione dandole un carattere affilato e radicale che sovente le manca.

hurray chitarraDura e compassionevole, ispirata tanto da Gillian Welch quanto dalle Bikini Kill, Alynda Lee Segarra è cresciuta ascoltando grandi voci di donna, da Bessie Smith a Nina Simone. Ora nel suo piccolo sta riscrivendo il folk riportando al centro una prospettiva femminile e politica. La sua personalità artistica sfaccettata si riflette nella varietà delle fonti musicali e poetiche a cui si rifà – un saggio è contenuto nel disco di cover dell’anno scorso My Dearest Darkest Neighbor. Per lei la tradizione non è un totem da fissare ammutoliti, ma uno strumento per raccontare la contemporaneità. «Canto il corpo elettrico», scriveva Walt Whitman. «Le schiere di quelli che amo mi abbracciano e io le abbraccio. Non mi lasceranno partire finché non sia andato con loro, non abbia loro risposto, e li abbia purificati e li abbia riempiti col pieno carico delle anime loro». La poesia sta in Foglie d’erba e s’intitola I Sing The Body Electric. E The Body Electric è anche il titolo della canzone di Hurray for the Riff Raff dell’uomo, del fucile, della ragazza e del fiume, ispirato alla vicenda della ragazza stuprata e uccisa su un bus di Nuova Delhi. «Che farà l’uomo col fucile fra le braccia quando sarà il turno di sua figlia?». Segarra sa che la violenza non conosce domande. Ma finché ci saranno folksinger come lei a porre i giusti quesiti, la musica americana continuerà a sfiorare la sacralità dell’esistenza.

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