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La BBC racconta Kate Bush

kate bush«Fuoco che le esce dalla bocca». Così St. Vincent descrive Kate Bush nel documentario della BBC Running Up That Hill diffuso nell’attesa della serie di 22 concerti sold out all’Hammersmith Apollo di Londra che prendono il via stasera. Se n’è parlato parecchio da quando, in marzo, l’artista ha annunciato gli show. Per una volta l’espressione “ritorno dell’anno” non è enfatica: Bush fece un solo tour nel 1979 per poi limitarsi a produrre dischi, e anche piuttosto raramente. L’attesa è incrementata dall’assenza di informazioni precise su quali tipo di spettacolo Bush offrirà al pubblico.

Elton John definisce Bush «un mistero meraviglioso». Quando la invitò alla cerimonia della sua civil partnership nel 2005 tutti i musicisti presenti la volevano conoscere. Anche per loro lei era «un enigma» che il documentario cerca di risolvere collezionando interviste d’epoca e nuove testimonianze. Come quella di David Gilmour, che incontra Kate nel 1973, quando lei ha 15 anni e ha già scritto un centinaio di canzoni. Sarà lui ad assicurarle un contratto discografico. Bush studia danza con Lindsay Kemp che la descrive come timida durante le lezioni e selvaggia nelle performance. Intanto si esibisce nei pub col gruppo del fratello: «Ero terrorizzata», dirà. Insospettabili punk come Viv Albertine delle Slits e Johnny Rotten dei Sex Pistols si dicono stregati da Wuthering Heights, il 45 giri di debutto di Bush che nel marzo 1978 raggiunge la vetta della classifica britannica e dà il via a una carriera strepitosa.

Una parte del documentario è dedicata al Tour of Life che per sei settimane della primavera del 1979 la porta in giro per la Gran Bretagna e l’Europa. È una sorta di circo musicale che unisce le dimensioni del concerto, dello spettacolo di danza, del teatro. Affrontare il pubblico è terrorizzante, dirà vent’anni dopo al comico Steve Coogan (il comico che interpreta Alan Partridge). Una parte ben più consistente è riservata all’analisi delle sue canzoni, cui sono chiamati musicisti (Tori Amos, Nigel Kennedy, Natasha Khan, Peter Gabriel), lo scrittore Neil Gaiman e il musicista/fonico/ex partner Del Palmer, per arrivare a Hounds of Love del 1985, considerato il suo album migliore, e al periodo di reclusione nel Berkshire dopo la morte della madre e la maternità.

Ne emerge il ritratto di un’artista fuori dagli schemi, un’instancabile ricercatrice in grado di integrare varie arti per coniare un linguaggio musicale unico ed eloquente. La sua capacità di immaginare storie e personaggi, e tradurli in canzoni originali ed emotivamente potenti, è prodigiosa. «Non è necessario che appaia. Trascende», dice Tori Amos dell’ultimo disco di Bush, 50 Words for Snow. È quel che l’inglese ha fatto negli ultimi anni, a partire da Aerial: è rimasta dietro gli affreschi musicali che ha dipinto. Stasera farà un passo avanti, verso il pubblico e nella storia.

 

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