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10 cose che ho capito ascoltando il nuovo di Robert Plant

plantUncut gli ha affibbiato un 9 su 10. Per Q è un album da quattro stelle. Mojo l’ha scelto come disco del mese. Hanno sostanzialmente ragione: Lullaby and… the Ceaseless Roar di Robert Plant coi Sensational Space Shifters è un gran bel disco, un’esplorazione affascinante e misteriosa di una terra immaginaria dove s’incontrano i caratteri del Sud degli Stati Uniti e dell’Africa occidentale. Il disco esce il 9 settembre. Ecco 10 cose che ho capito ascoltandolo.

1) Quando un artista ha una lunga storia alle spalle, la curiosità culturale e l’ampiezza di vedute musicali lo aiutano a fare dischi migliori.

2) I suoni di un liuto africano e di un violino a una corda si sposano perfettamente con quelli di chitarre elettriche e tastiere elettroniche. Il merito è anche dei partner musicali di Plant, Justin Adams e Juldeh Camara.

3) Ci sono dischi di grandi canzoni. E ci sono dischi di grandi atmosfere. Questo fa parte della seconda categoria. Una produzione brillante, di buon gusto e non scontata nobilita anche canzoni melodicamente ordinarie.

4) Per un cantante rock abituato a certe acrobazie vocali far finta che il tempo non sia passato è dannoso. E perciò Plant il vecchio non si sgola come se fosse Plant il giovane. È un bene.

5) La relazione con la folksinger americana Patty Griffin si è chiusa nel 2013 e pare avere ispirato alcune ballate dell’album, ad esempio A Stolen Kiss.

6) Turn It Up è un viaggio nel Mississippi, là dov’è nato il blues.

7) A volte l’economia espressiva porta giovamento. Credo che Plant l’abbia imparato ai tempi dell’album in coppia con Alison Krauss Raising Sand.

8) Il disco sembra il culmine del percorso che ha portato Plant ad esplorare radici americane e world music, in chiave contemporanea.

9) Plant si rifiuta di rimettere in piedi di Led Zeppelin. Ha ragione lui, finché continua a fare dischi così.

10) Queste canzoni sono «un’ode alla vita e all’amore». Ma questo, effettivamente, non l’ho capito ascoltando l’album. L’ho letto in un’intervista.

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