Post

Il duopolio Repubblica-Corriere uccide l’informazione musicale?

Tre giorni fa Marinella Venegoni pubblicava un post dal titolo “Promozione a senso unico che umilia il giornalismo”. In sostanza, la giornalista musicale in forza alla Stampa accusava Corriere della Sera e Repubblica di esercitare un duopolio sull’informazione musicale con la complicità di uffici stampa e marketing che assegnano le esclusive alle due testate in virtù della loro diffusione. «Succede così ogni volta che c’è un’uscita importante, è un metodo che è diventato legge. Una volta Repubblica, una volta il Corriere della Sera, d’intesa con uffici marketing, siti, radio e tv collegate e quant’altro». E ancora: «Con tutte le difficoltà che attraversano i giornali (anche i due big, non crediate) è diventato un modo assurdo di lavorare, un balletto costante di esibizione di potere e di menefreghismo sia delle testate che delle promozioni, un farsi asfaltare dai due blocchi che mettono sul piatto la loro potenza, alla quale le major le minor e gli uffici stampa si prostrano. Si lavora così, e al massimo per vendetta, quando si riesce, si trascura la notizia. Vi sembra ancora giornalismo, questo? A me no».

Ricontattata oggi da Rockol, Venegoni ha aggiunto che le esclusive ci sono sempre state, «però da un paio d’anni questa è diventata la regola, perché la capacità di investimento finanziario delle due testate – due autentiche corporations – ha un’incidenza sulle logiche industriali del mercato che travolge qualsiasi equilibrio. Tutto ciò è naturalmente legittimo, ma se non si solleva il problema della difesa della qualità – difesa che si ottiene anche allargando il range degli interlocutori critici – tutti tacciono, con tanti saluti al ruolo di questo tipo di informazione nei quotidiani». E ancora: «Sui pezzi inevitabilmente tentati dal compiacimento che queste logiche comportano, stendiamo un velo. Spesso è tutto bello, interessante, importante. Giornalismo? Ma va. Oggi è più semplice criticare Renzi che Ligabue». E poi: «I lettori non hanno più un approfondimento, si accontentano e si sono purtroppo abituati alle voci quasi mai critiche sul web o sui giornali: l’industria musicale ci guadagna perché gli appassionati non sono più indirizzati da un giudizio professionale, e sempre più salgono nel gradimento prodotti di poco valore e spessore, quando non autentiche porcate però sostenute da adeguato battage. L’industria ha interesse che nessuno si metta di traverso». Infine: «Un mucchio di conflitti di interesse in giro, mai così tanti. Robe da sprofondare, altro che far le pulci alla classe politica».

Venegoni mira ad aprire un dibattito e perciò provo a buttare lì due idee, nella speranza che altri dicano la loro. Permetto che, a parte una breve collaborazione con Liberazione, non ho esperienza nel campo dei quotidiani. Ne ho invece nel giro dei mensili musicali, dove le possibilità sono ridotte e le libertà maggiori. Dal mio punto di vista l’analisi di Venegoni può essere riassunta in due punti: 1) il duopolio uccide la possibilità di sviluppare una molteplicità di voci, anche critiche; 2) la stampa musicale ha perso autorevolezza e autonomia, diventando il megafono di piani marketing altrui. Al primo punto si potrebbe rispondere: è il mercato, bellezza. Comprendo la frustrazione di Venegoni. Quand’ero caporedattore del mensile Jam le esclusive erano concesse alle due testate più diffuse e potenti, Rolling Stone e XL di Repubblica, con effetti simili a quelli da lei descritti. Eppure difendo la libertà degli uffici stampa di decidere in piena autonomia a chi offrire un’esclusiva, una libertà che è analoga e speculare a quella del giornalista di scrivere di qualunque argomento nei termini che ritiene siano adatti. Aggiungo che nella maggior parte dei casi concedere pari opportunità a tutte le testate – ad esempio attraverso una conferenza stampa o brevi incontri con l’artista da quindici, venti minuti ciascuno – provoca un appiattimento dell’informazione.

Il problema, semmai, è l’accesso limitato agli artisti e, talvolta, la loro incapacità, sommata a quella di giornalisti e uffici stampa, di offrire spunti di narrazione interessanti. In altre parole, se i contatti fra chi suona e chi scrive non si riducessero a poche occasioni promozionali – tipicamente il lancio del disco o del tour – ne gioverebbero tutti: i giornalisti, che avrebbero un’occasione in più per sfuggire alla morsa delle testate pigliatutto; artisti e uffici stampa, che potrebbero diversificare la strategia comunicativa e ampliare la platea. Ai tempi di Jam mi è capitato di chiedere un’intervista a Ligabue e sentirmi rispondere che non l’avrebbe concessa perché in quel periodo non era in promozione. Il rapporto artista-giornalista ha una natura anche utilitaristica, è evidente, ma finché sarà visto solo in questi termini la qualità dell’informazione musicale ne risentirà.

Il secondo punto mi sembra più complesso e meritevole di una trattazione che cercherò di abbozzare, qui. In estrema sintesi: da quando la Rete ha permesso agli artisti di parlare direttamente al pubblico, il giornalismo musicale ha perso il suo ruolo d’intermediazione, finendo per raccattare gli avanzi della comunicazione on line. La mancanza di una cultura dell’autorevolezza ha fatto il resto. Il mercato si è impoverito e la mancanza di budget, tempo e professionalità da parte di tutti i soggetti coinvolti ha ridotto la possibilità di leggere pezzi avvincenti, originali, stimolanti. Il giornalismo musicale italiano è affetto da pessapochismo («Chi è questo della conferenza stampa di oggi?», mi è capitato di sentire dire da professionisti noti almeno quanto la Venegoni), ma ancora più grave è la mancanza di una prospettiva culturale sulla musica popolare da parte degli editori. Col risultato che i caporedattori chiedono ai giornalisti di scrivere di gossip oppure dei soliti noti, quelli che fanno notizia sempre e comunque. Venegoni si lamenta della mancanza di voci critiche sulla carta stampata e on line, ed effettivamente verificare come una singola notizia si propaghi sul web a forza di decine di taglia-e-incolla è sconfortante. Credo che però Venegoni sottovaluti il ruolo esercitato da Internet nel liberare nuove energie e nel fare da cane da guardia alla stampa. Persino a quella musicale.

Advertisements

Categorie:Post

Tagged as: , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...