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Un film su Hendrix, senza la musica di Hendrix

hendrixQuando il regista e sceneggiatore John Ridley ha affrontato il progetto All Is By My Side, il film dedicato all’ascesa di Jimi Hendrix da turnista a icona rock, si è trovato di fronte a due grossi problemi. Il primo riguardava l’interprete. Chi avrebbe potuto impersonare in modo convincente Hendrix? Esisteva un attore somigliante in modo ragionevole al chitarrista e in grado di replicarne lo charme pacato? André Benjamin degli Outkast ha risolto il problema offrendo un’interpretazione convincente, mimando tanto il modo di muoversi di Hendrix, tanto la cadenza del suo parlato. «È un musicista che sa recitare e un attore che sa suonare», ha spiegato Ridley. André è dimagrito per entrare nei panni di Jimi, ha lavorato con un vocal coach, ha imparato a suonare la chitarra da mancino applicandosi per sei ore al giorno. Il secondo problema era ancora più difficile da risolvere: come possibile fare un film su Hendrix senza avere la sua musica?

waddy wachtelNon avendo stretto un accordo con Experience Hendrix, che non ha concesso l’uso del repertorio del chitarrista, All Is By My Side rischiava di naufragare. La soluzione l’ha fornita Waddy Wachtel, chitarrista, autore e produttore noto per lo più per il lavoro svolto in sala di registrazione al fianco di Warren Zevon, Jackson Browne, Stevie Nicks, Linda Ronstadt, James Taylor e innumerevoli altri. Wachtel è l’arma segreta di All Is By My Side: è lui che sentiamo suonare ogni volta che Hendrix/Benjamin prende la chitarra. Affiancato da due fuoriclasse come il bassista Leland Sklar e il batterista Kenny Aronoff, ha replicato in modo convincente il suono dell’Experience lavorando su stile e strumentazione d’epoca. In realtà ha fatto anche di più: non potendo utilizzare musiche facenti parte del catalogo di Hendrix, non si è limitato a cover blues pertinenti al personaggio e all’epoca, ma ha composto alcuni strumentali che suonano effettivamente come pezzi del grande chitarrista, oltre a convincere Aronoff a cambiare stile nella scena in cui si trattava di suonare non come Mitch Mitchell dell’Experience, ma come Ginger Baker dei Cream. Sotto la supervisione di Danny Bramson (Almost Famous), per ogni scena Wachtel ha cambiato strumentazione, riuscendo a dare un’idea dell’evoluzione di Hendrix da session man in forza al gruppo di Curtis Knight a chitarrista in grado di sbalordire Eric Clapton.

Ridley non narra una storia particolarmente colorita, come ci aspetterebbe da un film incentrato su un personaggio come Hendrix. Limitandosi a raccontare una dozzina di mesi nella vita del chitarrista – dall’estate del ’66 fino alla vigilia del Festival di Monterey – rinuncia a tracciare una parabola piena e significativa. Non è un biopic, questo. Si limita a mettere in scena le relazioni che aiutarono Hendrix a diventare un artista di primo livello, enfatizzando il ruolo che le donne ebbero nella sua vita, in particolare Linda Keith (Imogen Poots) e Kathy Etchingham (Hayley Atwell). Ridley umanizza Hendrix arrivando a mostrarlo come un individuo facilmente influenzabile da chi lo circonda, totalmente ripiegato su se stesso, in un’occasione persino violento. Il tema razziale rimane sullo sfondo, per emergere in un paio di frangenti. In una scena chiave l’attivista di colore Michael X spiega al chitarrista che dovrebbe suonare per la sua «gente» (i neri, cioè) e si sente rispondere: «La mia gente? Tutti sono la mia gente». Nonostante la narrazione volutamente frammentata e le critiche ricevute, specie da Etchingham che contesta duramente la pellicola, All Is By My Side riesce nell’intento di demistificare Jimi Hendrix. Con o senza musica.

All Is By My Side esce nelle sale italiane il 18 settembre.

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