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Thom Yorke, Socrate e l’arte della sfuggevolezza

Thom YorkeCanzoni che si compongono e scompongono secondo logiche inafferrabili. Ritmi frammentati, disorientanti. Riverberi misteriosi e melodie evanescenti. Suoni che compaiono e svaniscono nell’aria dopo poche misure. Accordi di tastiera dolci e dolenti, sfocati. Parole dure da decifrare che suggeriscono una forma sfuggente di malessere. Il calore umano della voce calato in un brodo sonoro elettronico, fantasmatico, astratto. Tomorrow’s Modern Boxes è il disco più elusivo degli ultimi mesi. Una raccolta di canzoni che somigliano a spettri. «La terra potrebbe aprirsi e inghiottirci in un istante, in un istante. Ma non ho il diritto d’interferire», dice Interference. Il protagonista sta lottando contro un sistema che lo schiaccia, con una relazione sbagliata, con un mondo che si sta disfacendo, con l’autoalienazione? È musica placida eppure a suo modo caotica. È caos sottile. C’è qualcosa di fragile e combattuto, misterioso e seducente nel secondo album di Thom Yorke. E non ha nulla a che vedere col modo in cui è stato pubblicato.

tomorrowIn quest’epoca di trasparenza totale, la musica sta fatalmente perdendo ogni residuo mistero. Quando i Led Zeppelin cominciarono a suonare, le loro fonti d’inspirazione erano oscure per buona parte del pubblico. I possessori del vinile di King of the Delta Blues Singers di Robert Johnson, uno degli artisti cui la band si rifaceva, potevano a buon diritto sentirsi parte di un culto sotterraneo. Oggi non c’è niente di simile, non nella musica che riempie i palazzetti e le pagine di Internet. Poche ore dopo la pubblicazione, ogni disco è analizzato, scomposto, criticato, e fatalmente archiviato. È il caso del chiacchieratissimo Songs of Innocence degli U2: è un disco trasparente, svela i motivi d’interesse di musica e testi nel giro di un paio d’ascolti. La sua strategia comunicativa – tutto e subito, per colpire l’ascoltatore – non invita all’ascolto prolungato. È facile da comprendere, non rappresenta una sfida, non è stimolante.

SocrateCon Thom Yorke non accade, tant’è che è più semplice commentare il fatto che sia stato pubblicato tramite BitTorrent che spiegare che cosa il cantante dei Radiohead vuole dirci o suggerirci in questi trentotto minuti. Per un semplice motivo: il suo fascino deriva dalla sua sfuggevolezza. Semina indizi, non certezze. «La ragione non si compie nell’ovvio», affermava Socrate, «la sua parte più grande e più bella sta in quel che si nasconde». Tomorrow’s Modern Boxes ci piace perché non riusciamo a comprenderlo del tutto. È difficile afferrarlo. Ma è facile riascoltarlo, per provarci di nuovo.

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