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Stiamo facendo del male agli artisti che amiamo?

iggypopCi stiamo comportando come i vecchi dirigenti delle major, quelli che sfruttavano gli artisti. Proprio loro, i discografici che calpestavano i diritti dei musicisti e mettevano il profitto sopra ogni cosa. Loro, per lo meno, sono diventati ricchi. Noi stiamo arricchendo i colossi dell’informatica, e intanto uccidiamo la musica che amiamo. L’ha detto ieri Iggy Pop nel corso di un incontro al Radio Festival di Salford, in Inghilterra, come riportato dal Guardian. Il cantante degli Stooges ha affermato che i musicisti un tempo vessati dalle etichette discografiche e dai dirigenti che facevano incetta di profitti ora sono penalizzati dal pubblico – da noi, cioè – per via della tecnologia digitale e del downloading illegale. «Stiamo scambiando lo sfruttamento delle multinazionali con lo sfruttamento del pubblico, con la complicità dei nuovi nerd influenti, i Putin del computer il cui solo scopo è diventare ricchi e potenti».

Possiamo prenderlo come il lamento di un artista che – come tanti, come tutti – ha assistito al lento e inesorabile declino delle vendite discografiche. Possiamo anche deriderlo, dicendo che se la gente non compra più i suoi dischi il motivo sta nella loro qualità. Credo però che Iggy Pop, facendo uso dalla similitudine paradossale fra i dirigenti delle major e noialtri consumatori digitali, dica una cosa giusta e sottovalutata. Nello stesso articolo afferma che «quando compri qualcosa da un artista, in qualche modo lo stai consacrando. È un gesto d’amore». Se la parola “amore” vi sembra stucchevole o semplicemente esagerata, rimpiazzatela con “rispetto” oppure “approvazione”. Ora suona famigliare? Chiunque abbia sviluppato un interesse più che superficiale per la musica e sia vissuto nell’era dei supporti fisici, che si tratti di 33 giri in vinile o compact disc, sa di cosa parla Iggy Pop. Spendere 10, 15 o 20 euro per il disco di un musicista che vive dall’altra parte dell’Oceano Atlantico non significa semplicemente assicurarsi un’ora d’intrattenimento. Significa dargli la nostra approvazione. E una cosa così, se è motivata e profonda, non lo puoi dare gratis. Un “mi piace” sulla pagina Facebook non è sufficiente.

Spendere soldi che hai faticosamente guadagnato e messo da parte ha un forte valore simbolico. In fondo, che cosa ci spinge a comprare un cd al banchetto di una band a fine concerto? La musica ci è piaciuta, è evidente. Vogliamo portarci a casa un gadget della serata, può darsi. Ma in qualche modo compiendo quel gesto stiamo premiando gli artisti. Stiamo dicendo loro: quel che voi fate vale i soldi che noi guadagniamo. Acquistare musica è un atto di rispetto proprio perché non è facile, non è scontato. E non è gratis.

La foto utilizzata in apertura è tratta da una campagna di Iggy Pop per Amnesty International sulla tortura. Qui è decontestualizzata e usata in tutt’altro modo.

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