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Rock b(r)and: l’importanza del marchio

logo pink floydI Pink Floyd? Una band, ma anche un brand, un’impresa di successo indipendentemente dall’identità di chi la gestisce. Le vogliamo chiamare b(r)and? Sono le rock band il cui nome supera di gran lunga in popolarità quelli dei singoli componenti. Loro vanno e vengono, il marchio resta. Non si tratta semplicemente di gruppi che hanno cambiato un componente fondamentale, come gli Alice In Chains rinati con William DuVall o i Doors che ci hanno tentato dopo la morte di Jim Morrison. Si tratta di nomi talmente radicati nell’immaginario del pubblico da sopravvivere con immutato successo, o quasi, a vari stravolgimenti della formazione. Per non dire dei gruppi il cui marchio – il brand, appunto – è talmente forte da permettere di vendere non solo dischi e biglietti, ma anche gadget, persino le bare (è il caso dei Kiss).

Sono stati il gruppo di Syd Barrett, poi di Roger Waters, infine di David Gilmour. Ma è evidente che nessuno di loro è mai riuscito a “possedere” (in senso figurato) il nome dei Pink Floyd. Hanno guidato la formazione in modo più o meno assennato, ma c’è stato un momento in cui il gruppo ha fatto a meno di loro. Se per assurdo David Gilmour dovesse andare in tour coi Pink Floyd e Roger Waters da solista, con lo stesso identico spettacolo e con gli stessi strumentisti, il primo sarebbe un evento epocale, il secondo “solo” un tour di successo. Prodotti simili, performance differenti. Potenza del marchio.

logo black sabbathOggi è facile associare i Black Sabbath a Ozzy Osbourne, ma fino ai tardi anni ’90 non era così. Dalla formazione sono passati Ian Gillan, Glenn Hughes, Ray Gillen, Tony Martin e soprattutto Ronnie James Dio, per non dire della giostra di bassisti e batteristi. Per indicare le fasi della carriera dei Deep Purple hanno addirittura inventato un nome e una numerazione: Mark I, Mark II, Mark III, ecc. logo deep purpleSiamo arrivati al Mark VIII. Facile indicare nella formazione di Made In Japan l’archetipo dei Deep Purple. Difficile spiegare senza il concetto di fedeltà al marchio come la band sia sopravvissuta a tanti cambiamenti di cantante, chitarrista, tastierista.

Non sono semplicemente sopravvissuto all’abbandono del loro cantante, autore, leader, ideologo. I Genesis hanno fatto di più: hanno aumentato a dismisura la propria popolarità quando Phil Collins ne ha preso in mano le redini dopo l’abbandono di Peter Gabriel. Tony Banks e Mike Rutherford ci hanno provato anche dopo l’uscita di scena di Collins, reclutando Ray Wilson degli Stiltskin. E alla fine uno si chiede: chi sono i veri Genesis? Oggi il triplo R-Kive mette assieme appassionatamente brani del gruppo e dei solisti, riuniti sotto il brand Genesis. logo iron maidenAnche gli Iron Maiden hanno cambiato cantante restando a galla, eccome: contando solo quelli apparsi negli album ufficiali, prima Paul Di’Anno, poi Bruce Dickinson, quindi Blaze Bayley e ancora Dickinson, ma sempre a locali pieni. La costante presenza nell’immaginario rock di questi e altri gruppi a formazione variabile – Van Halen, Lynyrd Skynyrd, Kiss – fa sorgere una domanda: andiamo a vedere certi gruppi per il nome? I loro loghi sono l’equivalente della M gialla di McDonald’s e dello swoosh della Nike? Ci piace ancora la musica che fanno o ci hanno semplicemente fidelizzati?

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