Interviste

Ray Davies e i Kinks contro Powerman

ray daviesNon è il primo disco che viene in mente quando si parla dei Kinks. Eppure Lola Versus Powerman and the Moneygoround, Part One del 1970 ha un fascino tutto suo. È una specie di concept sull’industria discografica sbeffeggiata da Ray Davies col suo inimitabile stile. Ce n’è per tutti: manager, editori, discografici, giornalisti. La Sony l’ha rimesso in circolo col corredo di rarità e l’aggiunta di un secondo dischetto che ospita la colonna sonora di Percy. Mentre la band festeggia i cinquant’anni di attività discografica con il cofanetto The Anthology 1964-1971, si rincorrono le voci su una possibile reunion. Ne abbiamo parlato al telefono con Ray Davies. «Lola è una pietra miliare della nostra discografia», ci ha detto, «è un disco d’importanza capitale per i Kinks».

Alcune canzoni di Lola versus Powerman and the Moneygoround girano attorno al medesimo tema: le miserie dell’industria discografica.

«Esatto, non è un concept in senso stretto, però è vero che quando lo ideai lo accompagnai con un racconto breve e che le canzoni hanno nel complesso una qualità cinematica. Ecco, non è un concept album, è un cinematic album».

Qual era l’origine della tua disaffezione per l’industria discografica?

«Non la chiamerei disaffezione».

E come la chiameresti?

«Parlerei di protesta. Sai, all’epoca non incassavamo nemmeno le royalties delle nostre canzoni. È un disco di protesta contro le pratiche capitalistiche nell’industria discografica. La canzone Got To Be Free rappresenta quel che stavamo passando: avevamo iniziato a suonare per puro piacere e poi, arrivati al successo con You Really Got Me, siamo rimasti invischiati nei meccanismi dell’industria discografica».

Eri arrabbiato?

«C’era della rabbia, certo. La senti in una canzone come Powerman. La rabbia diventa quasi disperazione in Get Back in Line che documenta la lotta dei Kinks per tornare a suonare negli Stati Uniti. Come sai, eravamo stati banditi dal suolo americano per quattro anni dal sindacato dei musicisti. Fu una maledizione. Perdemmo buona parte del nostro pubblico, le radio non passavano più le nostre canzoni. Abbiamo dovuto ripartire da zero e ce l’abbiamo fatta. Dai club al Madison Square Garden: è un viaggio che ho raccontato nel mio libro Americana».

Il mondo della musica è cambiato da allora? Oppure i meccanismi sono simili?

«Buoni e cattivi sono gli stessi. L’industria discografica è tuttora un meccanismo pensato per sfruttare gli artisti. L’ironia è che ora che si vendono meno dischi, Internet ha indebolito l’industria e i musicisti godono di maggiore libertà rispetto a quella che avevamo noialtri. La cosa divertente è che i nostri discografici pubblicarono Lola versus Powerman e investirono soldi nella sua promozione senza accorgersi di esserne i protagonisti: l’album parlava di loro, neanche se n’erano accorti».

Kinks 1970Voi musicisti non eravate pienamente consci di leggi e regole del business discografico, no? Penso a Jimi Hendrix, un gigante della musica sfruttato dalle persone incaricare di proteggerlo.

«Erano tempi di dolce ingenuità, d’innocenza. Jimi ne è il tipico esempio. La gioia connessa all’espressione della creatività impediva di vedere il rovescio della medaglia, non spingeva a considerare gli aspetti legati al commercio e agli affari. Ricordo ancora l’emozione che provai quando vidi sull’etichetta di You Really Got Me il mio nome: “scritta da Ray Davies”. Quindi sì, erano tempi ingenui. Ma senza quell’ingenuità non sarebbero stati altrettanto speciali».

Il titolo dell’album lasciava presagire l’uscita di una seconda parte, che però non è mai arrivata. So che ci hai lavorato, però: sei arrivato a incidere delle canzoni per Lola Part Two?

«Sì, ma non in sala d’incisione. Mi limitai a registrare dei provini casalinghi. Il concept della seconda parte di Lola è molto interessante. Per semplificare, nella prima parte si narra la storia della mia lotta contro Powerman, ovvero il mostro dell’industria discografica. La seconda racconta quel che succede dopo, quando il protagonista sconfigge Powerman».

E nella vita reale, l’hai sconfitto il mostro?

«Non ti dirò i particolari, perché mio fratello Dave sta ancora progettando di incidere la seconda parte di Lola. Ma ti posso svelare un piccolo segreto: non si sconfigge mai Powerman, semmai si diventa come lui».

 

Leggi l’intervista integrale su Rockol

 

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