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La rivoluzione di Billboard

billboard 200La classifica di Billboard entra nell’era dello streaming. A partire dalla lista che sarà resa nota il 3 dicembre, compilata tenendo conto delle vendite nella settimana del Ringraziamento, la Billboard 200 sarà redatta tenendo conto non solo delle vendite degli album negli Stati Uniti d’America, ma anche dei download e degli ascolti in streaming. Sembra un tecnicismo e invece è un cambiamento di prospettiva epocale che registra il mutamento nelle abitudini dei consumatori: oggigiorno i dischi vengono ascoltati senza essere comprati. D’ora in poi funzionerà così: dieci canzoni scaricate a pagamento da uno stesso album equivarranno a una copia venduta; 1500 canzoni appartenenti allo stesso album ascoltate in streaming equivarranno a una copia venduta. Per fare un esempio l’ascolto della sola Bang Bang di Ariana Grande su Spotify da parte di 150 mila persone conterà come la vendita di 100 copie dell’album che la contiene, My Everything. Parallelamente, continuerà ad esistere una classifica di pura vendita, ma il passo è compiuto: dall’era dell’acquisto siamo passati all’era del consumo.

Le classifiche hanno perso da tempo parte del loro significato a causa del calo delle vendite e della diffusione di modi alternativi di ascoltare canzoni, due fenomeni che le hanno rese marginali nel dibattito pubblico attorno alla musica. L’ingresso di un album in classifica ormai viene accolto da un’alzata di spalle. E così, da quando acquisto e consumo degli album non coincidono più, la Billboard 200 ha perso la sua funzione di indice di popolarità, una funzione che ora potrebbe riacquistare grazie alla decisione di tenere conto dei servizi di streaming on demand come Spotify, Beats Music, Google Play, Xbox Music, misurati da Nielsen Entertainment. Il meccanismo di equivalenza fra numero di streaming e di copie acquistate appare arbitrario e foriero di conseguenze discutibili. La popolarità di singole canzoni tratte da un album, tipicamente i singoli su cui si concentra la promozione, migliorerà automaticamente la performance del disco in classifica, snaturando in qualche modo la lista dei primi 200 come l’abbiamo conosciuta fino a oggi. La classifica dei singoli s’infiltrerà in qualche modo in quella dedicata agli album. Gli artisti amati da un pubblico abituato ad ascoltare la musica in streaming copriranno posizioni migliori di quelle attuali. La conseguenza prevedibile è che la Billboard 200 diventerà più giovane e più pop. Ariana Grande (ora 39esima) potrebbe superare Barbra Streisand (attualmente 15esima) giacché i suoi ascoltatori sono più propensi a consumare musica in streaming.

La classifica offrirà una migliore rappresentazione del consumo, assicurano a Billboard. «La vendita degli album» ha detto Silvio Pietroluongo, vicepresidente della sezione classifiche e dati «riflette in buona sostanza l’impulso iniziale, ma non indica la profondità del consumo». In altre parole, fino a oggi la classifica registrava l’acquisto di un album, ma non quanto effettivamente esso veniva ascoltato dal consumatore. La tracciabilità degli streaming offre la possibilità di verificare che cosa accade davvero a un disco: viene effettivamente ascoltato? Quante volte? Per intero? Solo certe canzoni? Secondo questa logica, l’acquisto non è più un atto importante. Lo è meno dell’effettivo ascolto. Eppure non è così nel campo di altri consumi culturali. La popolarità di un libro è ancora misurata in base alle copie vendute, ma non è detto che col diffondersi delle tecnologie digitali non si potrà un giorno misurare quante pagine leggiamo effettivamente sui nostri dispositivi mobili. I titoli più popolari, regalati e mai aperti, scenderanno qualche posizione in classifica.

Il passaggio dall’acquisto al consumo riflette anche i mutamenti nei modelli di business nel mondo della musica. Al netto dei biglietti staccati, un tempo il successo economico di un artista era calcolato in base alle copie vendute, e solo in misura minore alle attività connesse alla pubblicazione di un disco. Oggi tale rapporto si è per molti rovesciato: si guadagnano meno soldi dalle vendite dei dischi e più dalle attività legate alla popolarità dell’artista, misurabile in termini di clic, visualizzazioni, streaming, download di singole canzoni. La situazione è ancora fluida, tant’è che la star country-pop Taylor Swift ha deciso di non offrire il nuovo album 1989 ai servizi in streaming – di più: ha tolto anche i vecchi dischi da Spotify – ed è possibile che la decisione abbia contribuito alla vendita di un milione e 300 mila copie del disco in una sola settimana, una cifra da anni ’90. La nuova classifica di Billboard promette di misurare più accuratamente i rapporti di forza nel mondo della musica pop e di tenere conto delle molteplici piattaforme attraverso le quali consumiamo musica: non più solo lo stereo, ma anche il computer, il cellulare, il tablet.

La rivoluzione di Billboard è anche lo specchio del disimpegno economico del pubblico nei confronti della musica. Ascoltare una quindicina canzoni in streaming su Spotify non equivale a comprare un disco. Manca un passaggio fondamentale: il pagamento. I servizi in streaming offrono una forma di fruizione gratuita e una a pagamento a forfait. Quest’ultima dà modo di accedere più liberamente al catalogo, anche off line e senza pubblicità. La sostenibilità economica dello streaming si misurerà nei prossimi anni in base all’aumento degli abbonamenti a pagamento rispetto a quelli gratuiti: più soldi gireranno, più risorse potranno essere ripartire fra etichette e artisti, più il sistema si sosterrà. Comunque andrà, la musica è diventata un bene economico. Con i soldi spesi per l’acquisto di un singolo compact disc un utente può sottoscrivere due mesi di abbonamento a un servizio on demand e ascoltare un catalogo sterminato di musiche, più di quante possa davvero desiderare. L’utente non ha più bisogno di spendere in modo ragionato i propri soldi. E soprattutto, non li dà più a un artista, un autore, un’etichetta discografica, un distributore, un grossista, un negoziante. Li dà a un colosso dell’informatica che poi provvede a smistarli. Un enorme trasferimento di denaro, e di potere.

 

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