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La fine della canzone pop (come la conosciamo)

end of the pop songAddio, canzone pop. Pensavamo di conoscerti. La stabilità della tua trama ci rassicurava: una breve introduzione, una bella strofa, un gran ritornello, un’altra strofa, un altro ritornello. A volte una buona armonia, spesso una grande voce. Magari un assolo e alla fine una dissolvenza strumentale. Eravamo sicuri che dopo la stranezza del ponte sarebbe giunta la rassicurazione del ritornello. Ci sentivamo a casa. Ci sentivamo a nostro agio. Forse troppo. Il 2014 è l’anno che ha rischiato di uccidere la canzone pop come la conosciamo. Sì, in giro ci sono un sacco di pezzi vecchio stampo, ma non si può negare che nel regno del pop le cose si stanno facendo via via più strane: niente ritornelli, zero armonia, strumentisti irriconoscibili, voci plasmate digitalmente. Più che gli effetti armonico-melodici contano ritmi e colori. La canzone pop sta cambiando natura. È un bene o un male? È una tendenza? Finirà? Non resta che aspettare: il 2015 fornirà le risposte.

Meno è meglio Sapete come si dice: meno è meglio. Autori e produttori pop stanno prendendo sul serio l’adagio. La semplicità è il nuovo mantra. Basta meccanismi complessi. Non c’è bisogno di stratificare uno strumento dopo l’altro. Happy di Pharrell – uscita nel 2013, esplosa nel 2014 – s’è presa il mondo con un arrangiamento scarno e tremendamente efficace. Non vuol dire che le canzoni si sono impoverite, ma che mirano a colpire con pochi suoni, però appariscenti. La struttura è semplice, l’enfasi sta nei colori. Amiamo ciò che è essenziale. Il resto suona obsoleto, pesino barocco alle nostre orecchie. Fa eccezione il ritmo, che governa il meccanismo del nuovo pop.

E il ritornello? Pensate a una canzone anni ’80-’90. È probabile che la prima cosa che viene in mente sia il ritornello. Ora, provate a cantare quelli di Problems di Ariana Grande o di Dark Horse di Katy Perry. Non è altrettanto facile, vero? Il motivo è che, pur essendo diventate estremamente popolari, non sono canzoni basate sulla forza espressiva del ritornello. Sinora le classifiche hanno raccontato un’altra storia. Ricercatori che hanno analizzato più di 2400 canzoni pubblicate nel corso degli ultimi cinquant’anni hanno stabilito che ogni ripetizione del ritornello aumenta la probabilità che una canzone vada al numero uno in classifica. E invece oggi, dice il Guardian, «l’enfasi è posta sul bridge – la parte della canzone che collega il verso al ritornello – e su frammenti strumentali eccitanti». Ecco la ragione per cui Dark Horse suona come «un lungo ponte che non porta da nessuna parte». Chi ha bisogno di un grande ritornello quando si è alla ricerca di un semplice meme?

Addio, armonia Cosa succede quando si rimuove uno dei tre elementi fondamentali che governano il mondo dei suoni? L’esperimento è in corso. La musica consiste in melodia, ritmo e armonia. Il pop non fa eccezione. Ma l’armonia sta scomparendo, sostituito dai timbri. Oggigiorno le canzoni pop si apprezzano e rammentano per i colori sonori strani e audaci, non più per l’effetto armonico fornito dall’uso simultaneo di note e accordi. Il pianista Chilly Gonzales piange la morte della vecchia progressione armonica: «Oggi i suoni di sintetizzatore sono diventati di per sé gesti musicali. Così le tre note discendenti di Fancy di Iggy Azalea non suonano granché bene su un pianoforte o un basso – ma le note sono irrilevanti rispetto al rumore acido, analogico e immediatamente riconoscibile che definisce la canzone. La maggioranza delle persone potrebbe riconoscere Fancy dalla singola ripetizione di una nota. Il suono è il gancio, il medium è il messaggio». Musica del genere suona benissimo sul nostro computer e sul nostro iPhone, vero? Non c’è bisogno di armonie sofisticate quando si dispone di un suono favoloso e di un ritmo eccitante.

Suoni “veri” e “falsi” Non preoccupatevi se non riuscite a capire se un dato suono è prodotto da un computer o da un essere umano in carne e ossa. Non lo capisce più nessuno. Siamo entrati nella terra dell’incertezza. C’è stata un’epoca in cui riuscivamo a indovinare il nome del musicista che suonava una linea di chitarra o un fill di batteria. Quell’epoca è finita. I musicisti non sono più importanti. Lo sono i produttori. I computer permettono di manipolare la musica in qualsiasi modo possiate immaginare, e in molti altri ancora. Oggi è più pratico e immensamente meno costoso disegnare una linea di basso con Logic Pro piuttosto che chiamare un celebre session man. Un effetto collaterale è la fine dell’assolo. È una tendenza consolidata da molti anni. Ricordate quando Lady Gaga chiamò Clarence Clemons per l’assolo di sassofono su The Edge of Glory? La gente non riusciva a credere alle proprie orecchie. Un assolo è una reliquia risalente all’età del bronzo della musica pop. La cosa più vicina a un assolo oggi è un riff di cinque secondi tagliato, incollato e ripetuto fino a quando non vi è entrato in testa.

Questa sarebbe la tua voce? L’elaborazione delle voci con Auto-Tune non è priva di conseguenze. Lo scorso settembre, molte sopracciglia si sono alzate quando Aretha Franklin ha pubblicato il primo singolo estratto dal nuovo album Sings the Great Diva Classics. Nella cover di Rolling in the Deep Aretha suonava… poco Aretha. Alcuni passaggi vocali erano senza vita, innaturali. Il punto è che oggigiorno la voce è considerato uno strumento come un altro. E come ogni altro strumento è elaborata digitalmente. Puoi essere una grande pop star, ma sei pur sempre al servizio dei produttori. Quando è uscito l’album di Lady Gaga con Tony Bennett Cheek to Cheek, lei ha confessato che a partire da The Fame, The Fame Monster e Born This Way, «hanno usato sempre più Auto-Tune, o hanno cambiato il timbro. Tolgono il vibrato e ti fanno suonare come un robot. Ti controllano, specie quando sei agli inizi. Erano le mie canzoni, e avevo voce in capitolo nella produzione, ma non nella voce, di cui vogliono avere il controllo. E così la presenza vocale è diventata marginale rispetto a tutto il resto». Ci sono ancora cantanti capaci là fuori – Beyoncé, Ariana Grande, fate voi gli altri nomi – ma chi le controlla?

Basta fade out La dissolvenza si sta, beh, dissolvendo. Un tempo il fade out – ovvero il calo graduale di volume che chiude molte canzoni – era un modo per lasciare intendere che il pezzo aveva una vita che andava oltre quel che ci era dato d’ascoltare e, più prosaicamente, per sfuggire alla necessità di ideare un vero finale. Al diavolo le cadenze. Nell’era digitale, i software forniscono a musicisti, fonici e produttori la possibilità di costruire un happy end. Come ha notato Slate, il numero di canzoni che sfumano nella top 10 americana è in rapido calo. Erano dieci nel 1985, non ce n’è quasi traccia negli ultimi anni. Secondo Itaal Shur, fra le altre cose autore di Smooth di Santana, il declino del fade-out coincide con la nascita della skip culture. Significa che siamo preda dell’impazienza di ascoltare il brano successivo prima ancora che quello in riproduzione sia finito. L’abitudine è incoraggiata dall’uso dei nostri amati dispositivi elettronici: cerchiamo nelle nostre librerie in modo compulsivo la prossima traccia da ascoltare. Una volta valeva la massima di Berry Gordy Jr, il boss della Motown: «Non ci annoiare, vai dritto al ritornello». Oggi è una cosa tipo: «Non ci annoiare, vai direttamente al prossimo pezzo».

Leggi l’articolo in inglese

 

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3 risposte »

  1. ti ringrazio per la replica….però. Ecco… però nel tuo articolo ” la rivoluzione di Billboard”, fai capire che le cose non stanno così. le classifiche non vengono fatte sui dischi venduti, bensì dai contatti, dallo streaming, dalle visualizzazioni su you tube, che a quanto pare portano soldi solo ai proprietari dalle piattaforme digitali, e solo le briciole ai cantanti.

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  2. la musica pop degli ultimi 15 anni, almeno per i cantanti citati nell’articolo, la conosco veramente poco, forse niente; di conseguenza tutte le questioni evidenziate nell’articolo, per uno come il sottoscritto che ascolta la musica rock ( con le sue varianti), non incidono nel mio modo di ascoltare al musica. Voce digitalizzata? passaggi musicali campionati? Non ci sono ritornelli? Il problema, se vogliamo chiamarlo così, è solo per coloro che ascoltano questo tipo di musica. e poi non lamentiamoci se i dischi non si vendono.

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