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Il re senza volto del pop contemporaneo

max martinC’è un uomo che ha firmato più numeri uno di Michael Jackson. Non è Elvis Persley e non stiamo parlando di Paul McCartney. Anzi, l’autore e produttore di cui si sta parlando ha piazzato nella top 20 americana venti canzoni più dei Beatles. Però non è una star e nemmeno un cantante. Il suo nome è sconosciuto ai più, le foto che lo ritraggono sono relativamente poche, le sue dichiarazioni rarissime. Eppure tutti conoscono le creazioni di questo mezzo eremita del pop. Uno così ci si aspetta che sia americano oppure inglese, e invece lui è svedese e settimana scorsa ha vinto il suo primo Grammy nella categoria Producer of the Year Non-Classical. Si chiama Max Martin ed è produttore e/o autore di un numero spaventosamente alto di hit. Presente le canzoni più amate e detestate del 2014, quelle da cui è stato impossibile fuggire? Le ha scritte lui. E insomma, in un certo senso lo avete ascoltato anche se non lo sapete.

Sì, Max Martin ha scritto anche questa

E sì, Max Martin ha scritto anche questa, ma non sapeva che l’avrebbe cantata persino il presidente Obama

Nielsen SoundScan ha contato cinquanta canzoni composte da Max Martin finite nelle top 10 mondiali, per un totale di 135 milioni di singoli venduti. E il conto risale a prima che Martin lasciasse il suo segno nelle classifiche 2014. E non è nemmeno tutto qui, se ci aggiungete il numero di streaming e di visualizzazioni che le “sue” canzoni cumulano senza che gli utenti di Spotify o di YouTube leggano mai il suo nome. La sua presenza nella cultura pop è discreta eppure incredibilmente invasiva. Se vi è capitato di fare cose tipo ascoltare la radio, aprire la homepage di Vevo, consultare un sito pop o guardare MTV Music nell’ultimo anno avrete sicuramente ascoltato una delle sue creazioni: Problem di Ariana Grande con Iggy Azalea, Dark Horse di Katy Perry con Juicy J o Shake It Off di Taylor Swift. E sì, c’è anche lui dietro l’album più venduto del 2014, 1989 di Swift, di cui ha co-firmato con l’amico Karl Johan Schuster (in arte Shellback) sette brani tra cui i singoli Blank Space e Style.

Una scena di vita quotidiana ai tempi delle piramidi

Scena di vita quotidiana ai tempi delle piramidi

Nato Karl Martin Sandberg a Stoccolma nel 1971, deve molto – dice lui – all’educazione musicale pubblica ricevuta in Svezia. Ha mosso i primi passi nel mondo della musica come cantante del gruppo hard rock It’s Alive, ha scritto per gli Ace of Base e a metà anni ’90 ha lavorato come produttore dell’esordio dei Backstreet Boys e su altri album incisi ai Cheiron Studios di Stoccolma, dando vita a quello che qualcuno che evidentemente non ha vissuto in Italia negli ultimi vent’anni ha chiamato miracolo svedese. Oggi Martin opera al Maratone che qualcun altro già paragona a Abbey Road rischiando di trovarsi una testa di tricheco sul cuscino. In quegli anni Martin lavora anche come autore al secondo disco della boy band pigliatutto, quello di I Want It That Way (anche questa sua) ed è fra gli autori e produttori del primo successo di Britney Spears …Baby One More Time e pure di Oops!… I Did It Again. Martin è rimasto fedele all’ex reginetta del pop anche quando lei se ne andava in giro pelata menando ombrellate ai fotografi, ma non è uno da relazioni esclusive giacché ha scritto per P!nk, Avril Lavigne, Christina Aguilera, Jessie J (presente Bang Bang con Grande e Nicki Minaj?), Katy Perry (le più famose, I Kissed a Girl, California Gurls, Teenage Dream, Roar e altre ancora), Kelly Clarkson, Jennifer Lopez, Maroon 5, e pure Bryan Adams e Bon Jovi.

Max Martin ritira il suo primo Grammy... dopo 135 milioni di dischi venduti (dall'Huffingston Post)

Max Martin ritira il suo primo Grammy… dopo 135 milioni di dischi venduti (foto dall’Huffington Post)

Chi lo conosce lo descrive come un artigiano devoto al lavoro, uno dotato della capacità straordinaria di intercettare lo spirito del tempo. I fatti gli danno ragione. Martin non è un semplice autore di melodie accattivanti. Le sue produzioni erano e sono una delle cartine di tornasole per sapere che aria tira nella musica popolare di grande consumo. Si usa dire che un buon autore debba sparire dietro la canzone che scrive, offrendo all’ascoltatore la sensazione che essa sia stata composta dal cantante. Eppure gli autori pop hanno un loro segno distintivo. Martin ha attraversato così tante stagioni e lavorato con artisti così diversi da rendere virtualmente impossibile trovare un filo conduttore nella sua produzione. Una cosa però la si può dire: non è rimasto fermo. Anzi, i suoi ultimi successi hanno contribuito a cambiare la faccia del pop. In Problems o Dark Horse la concisione arriva a volte a trascurare i ritornelli dando forza ai bridge. Le creazioni di Martin sono incisive, hanno suoni brillanti, comunicano per flash che fanno sembrare la vecchia narrativa pop stantia e vetusta. Se vi sembra che la canzone di una volta sia stata sostituita da una serie di meme sonori, ora sapete a chi dare la colpa.

Chi è in cerca di informazioni dettagliate su Max Martin le trova in questo fansite

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