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Jimmy Page, il Picasso che non dipinge

jimmy_page_2009_ross_halfinGiovedì 19 febbraio Jimmy Page ha presentato in diretta streaming su Yahoo la ristampa di Physical Graffiti, l’ultimo grande album dei Led Zeppelin, il doppio del 1975 che conteneva Kashmir. In collegamento dal cinema londinese dove un tempo avevano sede gli Olympic Studios, il chitarrista ha riassunto così l’essenza dei Led Zeppelin: «Un-due-tre-quattro e via. Niente edit. Ecco cos’erano i Led Zeppelin. Riascoltarli stasera con questo impianto audio ha qualcosa di fenomenale». Vestito di nero, i capelli bianchi raccolti, Page ha risposto alle domande del moderatore, l’editor in chief di Mojo Phil Alexander, e dei fan presenti in sala. «Eravamo musicisti pieni d’immaginazione impegnati in una continua avventura musicale. Non eravamo costretti a sfornare 45 giri. Niente singoli, niente palla al piede, nessuna restrizione. Ci muovevano nel futuro. Alla casa discografica davamo gli album così com’erano. Loro estraevano lo stesso dei singoli? E allora noi facevano pezzi più lunghi per confonderli».

Il piano di ristampe dei Led Zeppelin è arrivato al sesto episodio. Ora mancano altri tre album da rieditare, i meno brillanti del quartetto: Presence, In Through the Out Door e Coda. «È un modo per attirare l’attenzione sul mondo della registrazione», ha detto Page a Londra, «voglio offrire una fotografia dell’entusiasmo, l’atteggiamento, la creatività che mettevamo in sala d’incisione». Un fan gli chiesto se, avendo la possibilità tecnica di farlo, avrebbe cancellato il rumore dell’aeroplano entrato accidentalmente nella registrazione di Black Country Woman. «No, ed è questo il punto. Dietro a un’incisione devi sentire l’essenza della performance, non puoi appiattirla cancellando le imperfezioni. Devi catturarne il carattere vitale e farlo in fretta. Oggigiorno tecnologie come Pro-Tools offrono tantissime opzioni, ed è controproducente». Physical Graffiti è riedito in sei edizioni; le più ricche contengono sette bonus track, non tracce inedite ma versioni alternative di pezzi già inclusi nel disco.

Jimmy Page è oramai un archivista? Il suo desiderio di curare l’eredità dei Led Zeppelin è legittimo e le sue ristampe, pur non contenendo materiale rivelatorio, sono ben fatte, frutto di un amore evidente per la musica del quartetto e per la sua memoria. Eppure è sconcertante che un musicista come lui non combini nulla di significativo al di fuori delle iniziative relative ai Led Zeppelin da almeno quindici anni, ovvero dai tempi della collaborazione coi Black Crowes, che comunque non prevedeva materiale inedito. «Ci muovevano nel futuro», ha detto a Londra degli Zeppelin. Lui non è più riuscito a farlo. Il suo ex compagno Robert Plant per lo meno ha imparato a muoversi nel presente. Quando ascolto Jimmy Page suonare in modo strepitoso nel film della reunion del 2007 Celebration Day e non riesco a non pensare che uno come lui dovrebbe stare in giro a fare musica, non chiuso in uno studio a rimettere mano al suono dei capolavori degli anni ’60 e ’70. È come se Picasso fosse ancora vivo, e non dipingesse.

 

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2 replies »

  1. Capisco e in parte condivido. Non sono però convinto che un artista over 60 (e dintorni) debba per forza riproporre il passato. Ci sono altre modalità espressive. Lo dimostrano, ad esempio, gli ultimi due album di Robert Plant.

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  2. Io non credo che questo suo rifiuto fare nuovi progetti o nuovi tour sia una cosa negativa. Penso che sia da apprezzare che uno dei musicisti e performer più importante della storia del rock, che avrebbe potuto tranquillamente lanciarsi in tour mondiali come fanno tutt’ora gli stones e altri mostri sacri, e anche lo stesso Plant, abbia avuto l’onestá di ammettere di non aver nulla di nuovo da offrire alla musica di oggi.
    Secondo me questa è una posizione decisamente più umile e onesta del tentare di riproporsi in modo anacronistico e forzato in una cornice musicale che oggi è ben diversa da quella in cui questi artisti sono cresciuti ed hanno fatto successo.
    Detto questo sono uno dei primi a sperare in un suo tour che mi dia la possibilità di aver anche una minima idea di cosa voglia dire Jimmy Page dal vivo, ma sinceramente preferisco ricordare il Jimmy Page che metteva a ferro e fuoco la Royal Albert Hall nel ’70, piuttosto che un anziano signore che sul palco sia solo l’ombra di quello che era un tempo.

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