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Jack Savoretti, «ispirato da De André, salvato da Dylan»

Jack Savoretti«Ma chi è, Joe Cocker?», scherza qualcuno mentre la voce ruvida di Jack Savoretti riempie il Vinile. Circondato da gadget di Guerre stellari, mangiadischi d’epoca e poster di vecchi film blaxploitation che adornano le pareti del locale milanese, il cantautore italo-inglese ha presentato lunedì 23 febbraio il quarto album Written in Scars, il primo per la BMG. Accompagnato da una band di quattro elementi, ha suonato e raccontato ai giornalisti com’è nato il disco. «L’idea m’è venuta guardando un documentario in cui Paul Simon spiega che per prima cosa scrive i ritmi e solo in un secondo momento si dedica al resto della canzone. Perché non fare lo stesso? E così mi sono chiuso in studio e con l’aiuto di bassisti e batteristi ho messo giù i pezzi partendo dalla base ritmica. Ogni canzone, musica e testo, è stata scritta e registrata nello stesso giorno. C’è qualcosa di speciale nel modo in cui canti un pezzo la prima volta. Investi soldi ed energie per cercare di ricreare quel primo demo senza mai riuscirci. Oggi gli album sono i demo, quindi tanto vale usare la prima session. Ci ho messo quattro dischi per capirlo».

«Vorrei fare musica mediterranea in lingua inglese»

Ogni canzone dell’album è stata scritta con uno o due partner. I più noti sono Matt Benbrook, ex batterista dei Faithless che ha collaborato con Jake Bugg e Paolo Nutini, e Samuel Dixon, produttore musicale di Adele e co-autore di Sia. «Sono due autori completamente diversi. Matt ha un modo di lavorare bohemien, mentre Sam è iperprofessionale. Sono entrambi fenomenali». Tra gli autori e musicisti che hanno influenzato la scrittura di Written in Scars Savoretti cita Serge Gainsbourg, ma anche Fabrizio De André. «Lo dico da anni: vorrei fare musica mediterranea in lingua inglese. Anime salve di De André è stata una grande fonte d’ispirazione: è una masterclass in produzione, mi ha insegnato a usare materiale tradizionale in modo moderno. E poi c’è Lucio Battisti. Mentre incidevo Back to Me mi veniva da ridere, mi sembrava di suonare una sua canzone. Un tempo i cantautori non erano rinchiusi nelle gabbie dei generi musicali, non dovevano essere per forza folk e quindi usavano molto più liberamente i ritmi e quel suono sporco di basso che adoro». L’Italian connection si estende alla versione digitale deluxe di Written in Scars che contiene un pezzo intitolato Fall nato dalla collaborazione con Zibba.

«I cantautori come me devono molto alle serie tv»

Jack SavorettiNato a Londra 31 anni fa da padre italiano e madre tedesco-polacca, Jack Savoretti ha vissuto gli alti e bassi tipici della carriera del cantautore. Salutato come un nuovo Dylan ai tempi dell’esordio del 2007 Between the Minds, è finito nel girone dei perdenti quando il secondo album Harder than Easy è stato affossato da una disputa con l’ex manager. Savoretti si trovava a un passo dal mollare la musica quando sono arrivate le canzoni migliori della sua carriera, quelle del disco del 2012 Before the Storm. Da sempre le sue composizioni vengono incluse in serie televisive popolari come Grey’s Anatomy e Vampire Diaries, dove lo si sente duettare con l’attrice Sienna Miller. «I cantautori come me devono parecchio alle serie tv. All’inizio degli anni Duemila la discografia anglo-americana era talmente potente da chiedere cifre esorbitanti per l’utilizzo di una canzone. I produttori televisivi non se lo potevano permettere e perciò si sono rivolti a noi cantautori indipendenti, molto più economici, e hanno fatto la nostra fortuna».

«Quella canzone di Dylan mi ha salvato la vita»

C’è una canzone dietro la storia di rinascita di Savoretti. «Ero a Santa Monica a registrare nello studio di Jackson Browne. Lì c’era uno scatolone con i bootleg che aveva registrato quand’era giovanissimo, quando girava Inghilterra con Bob Dylan. Fra quei nastri ho scoperto Nobody ‘cept You. Ascoltandola ho capito che non dovevo mollare, ma andare dritto per la mia strada. Quella canzone mi ha salvato la vita, ecco perché l’ho inclusa nel nuovo album. Ho cominciato a scrivere ispirato da Simon & Garfunkel. Paul Simon è il maestro nel dire tanto dicendo poco. È molto secco, non c’è poesia. Il contrario di Dylan: i suoi testi sono poetici anche senza l’accompagnamento musicale». A proposito di testi, in Written in Scars il cantautore canta di libertà personali e collettive, senso di colpa, amore, omosessualità, determinazione e Primavera araba. «Canto le cicatrici che mi sono procurato vivendo. Sono le decisioni che ho preso: giuste o sbagliate che siano, non le dimenticherò mai. Questo è il primo album in cui mi sono fidato del mio istinto. In passato non avevo soldi per incidere, quindi lavoravo in fretta. E quando fai le cose velocemente non ti arrischi a tentare cose nuove. La paura ti fa imboccare la strada più sicura e finisci per incidere musica ovvia. Oggi non ho più paura di lasciarmi andare».

Savoretti sarà in tour in Italia dal 17 al 28 aprile

 

Pubblicato originariamente su Rockol

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