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Dodici minuti con i Royal Blood

Royal BloodForse il complimento migliore l’ha fatto Dave Grohl parlando con NME: «È incoraggiante per un chitarrista come me vedere un altro chitarrista in cima alla classifica». Il leader dei Foo Fighters si riferisce a Mike Kerr, cantante del duo inglese dei Royal Blood che con l’omonimo album d’esordio è arrivato al numero uno della classifica inglese alla fine della scorsa estate mettendosi alle spalle Ed Sheeran, Ariana Grande e Sam Smith. C’è solo un piccolo problema: Kerr non è un chitarrista. Usa il basso elettrico e con quello mima il suono di una chitarra grazie agli effetti e a tre diversi amplificatori. «Per come la vedo io», dice Kerr, che indossa occhiali da sole anche all’interno dell’Alcatraz di Milano, «una chitarra non è che un pezzo di legno con attaccati sopra dei cavi. Ed è esattamente quel che suono io». Non aggiunge altro. «Non abbiamo messo in piedi la band per il sound, ma per le canzoni. Ovviamente dedico molto tempo al suono del basso, ma non più di quanto Ben ne dedichi a quello della grancassa. Vuoi che ti dica come creo le mie distorsioni? Credimi, non è un segreto, è semplicemente lungo e noioso da spiegare. Hai un’ora a disposizione?».

Royal Blood vinileNon ho un’ora a disposizione. Oggi i Royal Blood mi concedono 12 minuti prima di salire sul palco. E in quel quarto d’ora scarso faticano a svelare qualcosa di sé e della propria musica. Ma se non altro esprimono chiaramente il carattere chiuso della band, il loro fare squadra contro il mondo intero. Che li consideriate l’ultima speranza per il rock oppure il residuo di un modo di fare musica sorpassato, artisti di valore o ragazzetti incapaci di scrivere canzoni originali, i Royal Blood sono un fenomeno che lentamente si sta affermando anche in Italia. Avrebbero dovuto suonare a Milano in novembre riempiendo metà Alcatraz, ma un’indisposizione del cantante ha fatto saltare il concerto. Ieri sera, dopo quattro mesi, hanno fatto il sold out nello stesso locale. Nel frattempo, in Inghilterra hanno ricevuto due NME Awards come “Best Live Band” e “Best New Band” e soprattutto un Brit Award come migliore gruppo dell’anno, battendo Alt-J, One Direction, Coldplay e Clean Bandit. Nel Regno Unito, nessun debuttante negli ultimi tre anni ha venduto quanto loro nella prima settimana di pubblicazione, segno dell’interesse che ha circondato il gruppo fin dal principio. «È folle come stanno andando velocemente le cose», commenta sorridendo il batterista Ben Thatcher.

jimmy page royal bloodI Royal Blood cominciano a essere stanchi dei continui paragoni con Black Keys e White Stripes, ma è evidente che anche la loro musica si basa sul rapporto stretto fra due soli musicisti. «L’intensità è alla base della nostra relazione musicale. È una questione d’intesa», dice Kerr. Thatcher aggiunge che essendoci solo due persone sul palco «le cose potrebbero andare a rotoli in ogni momento. Quando suoniamo dal vivo è come se fossimo costantemente sull’orlo del precipizio. Ma ce ne freghiamo, ce le diamo di santa ragione e corriamo come dei matti cercando di non cadere di sotto. I gruppi numerosi rischiano molto di meno: c’è sempre qualche altro musicista che ti copre le spalle». La cosa ha colpito anche Jimmy Page che parlando con Rolling Stone si è detto «elettrizzato nel vedere due persone suonare e comunicare con tanta energia». Il chitarrista dei Led Zeppelin ha anche consegnato loro il Brit Award vinto in febbraio. «I Led Zeppelin sono una delle nostre band preferite, è una gran cosa».

dave grohl royal bloodIl 2015 sarà un anno piuttosto intenso per i Royal Blood. Finito il tour europeo, partiranno per gli Stati Uniti. In estate saranno nuovamente in tournée in Europa e poi in Nord America, questa volta con i Foo Fighters, per i quali apriranno in giugno anche due attesissimi concerti allo stadio di Wembley. A fine agosto saranno a Reading, in settembre a Rock In Rio. E intanto stanno pensando al secondo album. «In realtà», dice Kerr, «è come se ci stessimo lavorando da quando è uscito il primo. Cerchiamo di tirare fuori un’idea al giorno». Come suonerà? «Lavoreremo sugli spunti che nel primo album non erano sviluppati a sufficienza, sulle idee che non abbiamo alimentato. A dirla tutta, non riesco a vedere la nostra musica in termini di album: il primo, il secondo, il terzo, eccetera. Per me è un unico corpus, è tutto parte di una stessa opera. Non ho idea se il secondo sarà diverso dal debutto. Sicuramente sarà migliore».

royal-blood-fender«Zero pressioni», assicura il cantante. «L’unica responsabilità che sentiamo è l’uno nei confronti dell’altro. E le uniche aspettative che ci interessano sono le nostre nei confronti della musica che vogliamo scrivere. Non credo che l’opinione di chicchessia sia importante per la band. Qualcuno ha scritto che abbiamo fatto il disco della loro vita, qualcun altro che il nostro è l’album peggiore della storia. È musica, è del tutto soggettiva. Suoniamo per noi stessi. Diventeremmo matti se lo facessimo per venire incontro alle esigenze degli altri». E come saranno i testi del nuovo disco? In Royal Blood c’erano passaggi molto cupi come «Dio non esiste e non m’importa» e «Sono su un treno diretto verso il nulla»… «Era una canzone sui disservizi della rete ferroviaria inglese», scherza Kerr. Nell’ultimo anno il servizio è migliorato? «Sempre il solito schifo». E qui finiscono i nostri dodici minuti.

 

Pubblicato originariamente su Rockol

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