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La fuga di James Bay da Hitchin a Nashville

James BayHa lineamenti delicati e fisico asciutto. E non si separa mai dal cappello, dal quale scendono lunghi capelli lisci. Le ragazze ci vanno matte. «S’avvicinano tremanti», ammette, eppure non si considera una pop star. «Non mi sono esposto come personaggio, ho dato alla gente solo la mia musica. Quelle ragazze sono emozionate perché l’hanno ascoltata e apprezzata. Bello, no?». Lui si chiama James Bay, ha 24 anni, è inglese e ha vinto il premio Critics’ Choice 2015 dei Brit Awards, lo stesso assegnato in passato a sicuri emergenti come Adele, Jessie J, Sam Smith. È probabile che vi siate imbattuti nel suo singolo di debutto Hold Back the River e dal 24 marzo potete ascoltare l’album che lo contiene, Chaos and the Calm. Intanto Bay gira il mondo portando in giro le sue canzoni a metà strada fra cantautorato, rock anni ’70 e pop. «Sono sotto pressione», dice, «e va bene così. Vuol dire che c’è interesse attorno alla mia musica. La pressione è eccitante, alimenta l’energia. Adoro la sensazione che si prova quando qualcosa d’importante sta arrivando. Presente quel senso di anticipazione? È un po’ come quando nei thriller il buono s’avvicina a un angolo dietro al quale è nascosto il cattivo. In questo momento provo quella stessa trepidazione. È arrivato il mio turno di far fuori il cattivo».

Hitchin

Hitchin, Inghilterra

La musica ha indicato a James Bay la via di fuga dalla noia di una piccola città. È nato e cresciuto a Hitchin, un centro di 33.000 abitanti a sessanta chilometri da Londra. «Mi piaceva», racconta. «Non ho provato il desiderio di fuggire fino a quando ho cominciato a scrivere canzoni». Raggiunta la maggiore età, Bay si trasferisce a Brighton. «Ci ho vissuto due anni, ho scoperto molte cose su di me e sulla musica. Poi ho finito i soldi e sono tornato a Hitchin. Suonavo, ogni tanto andavo a Londra, ma mi sembrava d’essere finito in un vicolo cieco. Lavoravo nei bar e mi dicevo che non era possibile che fosse tutto lì. Ecco di cosa parlano Get Out While You Can e Craving, del fatto di crescere a Hitchin e sentire il bisogno di qualcosa di diverso». Gli è andata bene: un fan ha caricato su YouTube l’estratto di una sua esibizione in un pub di Kentish Town. Il video, oggi off line, gli ha fruttato un contratto con l’americana Republic Records e la possibilità di incidere con Jacquire King, produttore degli amati Kings of Leon.

nashville

Nashville, Tennessee

L’America è al centro dell’immaginario di Bay. «Sai, la vita in una cittadina come quella in cui sono cresciuto era terribilmente inglese e perbene. Gli Stati Uniti mi parevano lontanissimi, in tutti i sensi. Ascoltavo la musica americana e mi si spalancava un mondo, scenari immensi da film hollywoodiano. Devo andare laggiù, mi dicevo». C’è andato: ha registrato Chaos and the Calm a Nashville, che descrive come un posto più eccitante di Los Angeles e New York, per lo meno per un musicista. «Nel disco si sente l’influenza di Bruce Springsteen, vero? Dentro ci sono cose folk sul modello di Feist e Ray LaMontagne, e poi il rock bello forte alla Kings of Leon. M’affascina il fatto che la musica americana influenzi quella inglese, e viceversa». L’album, che riflette «il ciclo naturale della vita, il miscuglio di caos e calma, da cui il titolo», racconta per lo più esperienze personali, come quella che ha dato origine a Hold Back the River. «Un anno e mezzo fa mi sono fatto sei mesi intensi in giro per l’America. Per la prima volta ero lontano da amici e famiglia. Non ci ero abituato. La canzone è il mio modo di dire a queste persone: non sono con voi tutti i giorni, ma non me ne sono andato per sempre, non voglio perdervi».

Hyde Park

Hyde Park, Londra

Fra i giorni migliori della sua vita Bay indica il 13 luglio 2013 quando ha aperto per i Rolling Stones a Hyde Park. «Quando il manager me l’ha comunicato sono quasi caduto dalla sedia. La settimana precedente il concerto Londra era tappezzata dai manifesti degli Stones: vedere il mio nome scritto in piccolo assieme al loro è stato il momento più alto della mia vita». Non sarà stato come aprire per Jagger e Richards, ma lo scorso 25 gennaio Bay si è esibito per la prima volta in Italia, al Biko di Milano. «A Londra la gente ti si piazza davanti a braccia conserte e ti guarda come a dire: mostrami quel che vali. In Germania il pubblico è educato, in Francia attento, ma in Italia… da voi è pura passione». Per cinque minuti dopo la fine del concerto la gente è rimasta immobile nella speranza di ascoltare un’altra canzone, ma Bay non c’è più fatto vedere. «Sai, noi performer siamo come maghi», commenta, «non possiamo rivelare i nostri trucchi tutti in una volta». Ora che cosa si aspetta? «Che l’album venda in tutto il mondo. Voglio suonare di fronte a pubblici sempre più ampi. L’ho capito quando avevo 14 anni e suonavo nel pub del quartiere: esibirsi trasmette una sensazione fortissima. Una volta che la provi, non vuoi più smettere».

 

Pubblicato originariamente su Rockol

 

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