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Montage of Heck è un film sulla famiglia

Montage of HeckFeti, alieni filiformi, bambole mutilate, scimmie, pupazzi ritoccati. Sangue, interiora, mucose dello stomaco, anse intestinali. Montage of Heck è un viaggio nelle viscere dell’immaginario artistico di Kurt Cobain. Manufatti, dipinti e disegni prendono vita grazie all’animazione digitale, e così pure i suoi scritti autografi, decine e decine di pagine in corsivo che aprono un mondo di riflessioni provocatorie e di dubbi irrisolti. È il principale merito del documentario di Brett Morgen, e pure l’unico elemento di novità proposto dal film. Montage of Heck non offre un ritratto inedito del cantante, non ridefinisce un’icona, per lo meno per chi per chi già conosce l’universo di segni sotteso alla musica dei Nirvana e non ha mai creduto nella favola del rocker messianico morto per i peccati dell’industria discografica. Offre un punto di vista singolare e non si presenta come una ricognizione oggettiva di fatti. Però ha un grande pregio: nasce dall’ascolto, dalla lettura e dalla visione di un’impressionante mole di documenti consegnati al regista dalla moglie del cantante Courtney Love. Fa impressione pensare quanto materiale scritto Cobain si è lasciato alle spalle, frutto di un istinto a documentare la propria vita e i propri pensieri che è fuori dall’ordinario. Cobain lottava con le ricostruzioni giornalistiche della sua vita, ma le alimentava con storie accattivanti, affermava di odiare il successo eppure lo cercava: questa contraddizione è al cuore della sua esperienza artistica. Love e la figlia Frances Bean Cobain hanno consegnato a Morgen la chiave per entrare in questo mondo. Il suo scopo non è raccontare la musica dei Nirvana, ma disegnare – a volte in modo fin troppo stilizzato – un ritratto intimo del loro leader.

Montage of Heck è un film sulla famiglia. Morgen riassume l’esperienza umana e artistica di Cobain in una continua, disperata, inutile ricerca di una “casa”, un luogo non necessariamente fisico in cui amare ed essere amato. Il «leggendario divorzio», così lo chiamava il cantante conscio dell’importanza che la separazione dei genitori aveva assunto nella narrazione mediatica, è il punto di rottura della psiche del piccolo Cobain, sereno prima, disturbato dopo. Abbandonato dai genitori e dal mondo intero, trova un mezzo per esprimersi e una valvola di sfogo nel punk-rock, e una nuova famiglia nei Nirvana. Non è un approdo definitivo – Morgen accenna ai tormenti di Cobain di fronte al successo del gruppo e forse qualcosa in più lo poteva dire su come la band si sfalda. Non lo sarà nemmeno la famiglia, quella vera, costruita con Courtney Love e la piccola Frances Bean. Guadagnare 3 milioni di dollari e passare la vita a farsi di eroina era in quel periodo una delle sue idee di casa. Ovviamente non poteva funzionare e lo mostrano i filmati casalinghi della coppia spesso girati da Eric Elandson, chitarrista delle Hole ed ex di Courtney Love. La quale arriva ad affermare che il marito tentò il suicidio a Roma perché sospettava che lei lo avesse tradito. Morgen non si spinge oltre nella narrazione e ci informa con una semplice scritta della morte di Cobain. Il sottinteso è che il cantante portò a termine a Seattle quel che non era riuscito a combinare a Roma: il suicidio per amore di un uomo ipersensibile e logorato da una lotta interiore e dalla frustrazione dell’ennesimo tentativo di costruire una famiglia.

Montage of Heck locandinaVengono in mente le parole di Tom Petty, una sorta di fratello maggiore per i rocker dell’età dei Nirvana. All’epoca disse che le storie drammatiche come quella di Cobain erano il risultato della dissoluzione della famiglia come istituzione. La sorella Kim afferma che il fratello «voleva la normalità. Voleva una mamma, un papà, figli, una famiglia felice, eppure fece di tutto per non avere queste cose. Lottava contro ciò che voleva». La mancanza di una pluralità di voci e di approfondimento può far apparire la tesi grossolana o per lo meno meritevole d’ulteriore apprfondimento. La scelta del regista di intervistare poche persone, in pratica i famigliari del cantante, la fidanzata dell’epoca in cui visse a Olympia e Novoselic, che non a caso è presentato come «amico di Kurt» e non come bassista dei Nirvana, è esplicativa del tentativo di Morgen di portare la narrazione nel campo della psicologia famigliare. Montage of Heck è la cronaca di un trionfo, quello dei Nirvana, nato da un fallimento: di Cobain e delle persone che lo circondano. Non è un film collettivo, ma un ritratto intimo. È perciò sorprendente il fatto che il film sia stato letto come un’operazione di santificazione da parte di una generazione che lo vedrebbe come un mito intoccabile.

L’esperienza di Cobain e del cosiddetto grunge ci ha insegnato a diffidare dalle etichette generazionali appiccicate sulla musica. In Italia, poi, Cobain non è più un’icona, se non per un ristrettissimo numero di persone, e la generazione che l’ha vissuto e che ora ha attorno ai 40 anni d’età non ha intasato la narrazione pubblica di storie su quel periodo. Il pericolo, semmai, è che l’indagine intima di Montage of Heck, che si basa su documenti e filmati destinati a rimanere privati, sia solo l’inizio di una stagione di recupero di materiale d’epoca di dubbio valore, o comunque non destinato dal suo autore ad essere reso pubblico. Non che non sia già accaduto, vedi la pubblicazione nel 2003 dei Diari del cantante, il materiale messo a disposizione da Love per la biografia di Charles Cross Più pesante del cielo, le registrazioni dei Nirvana contenute in ristampe e antologie. Morgen ha già annunciato la pubblicazione per l’estate di un disco solista di Cobain basato su incisioni casalinghe, cui potrebbero seguirne altri – ci si augura almeno che non siano come la cover incerta di And I Love Her dei Beatles che si ascolta nel documentario. Ai tempi delle relazione con Tracy Marander a Olympia, Kurt Cobain scrisse su un quaderno ad anelli la frase «Non leggere il mio diario quando non ci sono» e due righe più sotto «Ok, ora vado al lavoro, quando ti svegli stamattina leggi per favore il mio diario. Fruga fra le mie cose e scopri come sono fatto». Tocca a noi scegliere quale dei due inviti ignorare.

 

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