RWD

50 canzoni per gli Stones 1965-1966

Rolling Stones 1

The Last Time

Singolo, febbraio 1965

È la prima canzone autografa che la coppia Jagger-Richards presenta al gruppo con un pizzico di orgoglio. Prima c’era stata As Tears Go By, ma i Glimmer Twins se ne vergognavano. Il manager Andrew Loog Oldham chiese consiglio a Phil Spector, che pronosticò per il 45 giri il decimo posto in classifica. Si sbagliava: sarebbe arrivato al numero uno. Canzonetta deliziosamente esile incisa agli studi RCA di Hollywood, ispirata a This May Be The Last Time degli Staple Singers, si distingue per una brillante parte di chitarra che Jimmy Page dei Led Zeppelin afferma di avere suonato. Jagger l’ha cantata recentemente al Saturday Night Live con gli Arcade Fire. I Verve hanno campionato la versione orchestrale per Bittersweet Symphony.

 

2 playPlay With Fire

Singolo, febbraio 1965

Il retro di The Last Time. Registrata quella, in sala restarono solo Richards, Jagger, Spector (al basso) e Jack Nitzsche (al clavicembalo). A un uomo delle pulizie che stava spazzando il pavimento fu chiesto di unirsi ai cori. Venne fuori quasi l’archetipo della canzone d’amore minacciosa tanto amata dagli Stones. Secondo Richards, «è una specie di blues elisabettiano». È amato dagli inglesi per i riferimenti alla upper class londinese dell’epoca cui appartiene la donna cui il protagonista si rivolge: «Non giocare con me, perché giocheresti col fuoco».

 

3 satisfaction(I Can’t Get No) Satisfaction

Singolo, giugno 1965

I ragazzetti inglesi che scimmiottano i musicisti afroamericani trovano la propria voce e si trasformano (la definizione è di Ian Stewart) in «prodigi da tre accordi». La storia è arcinota: Keith Richards si sveglia nel mezzo della notte con in testa un riff; imbraccia la chitarra acustica «con la quale praticamente dormivo… per lo meno quand’ero solo» e lo incide su un registratore a cassetta Philips; quindi si riaddormenta. La mattina dopo non ricorda nulla di quel che è accaduto, però riascolta il nastro e… Si-Si-Si-Do diesis-Re, Re-Re-Do Diesis-Do diesis-Si: ecco una della frasi chitarristiche più celebri della storia, «e poi 40 minuti di me che russavo». Il pezzo si sviluppa su tre accordi costruiti sul I, IV e V grado della scala (Mi, La e Si settima) in una tonalità di Mi maggiore: semplice, ma efficace specie in un’epoca in cui il concetto di guitar hero doveva ancora essere coniato, Jimi Hendrix suonava in un gruppo rhythm & blues e Jimmy Page faceva il turnista. Per Richard Lloyd dei Television, «è il riff per eccellenza, il punto zero della loro incessante rappresentazione dei sentimenti di desiderio e insoddisfazione». Il testo venne scritto da Jagger sul bordo di una piscina a Clearwater, Florida, quattro giorni prima dell’incisione. Trovandosi negli Stati Uniti, gli Stones la registrarono prima negli studi della Chess a Chicago e poi, in veste elettrica, in quelli della RCA di Los Angeles dove, come ha notato Charlie Watts, Duke Ellington aveva inciso Take The A Train. Si limitarono ad abbozzarla, con l’idea di rimetterci le mani più in là, tant’è che Richards ci mise un effetto fuzz della Gibson laddove avrebbe voluto inserire dei fiati. E invece il manager Andrew Loog Oldham la fece uscire come singolo avvisandoli a cose fatte. Richards smise di brontolare quando il pezzo andò al numero uno in classifica. E poi, ha ammesso, «qualche volta le bozze di un artista possono essere migliori del dipinto finito».

 

Get Off My Cloud

Singolo, settembre 1965

Il sequel di Satisfaction è un altro esercizio in semplicità in Mi maggiore, con un’aria da rhythm & blues suonato da ragazzotti bianchi. Fu scritto in fretta e furia per cercare di bissare il successo del precedente 45 giri ed era un «lasciateci in pace» rivolto ai discografici. «Il ritornello» ha detto Richards «è buono, ma non ci abbiamo lavorato abbastanza. E la produzione di Andrew è pessima. Eravamo sotto pressione per produrre una canzone di grande impatto ogni due mesi». È arrivato al numero uno in classifica: merito dell’aria da «canzone sull’alienazione post adolescenziale».

 

5 tearsAs Tears Go By

Singolo, dicembre 1965

Il merito maggiore del manager Andrew Loog Oldham? Per Keith Richards è «averci imposto con la forza di diventare compositori, chiudendoci con una chitarra nella cucina del mio appartamento a Mapesbury Road. La prima che scrivemmo fu As Tears Go By» perché «era più facile scrivere una ballata che un grande pezzo rock’n’roll». La consideravano una «cosina pop puerile», con un testo impregnato di una malinconia precoce per un ventunenne come Jagger. E in effetti non è un grande pezzo, ma ha una sua importanza: ha incrementato la confidenza di Jagger & Richrds nella composizione. Il manager diede As Tears Go By all’«angelo con le tette» Marianne Faithfull che la portò al nono posto in classifica nel ’64. Keith guadagnò i primi soldi «veri», che non osò nemmeno spendere, ma la considera una delle cose «più anti-Stones che abbiamo inciso». La versione del gruppo ha un arrangiamento d’archi che secondo John Lennon deve qualcosa a Yesterday dei Beatles. Gli Stones l’hanno incisa in italiano come Con le mie lacrime con effetto involontariamente comico e così l’hanno cantata a Milano nel 2006 con effetto involontariamente stonato. Tutto merito della cucina di Mapesbury Road? Secondo Mick, «a Keith piace raccontare la storia della cucina, ma mica è vera».

 

19th Nervous Breakdown

Singolo, febbraio 1966

Le parti buone: l’energia grezza e la melodia che strizza l’occhio agli Everly Brothers. La parte pessima: Andrew Loog Oldham pensava di essere un piccolo Phil Spector, ma non era un gran produttore. Il testo? «Non siamo mica Dylan», disse all’epoca Jagger, «non è che debba per forza significare qualcosa…». Ron Wood era ancora uno scolaretto quando la ascoltò per la prima volta. Disse a se stesso: «Un giorno suonerò in questa band».

 

7 mothersMother’s Little Helper

Da Aftermath, aprile 1966

Per Mick è «quasi un numero da music hall». Per Charlie «non ha mai funzionato». Il riff esotico e vagamente ironico è prodotto secondo Richards da una chitarra elettrica a 12 corde; altri ricordano Brian Jones con una chitarra mandolino a 12 corde della Vox. Nonostante i limiti della produzione, il pezzo mantiene una sua efficacia anche grazie al testo che rovescia la prospettiva con la quale la band era vista. Gli Stones erano considerati ragazzacci? E allora che dire dell’«aiutino» delle casalinghe depresse e frustrate dell’epoca? Sono le «pilloline gialle» che le aiutano a tenersi su, e che potrebbero ucciderle. Ecco perché la canzone è finita nella colonna sonora di Casalinghe disperate nella versione di Liz Phair.

 

Under My Thumb

Da Aftermath, aprile 1966

Una delle prime tirate apparentemente misogine di Jagger, che in realtà ha spiegato che frasi come «sotto il mio pollice una cagna che ha fatto il suo tempo» erano caricaturali. In ogni caso è vero che Aftermath contiene una serie di canzoni «anti-ragazze», come le definisce Richards. «Forse» scrive il chitarrista in Life «le stavamo provocando. Forse alcuni di quei pezzi aprirono il loro cuore, o le loro menti, all’idea che fossero donne, che fossero forti». E ancora: «Quando ti trovi davanti 3 mila fan disposte a strapparsi le mutandine e tirartele sul palco, ti rendi conto di quale magnifica forza hai scatenato». In quanto all’arrangiamento del pezzo – che è stato rifatto in modo scalcagnato anche dagli Who per raccogliere soldi per Jagger e Richards finiti in carcere per droga – non era cosa di tutti i giorni, nel 1966, ascoltare una marimba in un pezzo rock. La suona Brian Jones conferendo al pezzo un colore ancora più cupo. Una sensazione di pericolosità accresciuta dopo i fatti di Altamont, quando Meredith Hunter fu accoltellato dagli Hell’s Angels: mentre accadeva gli Stones suonano Under My Thumb, non Sympathy For The Devil.

 

Lady Jane

Da Aftermath, aprile 1966

Le virtù di colorista di Brian Jones emergono in questo quadretto elisabettiano che si avvale di una strumentazione inusuale comprendente solo dulcimer e clavicembalo, oltre alla chitarra acustica pizzicata da Richards. Il primo è suonato da Jones ed è retaggio dell’amore per la musica old time americana, e in particolare per Richard Fariña. Sul secondo mette le mani il produttore Jack Nitzsche. L’interpretazione di Jagger, con l’uso di un inglese arcaico, dà al pezzo un’aria di nobile decadenza, di eleganza affettata che lo rende stranamente affascinante. Neil Young ne ha preso in prestito la melodia per Borrowed Tune perché, come canta, era «troppo fuori per scriverne una mia».

 

10 paintPaint It, Black

Singolo, maggio 1966

Un affresco originale del lato oscuro degli anni ’60. Jagger: «All’inizio pareva una canzone adatta a un matrimonio ebraico». Richards: «Una canzone zingaresca che non ha preso forma finché Bill Wyman si è seduto all’organo coi pedali per i bassi e ha tirato fuori questa cosa un po’ ungherese, bulgara o rumena». Il bassista non toccò nemmeno la tastiera: si inginocchiò e spinse i pedali con le mani. Il modo in cui Brian Jones sottolinea la melodia col sitar è la tipica espressione del suo contributo dell’epoca ai “colori” delle canzoni. «Prendeva qualcunque strumento» ha detto Richards «e nel giro di un quarto d’ora ne aveva appreso i rudimenti». Anche grazie a lui, nel ’66 il gruppo stava ampliando la propria tavolozza. E viceversa. Scrive l’etnomusicologo Rob Bowman che «il cambiamento di interessi degli Stones stimolò un rinnovato entusiasmo da parte di Jones, dandogli una seconda vita all’interno della band». Secondo Ian Astbury dei Cult, la visione apocalittica espressa dal testo è frutto della «consapevolezza che le istituzioni stavano cominciando a crollare». Appunto, il lato oscuro dei ’60.

 

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