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50 canzoni per gli Stones

rolling stones 0«Erano il peggiore gruppo del pianeta. Ma quando scattava quella cosa, diventavano i Rolling Stones e ti mandavano fuori di testa». La frase del fonico Andy Johns, che ha lavorato con loro fra il ’71 e il ’74, torna in mente ogni volta che si ha a che fare con la band inglese. Come onorarla? Ho lasciato da parte definizioni roboanti come quella che li vuole «greatest rock’n’roll band in the world» – un titolo che persino Keith Richards trova ridicolo – e mi sono immerso nel mondo dei suoni degli Stones per selezionare alcuni fra i loro brani più significativi: 50 come 50 (e passa) anni di carriera. Ho incrociato vari criteri: la qualità, il ruolo cruciale nell’evoluzione del gruppo, la popolarità, il carattere iconico. Ho preso in considerazione solo pezzi originali. Ho cercato di coprire tutta la loro storia, il che significa che ho escluso pezzi importanti ’60-’70 per fare spazio anche a canzoni anni ’80-’90 e dare un’idea della loro longevità e della loro (relativa) evoluzione. Mi sono concentrato soprattutto sul lato musicale. E ho cercato storie, aneddoti, resoconti, pareri.

È la storia di un gruppo di musicisti non particolarmente dotati, dalle vite disordinate e dai rapporti interpersonali disfunzionali, che trasformano le proprie limitazioni in un suono personale e in una serie di canzoni di formidabile espressività. «Quando non erano in forma suonavano veramente da far vomitare», ha spiegato Johns. «Ti chiedevi per mezzo di quale miracolo sarebbero riusciti a tirare fuori non dico un album, ma qualche brano degno di questo nome. Nella maggior parte delle occasioni suonavano malissimo: scordati, fuori tempo, ognuno per i fatti propri. Era difficilissimo anche solo cercare di farli stare tutti nella stessa stanza contemporaneamente a prendersi il disturbo di mettere giù qualcosa di almeno passabile». Poi però, quando scattava quella cosa, erano in grado di incidere Sympathy For The Devil, Jumpin’ Jack Flash e Gimme Shelter

Questa è anche la storia “segreta” dei tanti session man e produttori che hanno contribuito a vario titolo alla buona riuscita di queste canzoni, un fatto che a volte è colpevolmente taciuto. È la storia di una serie infinta di fortunati incidenti che portano alla creazione di un suono originale. Infine, è la storia di un mistero: com’è che un riff di tre sole note comprese in un intervallo di terza minore riesce a suscitare tante sensazioni? Parafrasando quel cantante, non è una scienza esatta, è solo rock’n’roll. O forse il segreto sta nella frase che Keith Richards pronuncia di fronte alla camera di Martin Scorsese durante Shine A Light: «Quando suono, io non penso: io sento».

 

Rolling_Stones_Tongue_Logo50 canzoni per gli Stones 1965-1966 (leggi)

50 canzoni per gli Stones 1967-1969 (leggi)

50 canzoni per gli Stones 1971-1972 (leggi)

50 canzoni per gli Stones 1973-1994 (leggi)

 

 

Pubblicato originariamente su JAM

 

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