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Le nuove, vecchie canzoni di conforto di James Taylor

James Taylor aperturaL’ultima volta che James Taylor ha pubblicato un album d’inediti, Bruce Springsteen cantava per sanare le ferite dell’11 settembre, Dave Grohl suonava la batteria coi Queens Of The Stone Age e Beyoncé non aveva ancora debuttato da solista. Era il 2002, ma ad ascoltare le canzoni del nuovo album Before This World parrebbe l’altroieri, oppure trent’anni fa. Così è il songwriter del New England: uguale a se stesso. Il disco nuovo, il numero 17 della serie, è esattamente come uno se l’aspetta, una prova di cantautorato folk che suonerà piuttosto famigliare – troppo famigliare? – alle orecchie di chi conosce Taylor e lo ama e lo vuole così. È un buon esempio di com’è possibile fare musica senza scossoni, evocando melodie e armonie note, rimescolando vecchi ingredienti con raffinatezza e senso della misura.

A 67 anni d’età, con alle spalle una storia invidiabile, un palmarès che comprende sei Grammy Awards e uno status non intaccato da operazioni maldestre, James Taylor avrebbe potuto continuare a esibirsi senza pubblicare altri album di canzoni originali. E invece si è chiuso nella casa di un amico con affaccio sul mare a Newport, Rhode Island e si è imposto di scrivere nuove canzoni che ha poi inciso nel suo studio con i musicisti più cari e il co-produttore Dave O’Donnell. Ha ripreso Wild Mountain Thyme. Ha recuperato un paio di vecchi pezzi abbozzati, la dedica alla moglie You and I Again e Angels of Fenway che racconta la passione per la squadra di baseball dei Red Sox trasmessa da una nonna al nipote. S’è cimentato con piccole meditazioni e qualche ricordo in un miscuglio di storie grandi e piccole, con più di un riferimento alla bellezza della natura e alla necessità di vivere con pienezza ogni momento.

Before This WorldE così Today Today Today è un invito ad affrontare il futuro senza paura; Stretch of the Highway è un tipico pezzo sul richiamo della strada; nonostante l’influenza latina che emerge come in una sorta di sogno a occhi aperti, SnowTime è ambientata una sera di dicembre a downtown Toronto, Canada; Far Afghanistan mette in musica i pensieri inattesi di un soldato di ritorno dal Paese asiatico dov’era pronto a tutto, ma non alla bellezza del luogo; Montana richiama il classico songwriting anni ’70 e dà voce al desiderio di trovare la felicità in mezzo alla natura e lontano dagli affanni degli uomini. Anche quando tratta un tema drammatico come la dipendenza da cui s’è liberato negli anni ’80, Taylor evita torni melodrammatici e confeziona una canzone, Watchin’ Over Me, che suona come un ringraziamento per essere sopravvissuto. Il tono è pacato, lo sguardo sereno.

Non c’è niente d’azzardato in queste dieci canzoni, niente d’appariscente. Ci si cala nel mondo di Before This World con la certezza di ritrovare una voce amica e uno stile definito da anni. I musicisti che l’accompagnano – il chitarrista Michael Landau, il tastierista Larry Goldings, il percussionista Luis Conte, il batterista Steve Gadd, il bassista Jimmy Johnson, la violinista Andrea Zonn – vestono le canzoni con una misura e una classe invidiabili, definendo uno stile morbido, personale, immutabile. Gli arpeggi in stile fingerpicking che suonano così fluenti e naturali, il gusto raffinato nella distribuzione di poche, significative note di pianoforte, le armonie vocali carezzevoli sono ancora alla base di uno stile che brilla nei particolari e nei tocchi country chic (il fiddle di Today Today Today che dialoga con un’armonia a bocca), rhythm & blues (i fiati di Strecth of the Highway), brit folk.

Gli ospiti sono pochi e non cambiano di una virgola gli equilibri del disco. Taylor chiama a suonare il violoncellista Yo-Yo Ma in un paio di pezzi, divide il microfono con l’amico Sting in d’appariscente. Ci si cala nel mondo di Before e chiude l’album col folk scozzese di Wild Mountain Thyme scelto forse per il tema (la natura, ancora una volta) e cantato con la moglie Kim e il figlio Henry. Il risultato è piacevolmente famigliare, in tutti i sensi. Privo d’ogni senso d’urgenza, ma ricco di sostanziosi dettagli sonori, d’appariscente. Ci si cala nel mondo di Before This World è l’album di un cantautore che invita ad apprezzare la bellezza che ci circonda ed eccelle nel trasformare le canzoni in uno strumento di conforto e pacificazione, un talento che affina da quasi cinquant’anni. Vietato agli impazienti e ai cacciatori di trend.

 

Pubblicato originariamente su Rockol

 

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