RWD

50 canzoni per gli Stones 1973-1994

Rolling Stones 4Angie

Da Goats Head Soup, agosto 1973

Nel 1972 Keith Richards era ridotto male. L’eroina che aveva sempre pensato di potere controllare lo stava consumando. A Los Angeles si erano ridotti a farsi, lui e l’amico Gram Parsons, quella che chiamavano «raschiatura di scarpe messicane», robaccia proveniente dal Messico spesso tagliata con le peggiori schifezze. «Decisi di mollare». E lo fece nel modo più duro: smettendo tutto d’un colpo, come aveva fatto John Lennon, un’esperienza tremenda che il Beatle aveva raccontato in Cold Turkey. Per disintossicarsi, Richards scelse la Svizzera. Racconta l’esperienza in Life: «È come se per giorni tutto il tuo corpo finisse sottosopra e ripudiasse se stesso… I tre giorni più lunghi della tua vita… Sei lì che vomiti e ti aggrappi alle pareti. Perché ti fai una cosa del genere? Non lo so, ancora adesso non lo so. Ti formicola la pelle, ti si rivolta l’intestino, non riesci a impedire gli spasmi e i movimenti inconsulti alle tue membra e vomiti e caghi nello stesso istante, la merda ti esce dal naso e dagli occhi». Mentre si trovava in clinica, Anita Pallenberg gli diede una figlia, Angela. «Avevo con me una chitarra e scrissi Angie in un pomeriggio, seduto sul letto, visto che finalmente ero di nuovo in grado di muovere le dita e metterle al posto giusto… Non si trattava di una persona in particolare, era solo un nome. Non sapevo che Angela sarebbe stata chiamata Angela». Il chitarrista avrebbe confessato al giornalista Nick Kent che Angie era un nome in codice che stava per «Anita I love you». Ma era un amore disperato e tossico. Racconta il biografo Victor Bockris che durante un litigio in limousine il figlio «Marlon premette il viso contro il finestrino per impedirsi di vedere quello che i suoi genitori stavano facendo, mentre Keith prendeva metodicamente a pugni in faccia Anita».

 

41 starStar Star

Da Goats Head Soup, agosto 1973

Un semplice rock’n’roll mosso dall’ennesima bella performance di Nicky Hopkins al piano. Tema: le groupie, che per usare un’espressione di Bobby Keys ronzavano attorno al gruppo come mosche. «You’re a starfucker, starfucker, starfucker, starfucker, staaaar…» non era un ritornello accettabile per le radio. E la Atlantic temeva che per via del verso «Ali McGraw è arrabbiato con te perché hai fatto un pompino a Steve McQueen» l’attore potesse fare causa al gruppo. I discografici spedirono la canzone a McQueen che diede il suo ok al pezzo, che su richiesta di Ahmet Ertegun uscì col titolo di Star Star e non Starfucker. «Forse ce le cerchiamo», ha detto Jagger, «ma non scrivo queste cose intenzionalmente. Voglio dire, se alcune ragazze fanno quelle cose, io le posso raccontare in una canzone, no?». Non tutti la pensavano così: a Memphis minacciarono di arrestarlo se l’avesse cantata in concerto.

 

42 rock n rollIt’s Only Rock’n’Roll (But I Like It)

Da It’s Only Rock’n’Roll, ottobre 1974

Il primo contributo di Ron Wood al gruppo… prima ancora di entrarci a far parte. E poi: l’ennesimo pezzo degli Stones… senza Stones. Racconta Wood nella biografia ufficiale del gruppo: «Mick mi chiese se potevo aiutarlo per un suo pezzo. “Ho un ritornello con questi versi per It’s Only Rock’n’Roll. Così lo sistemammo con Bowie e me ai cori e Willy Weeks al basso. Andy Newmark si era addormentato o forse era dovuto andare via, fatto sta che non avevamo un batterista; così andammo a svegliare Kenney Jones nel cuore della notte. La session fu messa insieme a spizzichi e bocconi, ma alla fine realizzammo la traccia base». Gli Stones, quelli veri, ci lavorarono cercando di produrre una versione migliore. Non ci riuscirono. Richards si convinse: «Fanculo, teniamoci l’originale» e si limitò a cancellare la traccia di chitarra elettrica di Wood inserendo la propria. Erano nati un piccolo classico degli Stones e un’espressione destinata a diventare idiomatica: «È solo rock’n’roll, ma mi piace». In realtà Jagger non stava elogiando la semplicità come massima virtù del rock, ma se la stava prendendo con chi rimproverava al gruppo che «l’ultimo pezzo non è buono come quelli vecchi». Ed era solamente il 1974…

 

Memory Hotel

Da Black And Blue, aprile 1976

Mick Taylor era «sparito» (la definizione è di Richards) e il gruppo si trovò a incidere con due nuovi chitarristi, Harvey Mandel dei Canned Heat e Wayne Perkins, qui rispettivamente alla chitarra elettrica e all’acustica. Richards duetta con Jagger e suona il piano elettrico. Memory Hotel era stata scritta dal cantante al piano, nel tentativo di condensare i sentimenti provati per una ragazza diventata «solo un ricordo», durante il famigerato tour americano del 1975, mentre soggiornava nella casa di Andy Warhol a Montauk, New York (in quella città esiste davvero un Memory Hotel). È un pezzo minore, ma a partire dagli anni ’90 è tornato nelle scalette dei tour a furor di popolo. La versione sul live No Security è cantata con Dave Matthews.

 

44 missMiss You

Da Some Girls, giugno 1978

«Un amico mi fa: “Mi piace il tuo stile. Perché non vieni a suonare con gli Stones?”. E io: “Come no, amico, fammi avere il numero di telefono”. Lui: “Guarda che non è uno scherzo”, e mi dà davvero il numero. Chiamo: “Posso parlare con Mick Jagger?”…». Nel 1978 Sugar Blue era un armonicista noto solo fra gli appassionati blues per le collaborazioni con Johnny Shines, Louisiana Red, Roosevelt Sykes. Dopo il 1978, è diventato l’armonicista di Miss You. È sua la frase che caratterizza la canzone assieme al ritmo marcato su tutti e quattro i quarti che rimandava alla disco music in voga in quei giorni. «Ma noi» ha detto Jagger «non l’abbiamo mai considerato un pezzo disco». Secondo Richards, «non pensammo granché del pezzo mentre lo stavamo facendo. Era il risultato di una delle notti che Mick passava allo Studio 54». Il pezzo era nato su iniziativa di Jagger e Billy Preston nel marzo 1977 durante le prove al Mocambo di Toronto, per i concerti poi pubblicati in Love You Live. Wyman doppiò la linea di basso incisa da Preston sul demo, Ian McLaglan aggiunse la tastiera elettrica. Richards: «Pensammo di metterci un po’ di impegno: se Mick vuole fare della roba disco, facciamolo contento». Secondo Jagger, il pezzo «catturava lo spirito dei tempi». A Richards l’idea della disco faceva orrore, ma si fece passare ogni dubbio grazie ai milioni di copie smerciate del 45 giri e dell’album che lo conteneva, Some Girls: «Non si può stare a discutere con sette milioni di copie vendute».

 

Before They Make Me Run

Da Some Girls, giugno 1978

Racconta Waddy Watchel, amico di Richards e chitarrista nei suoi X-Pensive Winos: «Una sera saliamo sul palco e stiamo per attaccare Before You Make Me Run, quando Keith si prepara all’intro e mi fa: “Cazzo, non so qual è!”, perché le introduzioni basate sulla stessa formula sono una valanga. La corda di Mi e quella di Sol. Oppure quella di Si e quella di Re. Keith mi fa: “Quale dobbiamo fare, amico? Mi sono perso nel mare delle intro”. Perché ne ha scritte talmente tante, un derviscio turbinante di riff e intro in Sol». Questo inno all’esistenza fuorilegge di Richards era nato dopo i fatti di Toronto e inciso mentre il chitarrista era fuori su cauzione. Era «un grido che veniva dal cuore». Per inciderla, «restai in studio, senza mai uscirne, per cinque giorni». Quando la finì, si addormentò sotto la consolle. Si risvegliò circondato da uomini in divisa polizia. Era la banda della polizia di Parigi che stava riascoltando l’incisione della Marsigliese appena effettuata. Non si erano accorti di lui. Keith si alzò, disse un «Sono terribilmente spiacente» e si dileguò prima che gli facessero qualunque domanda. Very british.

 

46 beastBeast Of Burden

Da Some Girls, giugno 1978

Jagger: «La gente non capisce. Passo per quello crudele con le donne. Ma quel che sto cercando di dire in Beast Of Burden è che non voglio essere, né voglio che la mia partner sia una bestia da soma», ovvero che sia sottomessa. «Nelle mie canzoni di solito non integro i profili di buona e cattiva donna. In questo pezzo l’ho fatto». Richards, che ha portato l’idea e gli accordi base, la interpreta in modo differente: «Col senno di poi, sono io che chiedo scusa a Mick per avergli messo sulle spalle tutto il peso del gruppo», per via dei guai personali del chitarrista con la droga. Ma Keith aveva finalmente «chiuso il laboratorio», per usare una sua espressione, ed era pronto per tornare a guidare con Jagger il gruppo. Il paradosso? «A quel punto Mick non voleva più condividere il fardello». Il pezzo, suonato interamente dagli Stones, è caratteristico del lavoro chitarristico di Richards e Wood: le due chitarre elettriche sono virtualmente interscambiabili e dialogano attraverso brevi frasi e back up di carattere blues al posto di dividersi in modo più canonico i ruoli solista e ritmica. «Io e Woody» ha detto Richards «possiamo suonare fin tanto che nessuno di noi due riesce più a capire chi ha suonato l’ultima frase; abbiamo uno stile molto simile, e riusciamo a diventare quasi un unico strumento». Il giornalista di Uncut Nick Johnstone ricorda di essersi fatto spiegare da Wood come suonare Beast Of Burden arrivando alla conclusione che «chiunque sappia minimamente come si maneggia una chitarra può suonare una canzone degli Stones, ma solo gli Stones la suonano nel modo in cui la si dovrebbe suonare».

 

47 startStart Me Up

Da Tattoo You, agosto 1981

Un classico degli Stones nato grazie a un certosino lavoro di recupero di scarti provenienti da vecchie session. Il fonico Chris Kimsey fu incaricato di scavare negli archivi del gruppo in cerca di pezzi utilizzabili per il futuro Tattoo You, l’ultimo album del gruppo in grado di arrivare in cima alla classifica americana. Jagger e Richards dovevano un disco alla casa discografica, ma i rapporti fra i due erano tesi e di comporre un intero 33 giri non se ne parlava. «Impiegai un paio di mesi a passare in rassegna i nastri», ha ricordato il fonico che recuperò le 11 canzoni poi incluse nel 33 giri dalle session di Goats Head Soup (1973), Black And Blue (1976), Some Girls (1978) ed Emotional Rescue (1980). «Erano tutte incomplete, ma ad alcune mancavano giusto le tracce vocali o gli assoli». La prima che trovò era Start Me Up, l’ultimo vero classico nella carriera degli Stones, l’ennesimo riff con l’accordatura aperta in Sol: il pezzo era talmente buono da convincere Kimsey che gli archivi del gruppo potevano contenere pezzi di valore e che valeva la pena imbarcarsi nell’impresa. Richards: «Ne registrammo qualcosa come quarantacinque versioni reggae. Poi facemmo una prova in stile rock. Quindi altre trenta take reggae. Infine, ci scordammo della sua esistenza». Accadeva durante le session di Some Girls; il riff di chitarra era addirittura nato ai tempi di Black And Blue. Kimsey ricorda che «Start Me Up era stata registrata subito dopo Miss You. Fu Keith a cambiarla. Forse, dopo quella cosa disco di Miss You, l’affrontò con un approccio diverso». Quando Keith risentì la versione rock disse che «sembra un pezzo che ho sentito alla radio: cancella il nastro». Fortunatamente Kimsey non obbedì… La Microsoft ha sborsato 8 milioni di dollari per assicurarsi l’uso della canzone nella campagna pubblicitaria di lancio del sistema operativo Windows ’95. Non male per un pezzo raccattato dagli archivi. Ma forse questo sono gli Stones: fiori nella spazzatura.

 

Waiting On A Friend

Da Tattoo You, agosto 1981

L’avevano incisa ai tempi di Goats Head Soup (e infatti ci suona Mick Taylor): piaceva a tutti, ma non aveva un testo. Jagger lo trovò evocando il semplice, basilare bisogno di amicizia. Una chiusura perfetta per l’album e un messaggio conciliante verso Keith Richards e gli altri musicisti della band, un messaggio che Michael Lindsay-Hogg, il regista del Rock And Roll Circus, trasformò in un videoclip. «Ho bisogno di qualcuno da cui andare a piangere. Qualcuno da proteggere»: è una celebrazione della maturità, scrisse all’epoca Rolling Stone. Sul finale, quello che le parole non dicono, lo dice il sassofono di Sonny Rollins.

 

49 undercoverUndercover Of The Night

Da Undercover, novembre 1983

«C’è l’atmosfera da fuorilegge, infernale che non evocavano da tempo». Lo dice il regista Julien Temple, che all’epoca diresse un video che fece scalpore per i riferimenti al Salvador. Il pezzo era un commento politico alla situazione in Centro e Sud America ispirato a Le città della notte rossa di William Burroughs. All’epoca gli Stones si parlavano a malapena, e infatti Richards nell’incisione è piuttosto defilato, ma il singolo, col suo mix di schitarrate famigliari e ambientazioni sonore inusuali per il gruppo – fra cui il basso plastico e funk di Robbie Shakespeare e la batteria dinamica di Sly Dunbar che affianca Watts – ha superato la prova del tempo. «Forse troppo all’avanguardia per essere un singolo degli Stones», ha detto Jagger. Per Ian Astbury dei Cult, «dimostrarono che si poteva essere cool anche a 40 anni». E a 50? La domanda ci porta direttamente a…

 

The Worst

Da Voodoo Lounge, luglio 1994

Per una vita ha fatto il cane da guardia rock’n’roll, pronto a mordere quando Mick Jagger faceva impantanare la band in territori kitsch o sentimentali. E ora Keith Richards si ritrova una voce screziata dagli anni, un modo di cantare sgraziato ma affascinante, una vena malinconica struggente. Scritta in una cucina alle Barbados e registrata in Irlanda col violinista Frankie Gavin dei De Dannan, The Worst vale anche come una confessione dell’uomo: «L’ho detto subito: sono il peggior tipo che puoi frequentare». In fondo gli Stones non sono riff in Sol. Sono anche questo: Keith che «evoca un piccolo sentimento» e Mick che fa i cori.

 

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