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Le leggi del cambiamento di Kevin Parker

tame impala monomusicmagNiente Elephant, niente chitarroni, niente psichedelia. Restano giusto le droghe. Tre anni dopo Lonerism, l’album che l’ha trasformato nel santone della psichedelia 2.0, Kevin Parker porta i Tame Impala in una nuova dimensione. Del resto il tema del mutamento informa tutto quanto Currents, terzo album della one-man band del musicista australiano. È scritto nei testi, che propongono la narrazione parallela di una transizione personale e della fine di una storia d’amore. È agito nelle musiche, che si lasciano alle spalle la psichedelia dei primi due album per una sorta di psycho-pop elettronico dove si mescolano soft rock, disco, soul, funk. È invece intatto il talento di Parker nel costruire canzoni timbro per timbro, la sua attenzione ai particolari, l’immaginazione, quel suo modo di fare artigianato musicale. Al Guardian ha detto che l’ispirazione gli è venuta ascoltando in auto Staying Alive dei Bee Gees mentre era fatto di funghi psichedelici e di coca. L’avevo detto che le droghe non mancano.

Il cambiamento era nell’aria. Lo suggerivano la collaborazione con Mark Ronson, la rilettura di Michael Jackson, l’amore per i sintetizzatori che Parker non ha mai nascosto. Eppure il mutamento è piuttosto radicale e potrebbe spiazzare qualcuno. Il sound assemblato dal musicista nel suo studio personale a Perth è secco, meno distorto, benché carico d’eco e riverbero. Il timbro delle tastiere è di gran lunga preminente e anche quando ci sono, le chitarre spesso non sembrano tali. Non ci sono gli strati di strumenti su cui erano costruite certe vecchie canzoni, tutto è più minimale e sinuoso. E poi le melodie: ce ne sono alcune che riportano dritti al pop anni ’70, quello kitsch e d’alta classifica. Però Currents non suona né come una sperimentazione bislacca e nemmeno come un omaggio a stili del passato. Parker usa tutti gli elementi della moderna canzone pop: il minimalismo; le strutture che non si basano necessariamente su ritornelli forti; i suoni di sintetizzatore che diventano gesti musicali, per dirla con Chilly Gonzales; una voluta confusione fra suoni sintetici e “reali”; la manipolazione della voce. Nonostante i riferimenti rétro, Currents è perfettamente calato nel suo tempo.

currents vinileL’inizio è formidabile. Let It Happen è un trip mascherato da canzone pop. Come se provenisse da un vecchio vinile dai solchi danneggiati, la musica s’inceppa per poi riprendere ancora più evocativa, attraversando varie fasi trasformative. Suoni di vecchi sintetizzatori, spesso volutamente cheap, attraversano tutto l’album, linee di basso innervano le canzoni, mentre Parker cerca spesso e volentieri il suo registro canoro più alto e un tono vulnerabile e quasi femmineo, come si usava quarant’anni fa. La melodia sfacciatamente pop di The Moment e meglio ancora di Reality in Motion oppure la tastiera di Yes I’m Changing che neanche i Foreigner possono spiazzare chi ha amato i primi due album, e con la voce robotica di Past Life si oltrepassa il kitsch, ma la qualità di pezzi come Eventually, cuore emotivo dell’album basato sull’alternanza fra suoni tremolanti e un riff azzeccatissimo, fa passare ogni dubbio. In ’Cause I’m a Man, una specie di Jealous Guy dei giorni nostri, Parker finisce persino per evocare Marvin Gaye. Manca, e questo è un peccato, il senso di narrazione che le musiche di Lonerism suggerivano.

Chiamatelo break-up album, se vi piace. Fin dall’attacco di Let It Happen, un invito a non resistere al mutamento, Currents racconta un percorso accidentato verso il cambiamento che prevede anche il fatto di mettersi alle spalle la storia con la francese Melody Prochet dei Melody’s Echo Chamber. Eventually considera la fine della relazione dal punto di vista di chi lascia, non da quello tipico del pop di chi è lasciato – certo che quel «sarò più felice e vedrai che lo sarai anche tu, alla fine» è uno dei peggiori luoghi comuni che Parker poteva tirare fuori. Nelle 13 canzoni dell’album il rapporto fra ottimismo e pessimismo, fra la voglia di guardare avanti e la tentazione di voltarsi indietro è continuo. «Ho trovato un’altra versione di me stesso», annuncia il cantante nell’eloquente Yes I’m Changing. L’happy end però non c’è. Dopo una cinquantina di minuti si approda a New Person, Same Old Mistakes. «Mi sento una persona nuova», canta Parker e intanto il riff minaccioso racconta un’altra storia, e cioè che puoi cambiare pelle, ma vita è una forza che non puoi controllare. È uno dei tanti momenti che rendono Currents appassionante e avventuroso.

 

Pubblicato originariamente su Rockol

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