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Perché scrivere la verità quando puoi raccontare una bella storia?

White CarneyAvrete forse letto della faccenda Patrick Carney vs Jack White. Detta in breve, il batterista dei Black Keys ha raccontato ieri via Twitter di un incontro col chitarrista dei White Stripes avvenuto la sera prima. L’ha fatto in questi termini (la traduzione è di Rockol): «Non avevo mai incontrato Jack White. Fino a ieri sera. È arrivato in un bar di New York dove vado spesso con qualche amico e ha cercato di aggredirmi. Non mi sono picchiato e nessuno si è picchiato ma è stato pazzesco». Ha poi aggiunto: «Ecco perché suono: per gli stronzi prepotenti che mi fanno sentire una nullità. La musica è una cosa privata e non competitiva» e ha definito White «il corrispettivo umano della stupida maglietta di Billy Corgan con sopra scritto “Zero”».

Jack White diffonde ieri un comunicato stampa sull’accaduto: «Nessuno ha tentato di aggredirti, Patrick. Nessuno ti ha toccato e nessuno ha fatto il prepotente con te. Ti è stata fatta una domanda, tu non hai saputo dare una risposta e te ne sei andato via. Quindi smettila di frignare su Internet e iniziamo a parlare faccia a faccia come essere umani. Fine della storia». Chi ha ragione? Forse Carney, forse White, forse un po’ tutti e due e forse nessuno. Fatto sta che finalmente i due si parlano al telefono, Carney cancella i tweet accusatori tranne quello sul motivo per il quale fa musica e twitta: «Ho parlato con Jack per un’ora ed è un tipo a posto: tutto bene». Anche quest’ultimo tweet poi sparisce. Gli articoli che riportano anche questi fatti portano la data di ieri, lunedì 14. Ad esempio Pitchfork titola ieri alle 8 del mattino: «The Black Keys’ Patrick Carney Says Jack White Tried to Fight Him in a Bar, White Denies It», riportando la notizia nei termini corretti («Patrick Carney afferma che» e «White smentisce»).

Quindi, come dareste la notizia, se foste dei giornalisti? Il Fatto Quotidiano, oggi, ha deciso di ignorare completamente la versione di White e l’epilogo della vicenda ed esce on line con un articolo in cui si dà per certa la rissa e anzi si dice espressamente di un confronto fisico. Titolo: «Jack White fa a botte col batterista dei Black Keys: la rissa provocata dall’ex White Stripes in un bar di New York». L’articolo prende spunto dalla faccenda per fare considerazioni sul fatto che White sarebbe un rocker vecchio stampo e quindi incline al machismo. Il pezzo viene lanciato su Facebook accompagnato dal commento «L’odio che Jack White nutre per i Black Keys è esploso. E nel peggiore dei modi: finisce in rissa. Epica». È il giornalismo 2.0 che vive di clic e spaccia storytelling. Un alterco diventa una rissa epica. Perché scrivere la verità quando puoi raccontare una bella storia?

 

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