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I Dead Weather e i delitti di St. Louis

Stagger Lee aperturaAll’inizio sono quattro note ripetute quasi ossessivamente. Puoi sentire la corda che vibra sull’ultima nota e i piatti della batteria che marcano la seconda e la quarta battuta. È un suono semplice, persino ammaliante nella sua cupezza. È il suono di un mistero. Le note diventano cinque, quelle di prima più una. Non viene aggiunta alla fine della frase, ma all’inizio, come per dirci che quello che stiamo ascoltando, che andremo ad ascoltare è solo il frammento di una storia, che ci sono pezzi mancanti, che qualcosa finirà per sfuggirci. Entra il suono lancinante di una chitarra, una lunga, interminabile distorsione fatta vagare attorno a una nota centrale. Ora è chiaro che la storia che stiamo per ascoltare ci disturberà.

Three Dollar Hat è una canzone tratta dal nuovo album dei Dead Weather Dodge and Burn. Arriva dopo una decina di minuti e apre un nuovo scenario per il disco. Non è un pezzo fuori dall’ordinario, suonato in modo esemplare o frutto di un momento d’ispirazione particolare. Ma rappresenta il tentativo di Jack White di avvicinarsi al mistero di Stagger Lee. Non per risolverlo, ma per avvolgerlo in un altro enigma. L’ex cantante, chitarrista e compositore dei White Stripes si è già confrontato con Lee Shelton, noto anche come Stagolee, Stagger Lee o Stack-O-Lee. È uno dei miti della storia afroamericana, un giocatore d’azzardo e pappone che la notte di Natale del 1895 uccise in un saloon di St. Louis, Missouri Billy Lions, reo d’avergli preso il cappello Stetson durante un litigio. Documentata dalla stampa dell’epoca, diffusa tramite il passaparola, la storia è diventata una canzone folk. È passata di bocca in bocca e ha attraversato il Novecento, finendo nei repertori di Ma Rainey, di Bob Dylan, di Nick Cave che trasforma il protagonista in un figlio di puttana sadico. E pure di Jack White, che l’anno scorso l’ha suonata dal vivo a mo’ di risarcimento poetico per Cave il cui set a un festival di Montreal era stato interrotto impedendogli di finire la canzone. La cita pure Sananda Maitreya nell’ultimo album in cui si immagina che malvagi Signori del Tempo viaggino nel passato per uccidere Robert Johnson e incolpare Stagger Lee. Mentre la canzone entrava nella coscienza della popular music americana alimentando il serbatoio delle murder ballads in innumerevoli versioni, il suo protagonista diventava l’archetipo dell’uomo di colore duro e scaltro, per poi superare la linee di demarcazione razziale passando dal pubblico nero a quello bianco.

st louis map 1All’inizio sono quattro note, poi arriva il resto della storia. «Sono un uomo malvagio di nome Jackie Lee, faccio tutti secchi con una calibro 33», canta Jack White. Sulla scena appare anche Johnny e non è chiaro in che rapporti sia col protagonista. «Johnny non vedi che ami tutti tranne me?», dice Jackie Lee. Un attimo: di cosa sta parlando? Un bastardo che va in giro ad ammazzare gente recrimina circa la mancanza d’amore? «Jackie non ammazzarmi, ho tre bambini e una moglie tosta», replica Johnny. Jackie risponde: «Ti stai comportando da pazzo, che ne sai tu di cosa significa avere un bambino?». E poi: «Cosa mi può interessare dei tuoi figli e di tua moglie? Mi hai rubato il cappello e ora ti sparo». Eccolo, il cappello. Arrivati all’incirca a un terzo della canzone, l’assonanza fra Jackie Lee e Stagger Lee è evidente. Forse Jack White sta ricalcando la storia dell’omicidio di St. Louis. Abbiamo compreso lo scenario: Johnny gli ha rubato il cappello, un Three Dollar Hat, e ora Jackie lo vuole ammazzare.

Poi succede qualcosa d’inatteso. La musica si ferma per ripartire decisamente più vigorosa. Il riff di chitarra adesso è metallico e incalzante. Non è più il suono di una minaccia, è la colonna sonora di un attacco, è musica di chi vuole consumare una vendetta. La voce di una donna, che è poi quella di Alison Mosshart dei Kills, la “vera” cantante dei Dead Weather, fatica ad emergere dal frastuono. Il tono isterico e malato dei versi intonati da White è sostituito da un canto che lascia intendere un grande scombussolamento emotivo e una determinazione altrettanto potente. «Ho un coltello in mano», dice la donna. È mossa da un desiderio di distruzione e dalla veemenza che ci mette si direbbe che è intenzionata a usare l’arma. Si congeda dicendo: «Sono molto meglio di quel tuo cappello da tre dollari». Sull’eco di quel frastuono ripartono le quattro note che hanno aperto la canzone. Ora sembrano disegnare un punto interrogativo.

Siamo tornati in quel saloon e Jackie chiede al rivale se davvero vuole barattare la sua vita con un cappello da tre dollari. Non c’è risposta: il verso successivo ci informa che Jackie Lee è stato impiccato – immaginiamo giustiziato per l’omicidio di Johnny, ma questo il cantante non lo dice. L’ultima cosa che sentiamo, mentre la musica si è già spenta e ne resta solo l’eco, è la voce di Jack White che intona una diversa melodia: «Jackie e Johnny erano innamorati, oh che amore condividevano». È un accenno a un’altra celebre murder ballad chiamata Frankie and Johnny, la storia di una ragazza che scopre accidentalmente che il suo uomo la tradisce e lo uccide a colpi d’arma da fuoco.

st louis map 2È di questo che tratta Three Dollar Hat? Chi è la donna interpretata da Mosshart che si precipita sulla scena con un coltello in mano? È forse la «badass wife» di cui parla Johnny? Oppure è Frankie che al posto della pistola è armata di coltello? E che c’entra con Stagger Lee? Il Johnny di Jackie è lo stesso di Frankie? Frankie è anche un po’ Jackie? La canzone dei Dead Weather è congegnata in modo tale da eludere ogni spiegazione logica. Forse la risposta sta nella geografia urbana. Frankie and Johnny nacque romanzando un fatto di cronaca avvenuto nell’ottobre del 1899, quattro anni dopo l’omicidio di Billy Lions. Mossa da gelosia, la prostituta ventiduenne Frankie Baker uccise il fidanzato diciassettenne e musicista ragtime Albert Britt usando una calibro 38. Il fatto avvenne al 212 di Targee Street, guarda caso sempre a St. Louis, Missouri, a una dozzina di isolati di distanza dal saloon fra la Morgan e la Undicesima dove Shelton aveva sparato a Lions. «Le due vicende sono così intrecciate nella coscienza collettiva che alcuni confondono i due eventi», scrive Larry Wood nel libro Murder and Mayhem in Missouri.

Forse Three Dollar Hat vive fra quei due indirizzi, in un tempo diverso dal nostro. Forse è ambientata in un metamondo dove vivono gli archetipi dei traditional, una città di fantasmi dove sogni e pulsioni umane sono riprodotte secondo i canoni delle canzoni folk. Se quelle vecchie ballate suonano così vere e spietate è perché non offrono alcuna morale. Lo dice anche il finale di Frankie and Johnny: «Questa storia non ha morale, questa storia non ha finale. Questa storia mostra che non ti puoi fidare degli uomini». Però sulle canzoni tradizionali e sui fantasmi puoi sempre contare.

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