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“Montage of Heck”, canzone per canzone

KurtCobain_MOHLa buona notizia è che la figurina del rocker che s’aggrappa esausto alla chitarra elettrica per non naufragare in un mare d’angoscia esistenziale qua dentro non c’è. Al suo posto c’è un ventenne che si alza a mezzogiorno, mangia schifezze e gioca col registratore mentre la fidanzata è al lavoro. E insomma il mito è sostituito da un ragazzo in cane e ossa che intreccia i fili della sua creatività, anche se nella seconda parte del disco effettivamente l’atmosfera si fa più ombrosa, sofferta. La cattiva notizia è che il disco non contiene alcuna creazione del cantante degna d’essere accostata al repertorio dei Nirvana. Montage of Heck: the Home Recordings, nei negozi il 13 novembre, è un viaggio nell’immaginario e nel processo creativo di Kurt Cobain. S’accompagna perfettamente al film di Brett Morgen di cui è appendice – non a caso, queste 31 registrazioni casalinghe sono state selezionate proprio dal regista cui gli eredi hanno dato carta bianca. Morgen è partito dalle canzoni incluse nel film per poi staccarsi dal concetto tradizionale di colonna sonora e costruire l’album come una sorta di mixtape che va dalla fine degli anni ’80 al rapporto con Courtney Love e alla vigilia del suicidio del cantante. Scopo: pescare il meglio da 200 ore di nastri esistenti e dare l’impressione di essere lì con Cobain, mentre assembla le sue cassette.

Montage of Heck è in tutto e per tutto di un disco del solo Cobain avendo Morgen escluso volontariamente incisioni effettuate col gruppo. Privato del supporto dei Nirvana e colto nella vulnerabilità del contesto casalingo, mentre prende appunti sonori, Cobain appare nella sua forza espressiva e con i suoi difetti di musicista. È tutto molto approssimativo, eppure nel suo insieme Montage of Heck racconta qualcosa del mondo del cantante. Rispetto ad operazioni analoghe di recupero di demo e registrazioni casalinghe, penso ad esempio alla Anthology di John Lennon, Montage of Heck si presenta come un lavoro in linea con la poetica del suo (involontario) autore che era solito confezionare collage sonori su audiocassette, una cornice concettuale che dovrebbe servire per nobilitare l’album, ma alcune versioni di brani noti sono trascurabili, gli inediti appena abbozzati, gli esperimenti sonori di poco valore. Il nirvana musicale è molto lontano. Ecco che cosa contiene il disco, canzone per canzone. Ne esiste anche una versione standard con 13 pezzi (indicati con l’asterisco).

The Yodel Song * In pratica, la quintessenza del riff dei Nirvana con Kurt Cobain alla chitarra acustica e l’accompagnamento di vocalizzi e qualche yodel, da cui il titolo. Finisce con Cobain che dice «Questa chitarra sembra scordata». L’accordatura e l’intonazione, si scoprirà strada facendo, non sono effettivamente il forte di Montage of Heck.

Been a Son (Early Demo) * Somiglia non tanto al pezzo dei Nirvana originariamente incluso in Incesticide quanto alla versione inclusa nel cofanetto With the Lights Out e registrata dal solo Cobain per la radio KAOS di Olympia nel 1990. Il canto sussurrato e insicuro sembra quello di chi sta imparando una canzone nuova.

What More Can I Say Un collage elettrico già sentito in parte durante il film, una bozza di canzone in cui Cobain si misura con una struttura che alterna parti vuote e piene tanto cara ai Nirvana. La qualità audio è scarsa, ma c’è la sorpresa di una sorta di falsetto.

1988 Capitol Lake Jam Commercial Un minuto e mezzo, niente musica, bensì la parodia di una pubblicità radiofonica per il piccolo festival al Capitol Lake Park di Olympia con Soundgarden e My Name a cui i Nirvana parteciparono il 20 agosto 1988.

The Happy Guitar * Uno strumentale eseguito alla chitarra acustica in modo insolitamente rilassato, privo della tensione che solitamente caratterizza le performance di Cobain.

Montage Of Kurt Un montaggio sonoro di due minuti fra vocette, effetti, eco, suoni concreti, un frammento di canzone.

Beans Una sorta di scherzo sonoro: voce da bambino, chitarra suonata in modo elementare.

Burn the Rain Più che una canzone, un modo per raccontare come passava le giornate il cantante nell’appartamento che divideva con la fidanzata Tracy Marander a Olympia. Inizia come una canzone per voce e chitarra, qualcosa col feeling di Something in the Way. Poi suona il telefono, Cobain smette di suonare e risponde: «Pronto? No, non c’è, è al lavoro. Ok…». Fine della registrazione.

Clean Up Before She Comes (Early Demo) * Siamo nello stesso appartamento di Olympia. Prima di uscire di casa per andare al lavoro, Marander è solita ricordare al fidanzato di fare le pulizie. Lui ci scrive una canzone già emersa in una versione lievemente più elaborata nel cofanetto With the Lights Out. È comunque uno dei pezzi più completi inclusi in Montage. A quanto pare, il brano è stato risuonato da Cobain con Pat Smear ed Eric Erlandson in una session nel marzo 1994 nella casa dove si sarebbe ucciso un mese dopo.

Reverb Experiment * Cobain gioca con riverbero e distorsione della sua chitarra elettrica per tre minuti.

Montage Of Kurt II Un altro collage di vocette e rumori, una sorta di cartoon perverso.

Rehash Un riffone pesante e Cobain che mima un cantante metal prima di ripetere ossessivamente «rehash». Il termine significa anche rimasticatura e il pezzo ha tutta l’aria della parodia di chi per l’appunto rimastica il metal. Cobain non si prende neanche la briga di suonare l’assolo: lo chiama a voce, «solo!». Nel finale, «rehash» diventa per assonanza «smoke hash», fuma l’hashish. Qualità audio pessima.

You Can’t Change Me / Burn My Britches / Something in the Way (Early Demo) * Se è vero che Something in the Way fu scritta verso la fine del 1990, questo medley di tre canzoni deve risalire a quel periodo. Cobain è alla chitarra elettrica e per i primi due pezzi tira fuori il suo tono più roco, facendo l’imitazione di se stesso mentre urla, per poi passare a stonare terribilmente nell’accenno di Something in the Way. Ci sono passaggi interessanti, ma il tutto è ben lontano dall’essere rifinito. Non è nemmeno chiaro se Cobain stesse stesse giocando o annotando seriamente idee per nuove canzoni, o entrambe le cose.

Scoff (Early Demo) * Per quel poco che l’audio permette di ascoltare, più che un demo della canzone di Bleach sembra una sua caricatura di 37 secondi.

Montage of Heck deluxeAberdeen Niente musica, qui. Esattamente come nel film dove le sue parole erano accompagnate dalle animazioni, Cobain racconta la scoperta della marijuana, la sua grama vita sessuale ad Aberdeen, il famigerato rapporto con una ragazza ritardata e il conseguente suo primo tentativo di suicidio. Se fino a questo punto Montage ha avuto il carattere giocoso del collage sonoro, da questo punto in poi l’atmosfera si fa più cupa.

Bright Smile Due minuti scarsi di chitarra elettrica effettata e canto sottile, molto alto. Un piccolo esperimento quasi british folk.

Underground Celebritism Un abbozzo di strofa, nemmeno 30 secondi registrati in modo approssimativo per voce e chitarra.

Retreat Un altro strumentale per chitarra acustica, una frase ripetuta con insistenza e appena adombrata da un filo di inquietudine cui Cobain aggiunge qualche vocalizzo nel finale.

Desire * La bozza di una canzone cantata in modo sussurrato, e francamente stonato. Ha un suo fascino ed è perfettamente integrata nel canone dei Nirvana. In questa versione è ben poca cosa, ma è facile immaginarla arrangiata e registrata in veste elettrica.

And I Love Her * L’amore di Cobain per i Beatles e per John Lennon in particolare è cosa nota, ma fa comunque un certo effetto sentirlo alle prese non solo con un pezzo che è più di Paul McCartney che di Lennon, per di più una canzone spudoratamente d’amore. La dedica implicita è a Courtney Love, ma l’esecuzione è approssimativa. È comunque la cosa che, nel disco, somiglia più a una vera canzone. Esce il 4 dicembre su 45 giri con Sappy (Early Demo) sul retro.

Sea Monkeys «Paula Abdul è un gamberetto in salamoia», dice Cobain in questa racconto senza musica di un minuto.

Sappy (Early Demo) * «E se dici le preghiere, farai felice Dio». Già nota nella versione dei Nirvana nella compilation No Alternative e nel cofanetto With the Lights Out, Sappy è resa qui in modo spettrale per chitarra e voce, lenta e affascinante. Sconta giusto il carattere casalingo della performance e della registrazione.

Letters to Frances * Più si procede nell’ascolto, più si ha l’impressione di attraversare la vita di Cobain. Il ragazzo che giocava col registratore è sostituito dal padre. Frances è infatti il nome della figlia del cantante, nata nell’agosto 1992, omaggiata con uno strumentale alla chitarra acustica in cui Cobain incespica.

Scream Rumore bianco e un urlo, il tutto ripetuto per 32 secondi.

Frances Farmer Will Have Her Revenge on Seattle (Demo) * La dedica all’attrice di Seattle, che trovò la sua perfetta realizzazione nell’album dei 1993 In Utero, è offerta qui in un demo acustico che non aggiunge nulla a quanto sappiamo.

Kurt Ambiance Mezzo minuto di rumori d’ambiente quasi inaudibili.

She Only Lies * Una canzone da mettere a punto che se non altro sembra completa nella strofa. Il testo sembra descrivere un rapporto di coppia complicato (con Courtney Love?): «Lei non fa altro che mentire […] io non faccio altro che piangere per farla sentire in colpa». L’esecuzione molto informale ne fa un semplice appunto sonoro, però promettente.

Kurt Audio Collage Rumori di acqua che scorre e cinguettii di uccellini.

Poison’s Gone L’attacco promette una canzone aggressiva, lo sviluppo finisce dalle parti di Something in the Way, il finale è di nuovo movimentato. Dopo circa 2 minuti squilla il telefono e il pezzo finisce.

Rhesus Monkey Un breve reading recitato a velocità supersonica. «Se non amo me stesso, come faccio a vivere e ad amare te? Domande domande…».

Do Re Mi (Medley) Una delle ultime cose incise da Cobain, già nota nel demo di 4 minuti e mezzo del 1994 incluso nel cofanetto With the Lights Out. È interessante non tanto dal punto di vista musicale, ma per il trasporto che Cobain mette nella prima parte dove la sua voce assume un tono quasi nasale e per il carattere straziato e quasi esausto della seconda, divisa nettamente dalla prima e registrata evidentemente in un’altra occasione. Al momento di scrivere queste righe non sono state diffuse note dettagliate sull’origine di questa e delle altre canzoni dell’album, ma è noto che Cobain incise l’ultima versione di Do Re Mi nella sua casa di Seattle il 25 marzo, il giorno in cui Courtney Love, i suoi manager, gli amici e un terapista organizzarono un confronto per convincerlo a disintossicarsi. Lui si era appena fatto d’eroina. Li guardò uno a uno negli occhi e disse: «Chi cazzo siete per dirmi questo?».

 

Pubblicato originariamente su Rockol

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