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Da riscoprire: la storia di “Vs”

Pearl Jam 1993Nell’autunno del 1993 il grunge è ovunque. Nelle classifiche di vendita, su MTV, in radio, persino nelle pagine di gossip e nelle sfilate di moda. In cima alle preferenze degli americani ci sono i Pearl Jam, da Seattle. Reduce dalla pubblicazione del best seller Ten e di un tour massacrante, la band reagisce alla pressione radicalizzando sound e idee. Vs, che esce in quell’autunno caldo per il rock, è una sfida lanciata a chi vuole mettere le mani sulla loro musica e a chi li considera marionette manovrate dalle multinazionali. È il disco di Daughter e Rearviewmirror, classici che animeranno centinaia di concerti. È l’album in cui i Pearl Jam prendono in mano le redini della loro carriera, inaugurano la collaborazione col produttore Brendan O’Brien e trovano il proprio sound, una miscela fulminante di vecchio e nuovo rock finalmente priva dei riverberi dell’esordio. Idee, drammi e aspirazioni della cosiddetta nazione alternativa vengono tradotti in musiche d’immenso successo.

Il gruppo che nella primavera del 1993 entra nello studio di registrazione Site a San Rafael, California è decisamente tormentato. Il successo di Ten è stato enorme e improvviso, e ha sconquassato gli equilibri interni alla formazione. In quello studio, poi, emergono le differenze caratteriali. Il chitarrista e co-autore di molti successi della band Stone Gossard si gode le comodità del posto, che offre alloggio di lusso e un cuoco a disposizione, e va in sala d’incisione in accappatoio e pantofole. Al contrario, il cantante Eddie Vedder si sente a disagio e si rifugia in auto oppure nella sauna. Quell’ambiente lussuoso gli impedisce di scrivere degli argomenti che gli stanno a cuore: «La gente e la società, il caos e la confusione. E rispondere alla domanda: cosa ci facciamo qui?». Le canzoni nate da quel travaglio hanno spesso un carattere forte, sono molto più veloci, brucianti e sporche di quelle apparse su Ten. Sono riflessioni crude sulla diffusione delle armi negli Stati Uniti (Glorified G, nata da un dialogo col batterista Dave Abbruzzese: «Hai una pistola?», «In realtà ne ho due»), sul razzismo della polizia (W.M.A.), sulle bassezze di cui è capace l’uomo (Rats), su un dissidente tradito dalla donna che lo ospita (Dissident). Ma c’è anche un pezzo brutale sull’invadenza dei mass media chiamato Blood; l’invito a mollare gli indugi e gettarsi nella mischia di Leash, in cui riecheggia la storia di Why Go; una vicenda di molestie da cui il/la protagonista riesce a fuggire. Quest’ultima canzone, Rearviewmirror, diventerà uno dei grandi inni dei Pearl Jam, un rito liberatorio arricchito in concerto da lunghe digressioni strumentali.

Spesso le canzoni nascono da jam. Grazie all’apporto di Abbruzzese e a un nuovo livello d’affiatamento acquisito andando in tour assieme, i Pearl Jam suonano strepitosamente bene. Strette in una cornice sonora vibrante, che a tratti lambisce l’hardcore, le canzoni offrono un nuovo carattere al quintetto, che ne esce con un profilo più arrabbiato e puntuto, selvaggio e a tratti funky. Eppure, sul modello di quanto fatto dai R.E.M. nel disco del 1988 Green e influenzati dalla capacità dei Led Zeppelin di alternare hard rock e ballate, i cinque inseriscono nel disco tre pezzi lenti, di cui due di chiara marca folk. In Daughter, nata un anno prima nel bagno di un albergo, Vedder torna a uno dei temi chiave di Ten, quello delle famiglie in cui si consumano abusi. Con un testo semplice e attraverso poche immagini suggestive, si mette nei panni di una ragazza che trova la forza di reagire. Elderly Woman Behind the Counter in a Small Town è invece un quadretto di provincia, un incontro fra due anziani che si sono tanto amati in passato, non esattamente l’argomento che ci si aspetta dal «Messia recalcitrante», come la stampa descrive in quel periodo Vedder. L’album si chiude sulle note di Indifference, un giuramento di fedeltà a certi valori dall’intensità quasi dolorosa.

vsNel loro insieme, le canzoni di Vs configurano una sorta di manuale di sopravvivenza per venti-trentenni d’inizio anni ’90, uno spaccato di vita sociale nell’America di Bill Clinton, un concentrato di conflitti personali e politici. Durante le session, Vedder presenta un’altra canzone formidabile intitolata Better Man. Scritta molti anni prima per una band chiamata Bad Radio, è la storia amara della resa di una donna che al posto di scappare dal proprio partner – anaffettivo? ingiurioso? violento? – gli resta accanto dichiarando di non «riuscire a trovare un uomo migliore». Brendan O’Brien l’accoglie con entusiasmo, affermando che sarà un successo. La cosa indispettisce Vedder che elimina il pezzo dalla scaletta dell’album e a un certo punto pensa persino di cederlo a Chrissie Hynde. Better Man riapparirà un anno dopo all’interno di Vitalogy.

Mai s’è vista all’opera una strategia di autosabotaggio da parte di un band tanto popolare. Vedder in particolare, non s’è perdonato il successo di Ten e non sopporta l’idea d’essere accomunato ai fenomeni sfornati ciclicamente dall’industria discografica. I Pearl Jam devono ribadire la robustezza delle proprie radici “indipendenti” e l’adesione a certi valori, perciò lanciano l’album concedendo una sola intervista a livello mondiale, al giornalista e regista Cameron Crowe, l’uomo che nel 2011 firmerà il documentario ufficiale Pearl Jam Twenty. Una scelta per niente facile in un’epoca in cui Internet non esiste e la stampa può contribuire fattivamente al successo di un disco. È ancora più radicale la scelta di non girare alcun videoclip, una decisione presa anche per strappare l’immagine del gruppo dalle mani dell’allora potentissima MTV. Il clamore che ha circondato i primi clip della band, e in particolare quello di Jeremy, ha irritato Vedder. Come se non bastasse, per lanciare l’album viene scelto un singolo anticommerciale come Go. Per non farlo entrare nelle charts inglesi viene allegata al cd singolo un’audiocassetta contenente una versione dal vivo di Animal che lo esclude automaticamente dal computo valido per la classifica UK.

Quando si tratta di scegliere il titolo dell’album, viene scelto il provocatorio Five Against One, dalla parte bofonchiata del testo di Animal, un modo per evocare la lotta dei cinque musicisti contro il mondo. Solo all’ultimo momento viene cambiato in Vs, dal significato simile. Alcune cassette usciranno col vecchio titolo, i compact disc con la sola scritta Pearl Jam. I tentativi di sabotarne la popolarità sono vani: Vs è un altro successo. Non paragonabile a Ten in termini di copie vendute (negli Stati Uniti, all’incirca 6 milioni contro i 10 del debutto), ma comunque stupefacente. Pubblicato il 19 ottobre 1993, Vs vende nella prima settimana oltre 950.000 copie solo negli Stati Uniti: fino a quel momento, nessun album nella storia della discografia è stato comprato da altrettante persone nei primi sette giorni. Pur rifiutando le regole del gioco, i Pearl Jam continuano ad essere la band più amata d’America.

 

Pubblicato originariamente su Rockol

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