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Il live di Roger Waters riporta “The Wall” al suo significato originario

roger-waters-the-wallI power chords di In the Flesh? spazzano via brutalmente la mesta melodia intonata da una tromba. Prima d’arrivare a un requiem per i morti in guerra e a una sorta di pacificazione per il tormentato protagonista dell’opera, alter ego di Roger Waters, bisognerà passare per un buon numero di tormenti personali, fare i conti col sistema educativo, con una società repressiva, con l’amore soffocante della propria madre, con una moglie fedifraga. Ci sarà poco sesso e tanta solitudine, deliri nazistoidi e sedute d’autocoscienza allucinate, e un bel po’ di disprezzo sputato verso il pubblico. Questo suggerisce il riff di In the Flesh? che apre il doppio disco dal vivo in cui Waters ripropone fedelmente The Wall: la realtà è un pugno allo stomaco che devi essere pronto a incassare. Non è uno spettacolo d’intrattenimento come gli altri. I 103 minuti di Roger Waters The Wall sono densi, carichi e spettacolari, suonati con precisione chirurgica, pieni zeppi di momenti eccitanti, con alcune pagine memorabili.

Fino al 1990 lo show di The Wall era leggendario quanto misterioso. Pochi fortunati avevano assistito alle 31 performance che i Pink Floyd avevano distribuito nel biennio 1980-81. Non c’erano dischi dal vivo, né testimonianze video ufficiali, solo racconti giornalistici, qualche rara fotografia, bootleg dall’audio discutibile. La rappresentazione di The Wall era avvolta nel mito. L’opera rock è stata riportata in vita a Berlino nel 1990 per celebrare la caduta del Muro; nel 2000 i Pink Floyd hanno pubblicato il doppio album dal vivo registrato nell’80-81 Is There Anybody Out There?; tra il 2010 e il 2013 lo show nella nuova versione del suo creatore Roger Waters è stato replicato 219 volte. Ecco perché dopo questi precedenti e dopo il film di cui l’album è colonna sonora e che viene pubblicato parallelamente in dvd, Roger Waters The Wall è tutto tranne che un disco sorprendente. È teatro rock e in quanto tale prevede un copione da cui si può uscire solo marginalmente. Tutto è studiato nei minimi particolari e si ripete tale e quale ogni sera. È un album antistorico, questo: in un periodo di video di scarsa qualità postati su YouTube, di frammenti di concerto pubblicati in tempo reale via Periscope, di bootleg ufficiali che catturano un qui-e-ora, Waters ricostruisce la sua opera in modo pulito, perfetto, idealizzato.

Ascoltatelo su un buon impianto, in cuffia. Su cd, non in streaming o su file compressi. Roger Waters The Wall ha un suono favoloso e una gran dinamica. Non comunica solo attraverso le canzoni e le performance, ma anche con la forza espressiva del suono. Prodotto da Nigel Godrich e registrato fra Manchester, Atene, Buenos Aires e Quebec City (quest’ultima città non è citata nel libretto, lo deduco dall’introduzione a Mother), il live è talmente pulito da far sorgere il sospetto che sia stato ampiamente rimaneggiato. Accompagnato da una band di undici elementi, compresi quattro coristi maschi e ben tre chitarristi (Snowy White, G.E. Smith e Dave Kilminster, cui sono affidate le parti più dure), Waters ha rinnovato i timbri dell’opera, aggiunto qualche passaggio fugace, ampliato alcuni strumentali di qualche battuta. Certi graffi sonori non cambiano radicalmente l’opera, però rinnovano il piacere di ascoltarla, ad esempio nel back up di Young Lust o nell’intro di The Show must Go On. L’enfasi non è posta sui passaggi poetici – e ce n’erano, eccome, nel 1979 – ma su quelli spettacolari. E così, ad esempio, Comfortably Numb non rende quanto un tempo e le performance vocali di Robbie Wyckoff, chiamato a interpretare le parti di David Gilmour, non sono superlative. Ovviamente rispetto ai concerti che abbiamo visto in Italia, il disco permette d’ascoltare particolari altrimenti inaudibili, come la divisione delle chitarre sui due canali in In the Flesh? o la voce raddoppiata in Empty Spaces. Nonostante Godrich alzi occasionalmente il volume del pubblico, questo resta sullo sfondo e in certi passaggi si ha la sensazione d’ascoltare un disco registrato in studio.

Roger Waters canta bene – fin troppo bene, dicono i maligni – con un solo momento sottotono nella nuova The Ballad of Jean Charles de Menezes, l’unica canzone non presente nell’originale del ’79, né nel live dell’80-81. È dedicata al giovane brasiliano ucciso nel 2005 nella metropolitana di Londra dalla polizia inglese, che lo scambiò per un terrorista e va aggiungersi alla lista di canzoni minori che Waters ha pubblicato dal 1992 a oggi: poco materiale, quasi sempre prescindibile. What Shall We Do Now?, esclusa dall’album del ’79, era già nello show dell’81, così come i tre minuti del collage strumentale Last Few Bricks che serviva a fornire un commento alle ultime fasi di costruzione del muro. Altra musica sarà contenuta nell’edizione super deluxe in 3000 copie numerate e autografate già prenotabili a 500 dollari l’una (tasse e spese di spedizione escluse) e disponibili nel 2016. Una confezione apribile in cinque parti ospiterà i due cd del live, 3 dvd del film con vari bonus, un libro di 170 pagine e quattro dischi in vinile, tre per il concerto dal vivo e uno con la musica di commento composta appositamente per il film.

Tra il 2010 e il 2013 Roger Waters è riuscito nell’impresa di riproporre la sua opera rock più famosa senza stravolgerla, ma caricandola di nuovi significati. E così la downward spiral del protagonista (copyright Trent Reznor, uno chiaramente influenzato da The Wall) s’è trasformata in una narrazione politica e il muro da simbolo d’incomunicabilità della rock star è diventato metafora ampia e attuale. Tutto ciò è raccontato meravigliosamente bene nel film, ma per evidenti ragioni traspare molto meno dall’album dal vivo. Privato di parte dei suoi elementi d’attualità, il concerto riporta The Wall al suo significato originario. Suona come una riproposizione d’altissimo livello che, dal punto di vista strettamente musicale, non aggiunge granché all’opera che conosciamo. Ma è comunque un gran bel souvenir del tour, un’esperienza sonora favolosa, e forse l’ultimo tassello dell’epopea di The Wall.

the wall super deluxe

 

Pubblicato originariamente su Rockol

 

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