Post

10 dischi per il 2015

Album 2015 MonoIl 2015 è iniziato con Prince che alla cerimonia dei 57esimi Grammy Awards dice che gli album contano ancora («Like books and black lives, albums still matter») ed è finito con la diffusione dei dati secondo cui solo un utente su dieci di Spotify ascolta un album per intero. In mezzo ci sta tanta musica e parecchi dischi ricchi di idee e talenti. Ne ho scelti dieci senza la pretesa di selezionare i migliori dell’anno. Sono quelli che più mi hanno colpito, che ho ascoltato, che mi hanno raccontato qualcosa. Hanno tutti, o quasi, una cosa in comune: devono la loro forza non solo all’eloquenza delle singole canzoni, ma al potenziale espressivo di un concept, all’idea che un disco è qualcosa di più della somma delle canzoni che contiene. Perciò no, l’album non morirà finché gente come Kendrick Lamar e Sufjan Stevens, o Iosonouncane qui in Italia, lo userà per raccontare grandi storie.

Algiers_coverL’album omonimo degli Algiers è stato, per Mono, una delle sorprese del 2015: pop d’avanguardia con beat marziali, strumenti effettati, bordoni di tastiere elettroniche, cori gospel da giorno del giudizio. Si racconta l’America con tono spiritato, mettendo assieme i canti degli schiavi di fine Ottocento e i cori di protesta di Ferguson, Marx e il soul anni ’60. Leggi anche: Il gospel secondo gli Algiers

bjork vulnicuraVulnicura è il diario sonoro della dissoluzione della storia fra Björk e l’artista Matthew Barney, e ne è al contempo la cura. Parole semplici s’abbinano a musiche dove s’incontrano archi ed elettronica, testi strazianti emergono per contrasto da una tela sonora raffinata. L’artista che ha racchiuso il cosmo in un cd ora canta d’amore. Leggi anche: Vulnicura, l’impressionismo pop di Björk

tomorrow is my turnTomorrow Is My Turn di Rhiannon Giddens è una prodigiosa ricognizione di cent’anni di musica al femminile registrata con l’aiuto del produttore numero uno nel campo dei suoni americani neotradizionali, T Bone Burnett. «Faccio questo lavoro da cinquant’anni» ha detto il produttore «e non ho mai ascoltato nulla di simile». Leggi anche: Rhiannon Giddens, il folk è donna

platformArtista che si muove da qualche parte fra pop, avanguardia ed elettronica, la Holly Herndon di Platform mira a dimostrare il carattere umano e persino poetico dei flussi di dati che veicolano la nostra vita emotiva in un mondo che ci ripete ogni giorno quanto sia fredda e spersonalizzante l’esperienza digitale. Leggi anche: Holly Herndon, uno spazio digitale condiviso

ibeyiUn progetto sulla gemellanza e sulla morte, miscela di armonie vocali delicate, semplici percussioni, manipolazioni elettroniche, un tocco naïf. Di discendenza Yoruba, le Ibeyi sono francesi, figlie del cubano Miguel Angá Díaz (Buena Vista Social Club) e costruiscono sottili stratificazioni sonore che somigliano a esorcismi pop. Leggi anche: Ibeyi, le gemelle che esorcizzano la morte

die coverSuoni primitivi, sconquassanti, terragni. Strumenti tradizionali ed elettronici fusi in modo organico. Musiche eloquenti e immaginifiche. Parole che sembrano scolpite, segni elementari che parlano di natura e di morte. Siamo in tanti a dire che Die di Iosonouncane è l’album italiano del 2015. Leggi anche: Solo le note necessarie: il racconto sonoro di Iosonouncane

to-pimp-a-butterflyTo Pimp a Butterfly di Kendrick Lamar è una parabola sull’artista nero e per estensione sull’afroamericano nel XXI secolo, un lungo dialogo interiore, un formidabile contenitore di suoni e parole cumulate con libertà e talento dove s’intrecciano significati psicologici, sociali, politici, religiosi, musicali. Leggi anche: Epopea razziale e redenzione personale nel capolavoro di Kendrick Lamar

diversCi sono cantautrici in grado di creare mondi: Joanna Newsom è una di esse. Divers non è sorprendente quanto Ys e non è monumentale quanto Have One on Me, ma offre un perfetto bilanciamento di tutti gli elementi che rendono interessante l’artista, più uno stile canoro mai così duttile e capriccioso. Assorbirlo tutto in una volta è impossibile – i testi stordiscono per i riferimenti e il carico di immagini – farlo lentamente è un piacere.

No_Cities_to_Love_coverLe Sleater-Kinney si rimettono assieme per incidere una raccolta di canzoni veloci, affilate, che non danno tregua, incentrate sui concetti di lotta, comunità, coscienza, relazioni. No Cities to Love è una chiassosa affermazione di vitalità ed evoca il senso di provvisorietà della reunion del trio. Leggi anche: Sleater-Kinney, storia di una reunion precaria

carrie lowellCarrie & Lowell dà un suono al lutto e misura il bisogno disperato di avere una madre. Sufjan Stevens evoca nei testi confusione emotiva e dolore, eppure la musica trasmette un senso di serenità quasi incantata e mette in fila scene acustiche costruite con pochi strumenti, ma incredibilmente efficaci nella loro delicatezza. Leggi anche: Il viaggio nel dolore di Carrie, Lowell e Sufjan

 

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...