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Con Sia la morte si fa pop

Sia Reaper MonomusicmagCon il ritornello cantabile e l’energia che ha, la nuova canzone di Sia potrebbe essere scambiata per una di quelle feel good songs da stonare a squarciagola, e senza pensieri. Le ombre di certe creazioni della cantautrice australiana paiono dissolte in un canto celebrativo che il pop contemporaneo raramente si concede preferendo tinte più scure e tessiture più complesse. E invece Reaper parla di morte. Parla di sopravvivere a un tentato suicidio e di rimandare l’appuntamento con la Mietitrice, che non è poi tanto triste e in una canzone le si può persino dare del tu.

Che si riferisca o meno al tentato suicidio del 2010, quando Sia Furler annaspava nel bel mezzo di una crisi personale condita da droga e alcol, la canzone anticipa di tre settimane l’album This Is Acting. Nasce da un rifiuto, come quasi tutte le canzoni del disco: è stata scritta e prodotta con Kanye West per il nuovo lavoro di Rihanna Anti, ma non ha passato la selezione finale. «Mi trascinano in una session dicendomi che ci sarebbero stati Rihanna e Kanye, e invece loro non si fanno vivi», ha detto a Rolling Stone Furler, che per la popstar originaria delle Barbados ha firmato in passato Diamonds, oltre 7 milioni di copie vendute. E poi: «Non sono affezionata alla canzone. È divertente, ma non mi premeva inserirla nell’album. Piace al mio manager e perciò l’ho messa per lui».

È stata la decisione di nascondersi per un po’ scrivendo per altri – Beyoncé, Katy Perry, Jessie J, Britney Spears, Eminem, Kylie Minogue, Ne-Yo, Maroon 5, Shakira, la stessa Rihanna, l’elenco è piuttosto lungo – che ha aiutato Furler ha superare la crisi e diventare una delle autrici di maggior successo del pop contemporaneo. Il primo album dopo il tentato suicidio, 1000 Forms of Fear del 2014, è stato accompagnato da una campagna promozionale inusuale in cui Sia ha mostrato raramente il viso, nascondendolo dietro un’iconica parrucca bionda, oggi bicolore. La cosa non ha impedito al singolo Chandelier di guadagnare quattro nomination ai Grammy e all’album di arrivare in cima alla classifica americana e poco più sotto in quella britannica. E intanto Sia spediva di fronte alla telecamere al posto suo una bambinetta di 11 anni e posava per Billboard con un sacchetto di carta sulla testa.

E così in Reaper Sia si rivolge direttamente alla Mietitrice su un beat che sembra fatto apposta per battere le mani, introdotto da alcune note di sintetizzatore tanto elementari da sfiorare il ridicolo. «Non venire per me, non oggi», canta Sia evocando vagamente il carattere innodico del gospel, portandosi dietro una scia di lievi accompagnamenti vocali. E quando arriva il ritornello, un organo entra in scena e basso srotola un giro funkeggiante: «Sei venuta a prendermi, ero così vicina ai cancelli del paradiso, e invece no, non oggi». Perciò, canta in modo spudorato, «torna quando sarò pronta per andarmene. Ho cose da bere e uomini da stringere. Oh no baby, no baby, not today». Non sarà un testo importante e Reaper non sarà una canzone fondamentale, nemmeno per chi l’ha scritta, ma di rado la morte s’è fatta cantare con tanta corroborante leggerezza.

 

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