Articoli

Maître Gims, la storia di successo del rapper sans papier che ama i brand occidentali

Maitre Gims monomusicmag

Se siete fra i tanti che nelle ultime settimane hanno cercato su Shazam un pezzo in francese in cui una voce maschile chiede «Est-ce que tu m’aimes? Je sais pas si je t’aime», il nome di Maître Gims dovrebbe risultarvi famigliare. Rapper d’oltralpe nato nella Repubblica Democratica del Congo, uscito dalla scuola dei duri del gruppo Sexion d’Assaut, s’è convertito col secondo album Mon coeur avait raison a un pop cosmopolita che si pone le solite, eterne domande sull’amore. Si è convertito a metà, a dire il vero. Perché il disco è doppio, coi due cd chiamati come le pillole blu e rosse di Matrix. E quindi da una parte ci sono le canzoni pop come Est-ce que tu m’aimes? che ascolteremo a Sanremo (Pilule blue) e il duetto con Sia Je te pardonne, dall’altra i rap (Pilule rouge). «Decisione inevitabile», spiega Gims. «Ho fan del rap intransigenti che non volevo abbandonare, ma anche un pubblico più ampio legato al pop che mi ha scoperto con canzoni del disco precedente come Bella e J’me tire. Non volevo scontentare nessuno». Già, perché quello di Maître Gims è un brand inclusivo e trasversale.

In un certo senso, il rap di Gims è la rivincita del centro sulla banlieue, e non solo perché per un certo periodo ha vissuto nel nono arrondissement, quello di Place de l’Opéra e delle Galeries Lafayette. «Un tempo l’hip-hop francese veniva dalle periferie. Parlo della generazione gangsta e dei testi politicizzati. Ma la musica evolve e oggi ci siamo noi. La gente è stufa di rap impegnato e di prese di posizione che portano all’odio. L’hip-hop può essere anche divertimento. Oggi in Francia lo sentono tutti: bianchi, neri, magrebini… secondo me anche la famiglia Le Pen ascolta l’hip-hop». Di sicuro Marine e Marion non avrebbero nulla da ridire sui testi d’amore del disco blu come Est-ce que tu m’aimes?, da quattro settimane il singolo più venduto in Italia, uno dei più trasmessi dalle radio. «È un pezzo personale», spiega il rapper. «È una domanda che mi sono posto, e che prima o poi si fanno tutti: amo questa persona oppure ci sto assieme per abitudine?».

La storia di successo di Maître Gims, vero nome Gandhi Djuna, inizia come tante oggigiorno, con un viaggio. Ha raccontato la sua storia di sans papier nel libro Vise le soleil. È arrivato in Francia coi genitori all’età di 2 anni, senza doversi sobbarcare un viaggio della speranza. Il padre Djanana era infatti un cantante al seguito di Papa Wemba, impegnato all’epoca in un tour internazionale. Ha avuto un’infanzia precaria, fra case occupate, il rischio dell’espulsione e uno zio che metteva la coca nello yogurt alla fragola, il preferito del piccolo Djuna. «Quando sei un immigrato», spiega, «cresci più velocemente degli altri bambini. I tuoi compagni francesi hanno 6 anni e tu è come se ne avessi 8 perché hai fatto molte più esperienze, hai molta più coscienza delle cose. E oggi questa durezza la senti nei suoni drammatici e cupi della mia musica». Sulla soglia dei 30 anni, Gims si sente «per il 50% francese e per il 50% africano e lo dico senza alcun complesso d’inferiorità, senza problemi». La cittadinanza francese, però, non l’ha mai presa. Una volta ci ha provato, ma si è indispettito per le domande che gli hanno posto. «Ora che viaggio per lavoro e mi tocca chiedere un visto dietro l’altro forse la richiederò». L’orgoglio delle radici gli è rimasto e afferma che «ho più successo nei paesi francofoni dell’Africa che in Europa» e tutto dipende dalla definizione di successo giacché il suo primo disco solista Subliminal in Francia è doppio platino e quello nuovo, che in Italia esce oggi ma lì è fuori da fine agosto 2015, è ben avviato. «A settembre farò un tour in Africa», promette, «anche se lì non esiste un mercato discografico».

Nel 2004, quando l’adolescenza caotica rischiava di travolgerlo, Gims s’è convertito all’Islam. Dice che «musica e religione sono due cose ben distinte. E poi quando canti fai l’attore e puoi interpretare ruoli che non ti rispecchiano». Di sicuro non disdegna i simboli del benessere occidentale come l’orologio Richard Mille che ha al polso e a cui dedica una canzone, lato pillola rossa. In Melynda Gates cita la moglie di Bill Gates (aggiungendo una y al nome) perché «fa cose importanti restando nell’ombra», ma a lui l’ombra non piace granché. In un altro pezzo intitolato Longue vie rappa sul «diventare ricco come Vivendi», il colosso francese delle comunicazioni e dell’intrattenimento. Un’altra canzone è intitolata Angelina come la borghesissima sala da tè parigina da cui sono transitati Proust e Coco Chanel, famosa per il Mont-Blanc e per i dolci venduti come capi alla moda in collezioni tipo autunno-inverno. Lo stesso Gims ha il suo marchio d’abbigliamento chiamato Vortex. «Ho un ottimo rapporto con la ricchezza», dice dietro gli occhiali da sole. Cita come fonte d’ispirazione il pugile americano Floyd Mayweather, titolo di un’altra canzone, ed è chiaro il motivo: «Non ha mai perso un combattimento, e io pure».

 

 

Pubblicato originariamente su Rockol

Annunci

Categorie:Articoli

Con tag:,,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...