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Beyoncé, la salvezza passa per il capitalismo nero

Beyonce FormationLa rivalsa verso una società ingiusta, razzista e sessista passa attraverso la rivendicazione della propria identità e l’accumulazione di denaro. È il messaggio chiave di Formation, la canzone che Beyoncé ha pubblicato a sorpresa sabato sera. È l’argomento musicale più discusso del momento. Perché c’è un video strepitoso che cala la canzone nel contesto di New Orleans post Katrina. Perché quello stesso video lega il pezzo a #blacklivesmatter. Perché di mezzo c’è una rappresentazione razziale forte e inconsueta. Perché la canzone è stata eseguita domenica sul campo di gioco del Super Bowl. Perché in mezzo a tanti pezzi pop vacui, questo è piena di riferimenti e versi citabili. Perché è Beyoncé.

Ho provato a guardare i cinque minuti del video di Formation a volume azzerato. Dentro c’è il dramma di New Orleans sommersa dalle acque. C’è tanta vecchia America, fra costumi d’epoca rimaneggiati e ville antebellum. C’è il sud degli Stati Uniti, luogo geografico e dell’immaginario. Ci sono corpi in movimento, in libertà. C’è una cantante che guida una schiera di ballerine perfettamente allineate, la formation del titolo, metafora di unità all’interno della comunità afroamericane, un’unione talmente potente da fare alzare le mani a una schiera di poliziotti in segno di arresa. Ci sono pettinature afro, da quelle dei cestisti a quella della figlia Blue Ivy. C’è una scritta sul muro che dice «Smettetela di ammazzarci». Alla fine c’è una macchina del New Orleans Police Department che il corpo della pop star spinge sottacqua. E tutti questi elementi sono fusi in modo seducente e potente, e fanno di Formation il pezzo più politico e calato nel suo tempo mai interpretato da Beyoncé.

Poi ho provato ad ascoltare la canzone senza guardare il video, un esercizio forse discutibile in un’epoca in cui YouTube è il principale fornitore di musica al mondo. È tutta un’altra storia. È vero che il pezzo inizia con la voce di Messy Mya che chiede «Che cosa è accaduto a New Orleans?», ma il ritmo trap-pop di Formation è la base su cui Beyoncé se la prende con gli hater che la vogliono affiliata agli Illuminati o con i paparazzi che incita a mo’ di sfida a fotografarla «imprudente, nel mio vestito di Givenchy». Eccola, nel testo, tenere al guinzaglio Jay-Z, e se lui «mi scopa per bene» lo porta a mangiare da Red Lobster o a comprare un paio di sneaker nuove in un centro commerciale – in elicottero, ovviamente. È vero che ci sono due passaggi in cui esprime l’orgoglio per essere un’afroamericana del sud – nel più efficace si dice figlia dell’incrocio fra «negro» e «Creole» essendo il padre dell’Alabama e la madre della Louisiana – ma fanno molto meno effetto se le parole non sono accompagnate dalle immagini del video. Il sentore di profondo sud svapora e lascia il posto a una fragranza griffata.

«I’m a star cause I slay», è la formula magica della canzone, che significa all’incirca «Sono una star perché ho successo, perché sono una dominatrice». Ecco, «to slay» è il verbo più importante di Formation, persino del titolo che lancia un punto di vista comunitario sulla faccenda. «To slay» è il cardine della mitologia di Beyoncé. «Sogno una cosa e lavoro duro finché non è mia», canta la pop star indicando il percorso da seguire, sottolineando la capacità di agire nel mondo e prendere quel che vuole. Il segno evidente della dominazione sono i soldi: «Potrei essere una Bill Gates nera», dice e non si capisce se è per il patrimonio o per la filantropia o per entrambe le cose, per poi mettere in chiaro che «la migliore vendetta è la grana che hai fatto».

Il vanto spaccone della propria potenza e ricchezza è l’elemento centrale della canzone, ma il modo in cui è stata presentata in video lo salda alla rivendicazione della propria identità sudista e lo pone su uno sfondo sociale più ampio. Tenendosi lontana dall’esposizione didascalica dei temi socio-politici e fondendoli con il proprio immaginario, fino all’azzardo di far vestire le ballerine del Super Bowl come una versione sexy delle Black Panthers, Beyoncé ostenta il proprio esempio virtuoso di donna e imprenditrice afro-americana. La canzone è stata diffusa attraverso Tidal, il sito fondato dal marito Jay-Z di cui lei è comproprietaria: essa rappresenta e al tempo stesso agisce la volontà di potere sul mercato. E insomma, sembra dirci Beyoncé, se New Orleans è la domanda, il capitalismo nero è la risposta.

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