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Droni! Palchi rotanti! Schermi trasparenti! Muse in concerto

Muse aperturaE così, rincorrendo l’idea di spettacolarizzare i temi del controllo e della paranoia, i Muse sono arrivati al loro concerto più elaborato di sempre, 115 minuti di bombardamento sonoro e visivo che gira attorno ai binomi individuo vs società, sorveglianza vs libertà, umanità vs tecnologia. Privo dello sviluppo frontale del 99% dei concerti rock, il Drones World Tour mira ad immergere lo spettatore in un ambiente condiviso fatto di musica, immagini, luci, oggetti. La band inglese suona quasi sempre al massimo: dell’enfasi, del volume, delle distorsioni, dei timbri. È un sovraccarico sonoro fenomenale. I Muse evocano le angosce striscianti di questi tempi usando toni epici e melodrammatici, creando uno stato di eccitazione permanente e un’atmosfera d’isteria collettiva. È il trionfo di un’idea di rock popolare e progressista. Ce n’est pas que le début: i Muse hanno fatto segnare altri cinque sold out al Forum per altrettanti concerti previsti nel giro di una settimana, un fatto più unico che raro per una band internazionale in Italia, ma non un’anomalia per un calendario di concerti europei che prevede cinque date alla capientissima O2 di Londra, quattro al Palais 12 di Bruxelles, sei alla Bercy Arena di Parigi.

Musicisti che danno l’impressione di essere controllati come marionette, droni che volano in aria (per niente minacciosi e somiglianti a palle colorate, però), veli trasparenti usati come schermi dalla presenza impalpabile, un palco dai profili illuminati tipo Tron: il Drones World Tour è magniloquente e spettacolare. Fa di tutto per colpire, e ci riesce. I musicisti stanno su un cerchio posto al centro del palazzetto, con due grandi passerelle che s’allungano ai lati fino a culminare in due palchetti sopraelevati. Al centro stanno fissi il batterista Dominic Howard e in una nicchia il tastierista e occasionalmente chitarrista aggiunto Morgan Nicholls, mentre il cantante e chitarrista Matt Bellamy e il bassista Chris Wolstenholme girano di continuo. Il palco ruota in entrambi i sensi ed è sovrastato dall’amplificazione appesa e da una struttura circolare usata come schermo a 360°. Sopra le teste di chi sta in platea stanno le impalcature dove sono alloggiati i droni. Le luci sono sparate dal basso verso l’alto e viceversa. L’effetto è impressionante e peccato che nella prima parte il suono sia impastato, le parole cantate da Bellamy incomprensibili.

Quando arriva Dead Inside scendono sulle passerelle teli trasparenti che fungono da ulteriori schermi. Su uno dei due palchetti compare occasionalmente un pianoforte su cui mette le mani Bellamy, ma questo è un concerto decisamente chitarristico, col suono sempre tirato al massimo, col basso di Wolstenholme che aggiunge distorsioni alle distorsioni. Durante The Handler i teli servono a creare l’impressione che bassista e chitarrista siano marionette manovrate da enormi mani. Ogni pezzo è accolto da un boato sempre più forte: prima Supermassive Black Hole, poi Starlight durante la quale compaiono enormi palloni bianchi che rimbalzano sulle teste del pubblico per poi esplodere in un tripudio di coriandoli, e ancora Hysteria con quel «I want it now» accompagnato da un coro impressionante. La musica ha una precisione muscolare e meccanica, ha l’impatto feroce dell’hard rock e la magniloquenza del prog in versione compact. Citazioni e soprattutto influenze si sprecano, dai Queen ai Led Zeppelin, da Jimi Hendrix a Morricone. I Muse suonano, eccome, e nonostante la rappresentazione scenica il focus è sulla musica: il pubblico conosce e aspetta gli sviluppi delle canzoni, i riff, i cambi di tempo, i cori iconici.

Il celebre discorso di John F. Kennedy del 1961 al Waldorf-Astoria di New York sulla monolitica e spietata cospirazione comunista apre l’ultima parte del concerto che in un crescendo porta da Time Is Running Out e Uprising, le più cantate della serata, fino alla suite The Globalist. Il gruppo la suona dietro a un velo calato sul palco centrale e un altro drone, una sorta di aereo spia a pilotaggio remoto e questo sì inquietante, vola minacciosamente per il Forum. I bis iniziano subito e nel corso di Mercy cannoni sparano coriandoli nell’aria del Forum in un’atmosfera festosa. Perché anche quando suona in modo duro, facendo vibrare l’aria con riff e staccati mostruosi, anche quando canta di guerra e controllo, la band non porta il pubblico in un luogo oscuro e pauroso, ma lo guida in una chiassosa celebrazione.

 

Pubblicato originariamente su Rockol

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