Articoli

Richard Ashcroft, il trovatore in crisi

richard ashcroftL’indizio sta in copertina. Il tizio con gli occhiali scuri e il completo con panciotto color carta da zucchero regge una chitarra acustica e mette su una faccia scura che neanche Nick Cave. Ma ha i capelli rasati come un soldato e al collo è appesa una maschera antigas. Il nuovo album di Richard Ashcroft, il primo a suo nome da Keys to the World del 2006, si presta a due livelli di lettura: c’è la raccolta di canzoni amabili, ma prevedibili, il pop lievemente fuori moda, ma rassicurante per chi tanto ha amato i Verve; e c’è il disco del «moderno trovatore» che mette sul tavolo riflessioni sulla società «malata, nichilista e votata alla guerra» in cui viviamo. Chi ama il linguaggio di Ashcroft, le sue ballate, il colore della sua voce, quel tono insieme appassionato e scostante troverà una conferma del suo talento e farà un tuffo indietro negli anni ’90. Gli altri passino oltre: non ci sono grandi rivelazioni, qua dentro.

E dunque Richard Ashcroft è tornato dopo dieci anni, anche se di mezzo c’è stato l’album a nome RPA & The United Nations of Sound, non esattamente un trionfo artistico. A dirla tutta sono tornati in due. C’è il cantautore che offre una sintesi scontata, ma efficace del suo stile, e c’è il poppettaro che si mette in testa di vestire le canzoni con arrangiamenti elettronici come se la cosa rappresentasse un segno di modernità. «È insieme vecchio e nuovo», dice lui. Sarà, ma il nuovo, dove c’è il tocco di Mirwais, già collaboratore di Madonna ai tempi di American Life, è figlio di un gusto decisamente sorpassato. Le orchestrazioni del vecchio collaboratore Wil Malone danno carattere all’album, ma in alcuni casi sono abbinate a suoni di sintetizzatori Linn e Oberheim e drum machine Tempest che paiono inseriti in modo forzato, creando un contrasto kitsch. Avviene ad esempio nell’iniziale Out of My Body dove appare la frase-manifesto del disco, «libero dal controllo, come piace a me».

These People non è un brutto disco. Solo, non ha momenti d’ispirazione folgorante. È stato assemblato nello studio casalingo del cantautore nell’arco di sei anni. Non è venuto fuori un kolossal, ma un riassunto del songwriting dell’inglese con qualche occasionale caduta di tono – comunque meglio di United Nations of Sound, sia chiaro. Ashcroft sa ancora scrivere buone canzoni come il pop sottilmente melodrammatico di This Is How It Feels o They Don’t Own Me col suo impasto di archi e chitarre. Ma per una ballatona elettro-acustica come Picture of You o These People («Questa gente è stata mandata per metterci alla prova, per incasinarci la mente, ma noi, baby, siamo più forti, so che possiamo sopravvivere») c’è una Hold On che sarà pure un invito a non mollare scritto pensando ai ragazzi della primavera araba, ma ha un’introduzione col vocoder über kitsch, un beat scontato e un ritornello da pop di seconda fascia, e poco può l’arrangiamento fantasioso di Malone.

«Tutti hanno bisogno di qualcuno a cui far del male», canta Ashcroft in un pezzo altrimenti piatto intitolato Everybody Needs Somebody to Hurt, un bel ribaltamento del celebre «Tutti hanno bisogno di qualcuno da amare» dei Blues Brothers. Ci si ritrova a desiderare una scossa, uno scarto di lato, un’intuizione geniale. Non arriva e alla fine ci si rifugia nel già sentito e lì si trovano i pezzi migliori come Black Lines, che è ispirata alla morte di un amico, forse il suo manager Jazz Summers. La canzone appartiene alla stessa razza di The Drugs Don’t Work, uno dei classici dei Verve, e la cosa la dice lunga sul livello di audacia di These People. Ora Ashcroft se ne va in giro dicendo che «questo disco contiene momenti esaltanti» (Guardian) e «mi sento ancora il numero uno, è come se fossi rinato» (NME). La sprezzatura è quella di un tempo, puro brit pop anni ’90. Ma all’epoca Ashcroft aveva una visione musicale lucida, che è una delle cose che gli mancano oggi.

 

 

Pubblicato originariamente su Rockol

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...