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Per salvare il rock arrivano i vecchi del rock

Springsteen liveSarà l’effetto di un semestre di lutto per le morti di David Bowie, Glenn Frey, George Martin, Keith Emerson, Prince. Sarà la suggestione provocata dall’aria da fine epoca che tira nel rock. Fatto sta che i palchi italiani dell’estate 2016 ci sembrano pieni più che mai di over 60, spesso over 70. E in ottima forma, pure. Magari incapaci di dire qualcosa di nuovo, però bravissimi a riciclare formule messe a punto in altre epoche e rimaste a volte insuperate. Non è un Paese per giovani quello su cui convergono Sting, Robert Plant, Joan Baez, Santana, Steve Hackett, Deep Purple, Rick Wakeman, Graham Nash, Kraftwerk e decine d’altri musicisti in età pensionabile come Van Morrison & Tom Jones, 146 anni in una sola serata. O forse è un Paese per giovani, perché anche i ventenni hanno voglia e diritto di vedere un mito da vicino prima dell’uscita di scena. È il tempo dell’ora o mai più.

Da quando l’età media di musicisti e spettatori s’è alzata sensibilmente, il rock ha esaurito la sua funzione generazionale ed è diventato intrattenimento per famiglie, spettacolo inclusivo, desessualizzato, privo d’ogni pericolo. La generazione che non molla sa che il passato è un tesoretto e che per farlo fruttare bisogna farsi carico delle aspettative di noialtri paganti. Mettersi al servizio del pubblico è diventata una missione per Bruce Springsteen che in concerto accetta richieste, fa cantare i bambini e ballare le nonne in una grande celebrazione intergenerazionale. È un capopopolo formidabile, solo che a forza di assecondare le richieste del pubblico rischia di solleticarne gli istinti da federconsumatore che paga ed esige tutela persino dalle scalette sgradite. Questa volta Springsteen celebra a Milano e Roma l’album del 1980 The River, ma è una scusa per mettere in scena un’altra gioiosa conversazione con il pubblico, e del resto quasi tutti i grandi vecchi del rock hanno smesso di girare il mondo per promuovere dischi. Il brand basta e avanza.

David Gilmour ne ha due, persino: il suo e quello dei Pink Floyd. L’evento più atteso da chi è a caccia di suggestioni e magari vide nei cinema d’essai Live at Pompeii è il suo ritorno all’anfiteatro romano per due date. Gilmour, che completa il tour delle antiche beltà italiche con concerti all’Arena di Verona e al Circo Massimo, è il primo musicista rock a suonarci alla presenza del pubblico, e precede Elton John di pochi giorni. È una faccenda complicata: un anno di lavoro; costruzione delle infrastrutture con uso di georadar al via due settimane prima del concerto; capienza ridotta a 3200 persone; 8% dell’incasso lordo alla Soprintendenza; controlli di sicurezza rafforzati; troupe per le riprese di un dvd. Il 60% dei tagliandi è stato comprato all’estero, i posti unici in piedi erano venduti a 345 euro (ora a 800, 1000, persino 2000 euro nel circuito del secondary ticketing). L’organizzatore assicura che a Pompei con quel prezzo si va in perdita e che il chitarrista ha ridimensionato il cachet pur di entrare nuovamente nella storia.

Cinquant’anni fa nessuno poneva il problema della longevità del rock. Quando Pete Townshend scrisse «spero di morire prima di diventare vecchio» non pensava di ritrovarsi un giorno a giustificare la sua uscita giovanile. Proprio i suoi Who chiuderanno idealmente la stagione dei concerti estivi italiani in settembre, quando la musica tornerà nei palazzi dello sport. A quel punto la cultura pop globale sarà in fibrillazione per il Desert Trip, due weekend di ottobre a Indio, California con sei pesi massimi del rock che fu, abbinati a coppie: Rolling Stones & Bob Dylan, Paul McCartney & Neil Young, Roger Waters & The Who. C’è già tutta una mitologia attorno all’evento, neanche fosse l’ultima fiammata di quei musicisti prima del pensionamento. Il rock over 70 non finirà dopo il viaggio nel deserto. Continuerà a farsi amare e detestare, per poi svanire lentamente, altro che «burn out» invocato da Kurt Cobain via Neil Young. Mai prendere alla lettera gli artisti: tu muori suicida a 27 anni, loro a 70 girano l’Italia accompagnati dai figli di Willie Nelson.

 

Pubblicato originariamente su IL

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