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Queen (quasi) dal vivo alla BBC

queen-1973È una specie di epifania. È il momento in cui, secondo Brian May, i Queen trovano sé stessi. Negli studi londinesi della BBC, il quartetto inglese presenta nel febbraio 1973 una delle sue prime composizioni, l’epica fantasy My Fairy King frutto della fervida immaginazione di Freddie Mercury. «Per la prima volta» scrive May «vedemmo Freddie lavorare al massimo delle sue capacità». Oggi quell’esecuzione di My Fairy King, la prima in assoluto ad essere trasmessa da una radio, apre On Air, album doppio – sestuplo nella Collector’s Edition, triplo in vinile – che contiene le esibizioni dei Queen alla BBC. Realizzate tra il febbraio 1973 e l’ottobre 1977, quelle sei session radiofoniche sono un ibrido fra registrazioni in studio ed esecuzioni dal vivo, presentano sovraincisioni e tracce preregistrate, fotografano l’evoluzione costante di una band che proprio in quel periodo trova la sua personalità e ottiene un successo clamoroso.

I piani per la pubblicazione delle BBB session dei Queen risalgono a un quarto di secolo fa. Nel 1989 venne pubblicato Queen at the Beeb, due facciate con brani dalle session del 5 febbraio 1973, tra cui la stessa My Fairy King, e del 3 dicembre dello stesso anno. Ma al di là del mercato dei bootleg, la discografia ufficiale della band non offriva uno sguardo completo alle performance radiofoniche di quello che molti considerano il periodo migliore dei Queen: la nascita di uno stile, il suo consolidamento, la messa a punto di un sound unico, l’esplosione creativa. I Queen che entrano al Langham 1 Studio nel febbraio 1973 suonano da un paio d’anni, ma non hanno ancora messo a fuoco la personalità esplosiva che li caratterizzerà. Quattro canzoni sono registrate per Sound of the 70s di John Peel con un contratto discografico in tasca, ma nessun album nei negozi. C’è già un’idea di sound elettrico eccitante, incalzante, attraversato da parti vocali stratificate, registrate in fase di post produzione – si ascolti Keep Yourself Alive, che sarà il primo 45 giri della formazione. È un punto importante: non si tratta di esecuzioni live. Come ha spiegato Brian May a Record Collector quindici anni fa, «partivamo dalle basi, cui stavamo lavorando per le versioni dell’album, e sovraincidevamo le parti vocali, una chitarra qui, altre cose là. Quel che ascoltate è perciò una miscela di materiale registrato ai Trident Studios e parti incise in gran fretta negli studi della BBC».

Dalla seconda session che ebbe luogo il 25 luglio 1973 See What a Fool I’ve Been dimostra quanto i gruppi dell’epoca dovessero al rock-blues e quanto i Queen in particolare avessero studiato la lezione dei Led Zeppelin (la versione in studio finì come retro del singolo di Seven Seas of Rhye). La canzone è attribuita a Brian May, ma è evidentemente ispirata a That’s How I Feel di Sonny Terry & Brownie McGhee. I Queen tornarono negli studi della BBC a fine anno, il 3 dicembre. Di quella session sono qui presenti quattro canzoni, che vanno a completare il primo CD di On Air. Il gruppo aveva nel frattempo registrato ma non ancora pubblicato il secondo album, da cui estrae Ogre Battle. La band concepisce le canzoni come tour de force, le parti vocali hanno più carattere. I Queen sono una band affamata di musica, ma il meglio deve ancora venire.

La quarta session ha luogo sempre al Langham 1 il 3 aprile 1974. Delle quattro canzoni eseguite, On Air ne offre tre, lasciando fuori March of the Black Queen. Trasmessa dodici giorni, la session offre una versione più lenta di Modern Times Rock’n’Roll, con la voce arrochita di Roger Taylor in primo piano, e due pezzi dal secondo album che a quel punto era già stato pubblicato, il magnifico minuto e mezzo di Nevermore e White Queen (As It Began), con Mercury che si accompagna al pianoforte e tira fuori la sua personalità di performer. Si cambia scenario per la session successiva, del 16 ottobre 1974: perché avviene al Maida Vale Studio 4 e perché nel frattempo i Queen hanno inciso Sheer Heart Attack, da cui prendono quattro pezzi che resteranno inediti per alcune settimane, fra cui l’appariscente teatro musicale di Now I’m Here.

La sesta e ultima session ha luogo tre anni dopo, il 28 ottobre 1977 al Maida Vale Studio 4, una seduta-fiume che dura qualcosa come dodici ore. Nel frattempo sono usciti i classicissimi A Night at the Opera e A day at the Races. Purtroppo non ce n’è traccia perché quel 28 ottobre arriva nei negozi News of the World e la session finisce per essere interamente incentrata su quel 33 giri a partire da We Will Rock You. La base sembra quella della versione in studio, poi accade qualcosa d’inatteso: il pezzo si ferma e si ascolta una voce femminile recitare un passo del Siddhartha di Herman Hesse. Il gruppo aveva sentito casualmente il frammento nei nastri della BBC riciclati per la loro session e decise di tenerlo. Il pezzo riprende poi in versione veloce. È un gruppo molto diverso da quello ascoltato nelle sessioni precedenti: più navigato e diretto, più sfrontato e meno naif. In grado, anche, di fornire versioni che differiscono da quelle registrare in studio. Per non dire di Freddie Mercury, performer cresciuto, più autorevole, dall’indole melodrammatica più accentuata.

La Collector’s Edition del disco contiene altri quattro dischi. Il primo contiene registrazioni dal vivo effettuate in tre occasioni, la prima a Londra il 13 settembre 1973, il loro primo show trasmesso dalla radio, all’interno del programma In Concert; il famoso show allo stadio di San Paolo in Brasile del 20 marzo 1981, di fronte a qualcosa come 130 mila persone; il concerto a Mannheim in Germania, il 21 giugno 1986, agli sgoccioli della loro carriera concertistica. Altri tre CD, per un totale di oltre tre ore, contengono interviste radiofoniche per BBC e Capital Radio realizzate tra il 1976 e il 1992. L’edizione deluxe contiene anche un libretto con un testo dell’archivista della band Greg Brooks. Il produttore di BBC Radio 1 Bernie Andrews ricorda la prima volta in cui gli fecero ascoltare la musica del gruppo. «Sono grandi, ma mica posso trasmettere una band chiamata Queen». E invece sì, poteva.

 

 

 

Pubblicato originariamente su Rockol

 

 

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