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La Rete piange X

la-rete-piange-xPreparatevi: sarà l’anno della morte di X. Nel 2017 il mondo della musica piangerà la scomparsa di uno dei suoi figli più cari. «Uno dei pochi casi in cui non è esagerato parlare di mito», diranno i tiggì. Le gallery solitamente dedicate ad animali pucciosi e oops birichini mostreranno foto d’epoca tratte da altri siti, ma accompagnate dall’avviso «riproduzione riservata». La perdita scatenerà la macabra contabilità delle morti celebri: non avendone a sufficienza nel 2017, si sommeranno quelle del 2016. I giornali titoleranno «La Rete piange X», una singola canzone sarà eletta a furor di media simbolo dell’esistenza del cantante e riproposta con odiosa frequenza. Nelle ore immediatamente successive alla notizia, freelance sottopagati scriveranno instant book assumendo dosi micidiali di Adderall procurate da amici gamer. Amazon abbinerà all’ultimo album di X l’etichetta arancione «Più venduto», un comunicato stampa ci informerà dell’incremento degli ascolti su Spotify pari al 2000%.

Le timeline di Twitter e Facebook saranno campi di battaglia disseminati da emoji frignanti. In compenso, migliaia di like e commenti tipo «92 minuti di applausi (cit)» accompagneranno i post di chi farà notare che «prima o poi si crepa tutti quanti». A quel punto, ci si guarderà con sospetto tenendosi stretto il proprio lutto come profughi avvinghiati agli aiuti alimentari. Ricordi mesti oppure accorati saranno accompagnati dai rimbrotti delle squadracce del cordoglio che smaschereranno l’altrui malafede con commenti tipo «Ieri tutti costituzionalisti e oggi tutti fan di X, eh?». Peggio andrà alla pop star italiana Z che esprimerà il dispiacere per l’eccellente dipartita ricevendo in cambio il vivido invito a «chiudere quel cesso di bocca». Quattro diverse risposte taglienti al tweet dell’odiato politico saranno celebrate come #winneroftheday. I fortunati che l’hanno incontrato staccheranno dalle cornici del tinello la foto scattata con X e la posteranno millantando un’inesistente famigliarità. In un ultimo, disperato tentativo di impressionare stagiste con la metà dei suoi anni, il vecchio giornalista musicale farà intendere d’averci vissuto assieme avventure assai scapigliate, trattandosi invece d’incontro fugace in coda a conferenza stampa sovraffollata.

Alcuni, per distinguersi dalla massa, si lanceranno in analisi di una certa canzone che costituirebbe a loro dire la più convincente «teoria del tutto» mai elaborata da essere umano. Altri descriveranno la sua musica usando la parola Bellezza, con la B rigorosamente maiuscola. I più introversi e gelosi si limiteranno a un laconico «voi non avete mai capito la sua arte». Pur avendo condotto un’esistenza non irreprensibile, X sarà salutato nel suo ultimo viaggio da un tweet del Cardinale. Qualcuno posterà stancamente, quasi per dovere, il meme raffigurante il rocker Y. Il viso di quest’ultimo, noto per l’amichevole frequentazione con spacciatori d’ogni risma, sarà accompagnato dalla scritta «E anche quest’anno muoiono gli altri». Poi in qualche stadio italiano un arbitro concederà un rigore dubbio e tutto tornerà come prima.

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