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I Baustelle ballano con Amanda Lear

amanda-learAmanda Lear, che bel modo di iniziare l’anno nuovo. Una cosa battiatesca, di quando Battiato faceva supercanzonette pop, epoca suppergiù La voce del padrone. Una canzone su un amore finito e sulla nostalgia. Un amore Radio Nostalgia. Un pezzo dove lei, certa che nulla dura e quindi chissenefrega, viene beccata a «vomitare gli occhi e l’anima a un concerto rock, abbracciata a una testa di cazzo, un regista, un coreografo, o che ne so». Di conseguenza, lui finisce «all’uscita posteriore di un concerto rock pomiciare una troietta qualunque, una tizia, una pittrice, ma che ne so». Un tributo indiretto ad Amanda Lear, anche, con strofa e ponte slanciati sul ritornello da luci stroboscopiche. La scrittura frammentata procede per flash e libere associazioni. Da un «amore atomico» si passa ad «Enola Gay» e data la festa di synth pop uno pensa agli Orchestral Manoeuvres in the Dark. Si balla sulla caducità nostra, dei nostri amori, delle nostre passioni pop. Niente dura per sempre, figurati la musica.

 

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