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Roba da matti: il teatro folk di Aldous Harding

È uno sguardo indagatore o minaccioso, quello? E da dove tira fuori quella voce? Vestita completamente di bianco, con in braccio una chitarra dello stesso colore, Aldous Harding riesce a sedurti e a metterti a disagio nella stessa canzone. Canta benissimo, ha una presenza magnetica. Prima di emetterla, sembra soppesare ogni nota, ogni parola. Accompagnata da un tastierista, Harding scruta il pubblico. Fa facce strane, digrigna i denti come un hooligan pronto a rissa, cambia espressione repentinamente, si muove come una marionetta, un po’ Vashti (Bunyan), un po’ Edith (Piaf), un po’ Kate (Bush) e un po’ Alex (quello di Arancia meccanica). Il suo piccolo showcase (al Gattò di Milano il 19 aprile) seduce e inquieta. Quando esegue la prima canzone, che s’intitola Party come il suo prossimo album, intona la frase-chiave «If there is a party will you wait for me?» trasformando il canto in un lamento acuto che ha qualcosa di follemente intenso. Nel giro di pochi minuti, ti ricorda che cosa dovrebbe significare cantare, nel 2017.

C’è una vena di follia teatralizzata nel personaggio che la folksinger neozelandese porta sul palco. È tanto intensa quanto ambigua. C’è dell’ironia, ma è come sottesa. Incute timore e fa sorridere allo stesso tempo. Espone la propria fragilità trasformandola in un ghigno da posseduta. Provateci voi, cantando come fa lei e senza sembrare degli stupidi. Nell’esecuzione, le canzoni svelano una nuova natura nei movimenti semplici del corpo che sembra scosso da una strana energia, nelle espressioni insane del viso, nell’emissione del suono. Horizon, uno dei pezzi migliori di Party, diventa una piccola pièce teatrale che viene talmente applaudita da “costringerla” a cantare un bis non previsto. Fra tutte le canzoni, sceglie «la mia preferita di tutti i tempi». Ovviamente si tratta di un grande successo, ma di un peso poco noto di Paul McCartney, Single Pigeon, periodo Red Rose Speedway. L’album di Aldous Harding esce per l’etichetta 4AD il 19 maggio, è prodotto da John Parish. Lei in sarà all’Ypsigrock, all’Hana-Bi, al Magnolia. Io ve l’ho detto.

 

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