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Canzone folk e musica scritta: si può fare

L’incrocio fra canzone popular e musica classica a quanto pare non ci va giù. Progetti traballanti dal punto di vista artistico, ma solidi da quello economico hanno sporcato la parola crossover. E mischiare l’una e l’altra cosa non sembra cool. O forse dovremmo cambiare la nostra definizione di coolness. Partendo da questo disco, ad esempio, dove le Staves, trio folk delle sorelle Staveley-Taylor, inglesi, voci limpide e magnificamente intonate, un forte debito nei confronti del patrimonio britannico, incontra il gruppo da camera newyorchese yMusic, audaci pontieri fra ciò che è colto e ciò che non lo è – per dimostrare che è una distinzione esistente solo nella nostra immaginazione, sugli scaffali dei negozi di dischi, nelle playlist dei servizi di streaming. The Way Is Read è un disco di una bellezza antica e a suo modo modernissima, uno di quei casi in cui il crossover produce un risultato sorprendente.

Registrato nell’arco d’un solo giorno e pubblicato in digitale o in vinile, The Way Is Read ha la precisione e il rigore dell’opera colta e il trasporto emotivo della musica popolare, la profondità della musica contemporanea e la leggerezza del folk. È stato Justin Vernon (Bon Iver) a commissionare l’incontro in vista del festival Eaux Claires del 2016. La collaborazione, che era pensata per esaurirsi in quella sede, ha poi dato vita a un album in cui le anime degli ensemble – le voci e le chitarre acustiche delle une e gli strumenti degli altri: violino, viola, violoncello, clarinetto, flauto, tromba – si fondono alla perfezione. Traditional come Courting Is a Pleasure e nuove canzoni delle Staves incontrano rielaborazioni di composizioni presenti nel repertorio dei newyorchesi. L’effetto è magnifico. L’idea, ha spiegato Emily Staveley-Taylor, era usare le voci come strumenti ed è un approccio evidente in uno dei pezzi più avventurosi dell’album, Take Me Home, fra eccitati intrecci minimalisti e svolte drammatiche. Ma le Staves sanno anche interpretare canzoni belle e profonde nella loro limpida semplicità e lo dimostra Trouble on My Mind, scelta per lanciare il disco e fusa con una coda strumentale magnificamente impalpabile opera del compositore americano di origine brasiliana Marcos Balter.

L’altra idea dietro a The Way Is Read è la trasformazione dei traditional folk in quadri astratti, in cui le melodie intonate dalle sorelle sono accompagnate da pennellate strumentali quasi irreali, fra l’ambientale e il dissonante. Ed ecco che una sola viola o un flauto, col flebile accompagnamento di un violino, possono fermare il tempo. Si respira un’aria di libertà assoluta, quella stessa libertà che spesso rimpiangiamo parlando di musica rock. Le canzoni possono basarsi semplicemente sulle voci delle Staveley-Taylor oppure possono iniziare dopo una fantasmagoria di due minuti. Merito anche del talento dei musicisti di yMusic. Se apprezzate il cantautorato indie o certo rock di confine, avrete sicuramente letto i loro nomi da qualche parte, magari nei credits di Sufjan Stevens (di cui viene rifatta Year of the Dog), Dirty Projectors, Ben Folds, Antony & the Johnsons, Arcade Fire, National, lo stesso Bon Iver. Il loro approccio disinvolto alla musica colta si sposa alla perfezione con il gusto vocale delle sorelle Staveley-Taylor. Lo spirito del folk britannico incontra la coolness di un ensemble newyorchese: funziona meravigliosamente bene.

 

 

 

Pubblicato originariamente su Rockol

 

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