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Exposure, il grande esperimento di Esperanza Spalding

Il fonico passa in playback un breve passaggio vocale di Esperanza Spalding, una sorta di scat leggero e aereo, un’improvvisazione di pochi secondo di durata. Il chitarrista Matthew Stevens, il batterista Justin Tyson e il tastierista Ray Angry l’ascoltano più volte, riproducono le note improvvisate dalla cantante, stendono un accompagnamento. «Questo è un errore o è così volutamente?», chiede uno di loro. Esperanza Spalding non può rispondere. Non c’è, è l’una di notte, sta riposando in un’altra stanza dello studio. In quel momento, sono passate diciassette ore da quando l’artista americana ha lanciato la sua ultima sfida, anzitutto a sé stessa: ideare, scrivere, registrare e produrre un album composto da dieci canzoni in una session di 77 ore trasmessa in diretta su Facebook e poi pubblicarlo in 7777 copie firmate e numerate.

Entrare in sala d’incisione senza musiche, né testi pronti significa, per l’artista americana, mettere alla prova l’idea secondo cui la musica si presenta al massimo livello nel momento in cui viene creata. Raccogliere la sfida della “pagina bianca” – e non è solo una metafora, in sala c’è un foglio enorme pronto a raccogliere testi che Spalding scrive e che alla fine sarà tagliato in 7777 pezzi, ognuno dei quali incluso in una copia del disco – vuol dire creare un’esperienza unica e irripetibile. È un processo lento, eppure eccitante, con i musicisti che scompongono le parti cantate interpretandone il senso ritmico e armonico. «È troppo audace una cosa così?», chiede il tastierista mentre suona un accordo dissonante. «Ma è in sette o in otto?», domanda il fonico. Spalding si muove freneticamente fra le sale dello studio, scrive incessantemente, riascolta le tracce in playback con un orecchio straordinario, arrangia le canzoni con una prontezza fuori dal comune, dirigendo la band da produttrice nata.

È il tipo d’esperimento che funziona solo quando sei una musicista straordinaria come Esperanza Spalding, ex ragazza prodigio che nel 2011 soffiò il Grammy come migliore nuova artista a Drake e Justin Bieber, oggi musicista intelligentemente a cavallo fra canzone rock e jazz, e pure insegnante ad Harvard e impegnata nella scrittura di un’opera con Wayne Shorter. Registrare un album in tre giorni non è una missione impossibile, ma utilizzare quello stesso tempo anche per scrivere musiche e testi partendo da zero e per arrangiarlo di fronte al mondo che ti guarda è una piccola impresa. Gran parte dei musicisti che lodiamo non ci riuscirebbero o produrrebbero un album modesto. Exposure, invece, è un gran bel disco. Un lavoro unico nel suo genere per come è stato realizzato, un souvenir formidabile per chi ha seguito le session, una disco fantasma per tutti gli altri perché è andato subito sold out e non è ascoltabile in streaming ad eccezione della app Oiid, che vende le canzoni scomponibili in tracce con vari annessi (testi, video, accordi, storia) a 3,49 dollari l’una.

Exposure è l’esatto opposto del precedente album di Spalding, lo straordinario Emily’s D+Evolution. Quello era elaborato concettualmente e arrangiato con cura maniacale, questo è decisamente più spontaneo e grezzo. Che poi grezzo, trattandosi di Esperanza e dei suoi musicisti, significa anche magnificamente pensato ed eseguito. Dal riff roboante di Swimming Toward the Black Dot allo spoken word di Double Jointed Canyon, il disco è sfaccettato e pieno di idee. C’è la semplice e magnifica frase di Mellotron di Heaven in Pennies, una delle composizioni meglio riuscite, con ospite il genietto della fusion fra urban e jazz Robert Glasper. Anche The Ways You Got the Love è una composizione deliziosa, meno intensa e più scanzonata, bel duetto col cantante e violinista Andrew Bird. I temi dei testi sono disparati, si va dalle molestie all’eredità del colonialismo.

Non tutte le idee musicali abbozzate da Spalding si sono trasformate in vere canzoni, ma anche quando i suoi vocalizzi rimangono tali, come in Public Trance It, il risultato è notevole. Un riff di pianoforte a cui l’artista ha lavorato con caparbietà s’è trasformato nello strumentale Geriment, mentre Coming to Life è diventata una cosa mistica e piena di soul interpretata dalla terza ospite del disco, Lalah Hathaway. Non tutti i pezzi sono memorabili dal punto di vita della scrittura, cosa del tutto comprensibile data la natura del progetto, ma ognuna di queste dieci canzoni trasmette un senso d’urgenza, ospita performance di primo livello, permette di seguire l’evoluzione del pensiero musicale fra jazz e canzone. In più c’è un secondo CD, Undeveloped, che contiene altre dieci idee nate nelle prove precedenti la diretta, queste sì sotto-sviluppate e di valore relativo.

Le prassi della musica pop-rock e l’ascolto di un numero spaventosamente alto di demo modesti inclusi negli ultimi vent’anni nelle ristampe di grandi dischi ci hanno insegnato che un musicista dà il meglio quando riesce a rifinire la sua arte. Il mondo dice a ognuno di noi che una persona dà il meglio quando non è sé stessa, che ciò che siamo non è sufficiente, che dobbiamo presentare agli altri solo la nostra parte migliore, come in un profilo Instagram pieno di pose apparentemente casual, un realtà studiatissime. Exposure suggerisce il contrario. È un’esperimento volto a dimostrare che c’è una forza unica e potente che si sprigiona nel momento stesso in cui avviene un atto creativo e una nuova verità si presenta al mondo.

Exposure sottende un’idea di autenticità. Se Esperanza Spalding avesse avuto più tempo per lavorarle e se le avesse rifinite in fase di post produzione, queste canzoni sarebbero state esteticamente migliori. La volontà di lasciarle così come sono nate sottende l’idea che la musica possa svincolarsi dall’abbraccio a volte soffocante di chi vorrebbe imporre suoni e collaborazioni per rendere i prodotti più vendibili – è successo a tutti, anche a quel fenomeno di Esperanza – e della tendenza a seguire sentieri già tracciati che a volte incanala la creatività. Il fatto che l’album non sia disponibile al pubblico generico è una scelta precisa frutto dello spirito dell’operazione, è l’affermazione dell’unicità di quel momento che si consumava nell’arco di 77 ore nel settembre 2017 e che andava colto al volo. Per la comunità riunitasi virtualmente durante le session di fronte a Facebook Live, Exposure è un disco memorabile, che ha ispirato molti a scrivere musica o imbracciare uno strumento. Chi c’era potrà dire: io questo disco l’ho visto nascere, loro erano a Los Angeles, io ero dall’altra parte del mondo, è stato incredibile.

 

 

Pubblicato originariamente su Rockol

 

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